VIDEO | Pisanti (min. Salute): “L’Italia è il primo paese europeo con un piano cronicità”

Cnop: "Il 35% dei malati cronici ha disturbi, con +2,8 miliardi di spesa per Ssn"
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ROMA – “L’Italia è il primo paese europeo ad aver scritto un Piano nazionale della cronicità (Pnc), recepito in Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016. Dodici Regioni lo hanno poi recepito formalmente con ulteriori atti e procedure regionali”. Lo fa sapere Paola Pisanti, esperta delle malattie croniche del Ministero della Salute, intervenendo alla giornata sulla cronicità del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi in corso a Roma. Formazione, interdisciplinarietà e crescita culturale sono al centro del Pnc.

“La persona con la malattia è il fulcro di questo progetto che ridisegna l’organizzazione sanitaria tracciata dalla legge 833. Tra gli obiettivi- rimarca Pisanti- quello di demedicalizzare la cura per la persona che convive con la patologia cronica, per permetterle di confrontarsi negli ambienti familiare, lavorativo, scolastico (se è nella fascia 0-18) e sociale, senza sentirsi discriminata dalla sua condizione”. Un percorso esistenziale, oltre che assistenziale, quello costruito insieme da Ministero della Salute, Agenas, società scientifiche e associazioni di pazienti. “Siamo entrati nell’intimo delle loro vite- ricorda l’esponente del ministero- abbiamo disegnato un progetto integrato e di vita per quanti si trovano a confrontarsi quotidianamente con una malattia che non guarisce”.

Il Pnc è partito da sette aree di patologia dell’età adulta e dell’età evolutiva, con un ritardo nella diagnosi rispetto alle linee guida e un peso forte sulla persona, sulla famiglia e sul servizio sanitario. “Tra queste ritroviamo il Parkinson, le malattie renali croniche e l’insufficienza renale, le malattie gastrointestinali, l’artrite reumatoide e tutta la parte endocrinologica e respiratoria. Ci siamo, inoltre, concentrati sulla fascia 0-18- continua Pisanti- per le malattie endocrinologiche, reumatiche e renali perché abbiamo considerato la Pediatria una parte particolare dell’impegno che il Sistema sanitario nazionale deve avere”.

“Nella diagnosi di patologia- aggiunge Pisanti- bisogna accompagnare la famiglia, quale attore principale nel seguire il ragazzo. Qui è molto forte tutta la componente esistenziale che riguarda la comunicazione alla diagnosi e il supporto alla famiglia. Sono presenti tutti gli aspetti legati alla quotidianità e, in particolare, l’inserimento dei bambini con malattia cronica a scuola. Lì- precisa il medico- vogliamo creare quella demedicalizzazione che non faccia sentire il bambino discriminato, ma uguale a tutti gli altri”. Ecco che ritorna la centralità del supporto psicologico alla persona, alla famiglia e agli operatori sanitari.

“È un elemento forte per accompagnare il paziente- aggiunge Pisanti- un accompagnamento che presenta una trasversalità dell’intervento, strutturandosi in cinque fasi: stratificazione della popolazione; promozione, prevenzione e diagnosi precoce; presa in carico, gestione e interventi personalizzati; follow-up; valutazione“.

Attualmente il Pnc è in fase di osservazione da parte del ministero. “È stata attivata una cabina di regia che dovrà monitorarlo. Ci siamo addentrati in tre survey su tre argomenti principali- specifica l’esperta- la stratificazione della popolazione, l’integrazione ospedale-territorio e i Ptda (Percorso diagnostico terapeutico assistenziale). Non basta un Ptda, ci vuole un Piano assistenziale individualizzato (Pai), che oltre alla malattia tenga conto delle determinanti socioambientali. La diagnosi avviene nella maggior parte dei casi 7 anni dopo i primi sintomi spia della patologia- denuncia il medico- occorre più tempestività e formazione. È previsto anche un ruolo più incisivo dei farmacisti, che entrano nel percorso per favorire l’aderenza e la persistenza alla terapia. È un novità- ricorda Pisanti- ieri è stato stilato un protocollo“. Il Pnc punta, inoltre, a favorire la domiciliarizzazione della cura e l’associazionismo. “È, infine, il primo documento che si occupa degli operatori sociosanitari perché una cattiva vita degli operatori si riflette sulla qualità e la bontà degli interventi- conclude Pisanti-che vanno dai servizi pediatrici a quelli dell’adulto”.

CNOP: 35% MALATI CRONICI HA DISTURBI, CON +2,8 MLD SPESA PER SSN

“Il 35% dei malati cronici ha un disturbo psicologico, che comporta un aumento dei costi di 3.500 euro a persona all’anno, ovvero 2,8 miliardi di euro se calcolati su tutta la popolazione di malati cronici”. A dirlo è David Lazzari, membro dell’Esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop), intervenendo al meeting sulla cronicità in corso a Roma. “La psicologia non è un costo che si aggiunge- continua Lazzari- ma si paga da sola. A livello internazionale è stato stimato che per ogni euro speso per un intervento di tipo psicologico, si ottengono risparmi almeno per 2.50 euro. Investire in questo settore è una scelta lungimirante e virtuosa, che migliora nei pazienti cronici la sopravvivenza dell’11% e l’outcome clinico del 39%”. In Italia ad avere una diagnosi di patologia cronica sono il 40% dei cittadini. Il 21% ha due diagnosi di patologia cronica, ma nel 41,5% dei casi sono in buona salute. Una condizione quindi abbastanza diffusa, che ha visto anche fiorire la letteratura scientifica al riguardo”.

“La promozione delle evidenze sul valore del lavoro degli psicologi è incrementata- precisa lo studioso- dal 1973 al 2018 le pubblicazioni scientifiche nel mondo sono passate da 275 a 45mila”. Questo perché le malattie croniche rappresentano una sfida per i sistemi sanitari: “Devono costruire un’alleanza terapeutica con il paziente, garantire un’aderenza terapeutica, tenere sotto controllo lo stress e il disagio psicologico, migliorare il decorso e le complicanze dovute alla condizione e mantenere a un buon livello il rapporto costi-benefici. Le evidenze dicono che il livello persona è quello fondamentale di analisi e azione- continua Lazzari- e che il ruolo dello psicologo aiuta in questo”.

Il Cnop punta, quindi, a contribuire a una rivoluzione culturale nel campo della cura, inserendo il ruolo dello psicologo nel Piano nazionale della cronicità (Pnc). “Un percorso di lavoro partito nel 2014 e proseguito fino ad oggi, con il protocollo Cnop-Regioni e i tavoli al ministero della Salute. La dimensione psichica è il modulatore del rapporto tra contesto e organismo. Se confrontiamo le persone che durante la loro infanzia hanno avuto situazioni inadeguate con quanti hanno avuto situazioni adeguate, notiamo che i fattori di rischio per i primi aumentano di 3 volte nella possibilità di soffrire di ansia e depressione, di oltre 5 volte di fare uso di droghe e alcol. Aumenta del 50% il rischio di sviluppare un diabete e raddoppia la possibilità di incorrere in malattie cardiovascolari e oncologiche”. A fronte di tutto questo, Lazzari rimarca che “gli interventi psicologici prevengono gli eventi cardiovascolari dal 40 al 45% nei pazienti trattati“.

Citando poi la Word mental health survey, aggiunge: “Un disturbo ansioso è un fattore di rischio per l’emersione di artrite, ipertensione, ictus, ulcera e così via. Una volta che la patologia cronica c’è- sottolinea- il 31% delle persone croniche presenta criteri clinici di diagnosi di depressione. Una incidenza di depressione che è doppia rispetto alla popolazione generale. Pensiamo che le compagnie assicurative statunitensi stimano un aumento medio annuale dal 40 al 140% dei costi. Aumenti dovuti a cure sanitarie e mediche, non psicologiche”.

Tutti questi pazienti sono poi trattati con psicofarmaci. Da uno studio su 522 trials e 116 mila persone “è emerso che l’effetto medio degli antidepressivi sulle persone è dello 0.3. Un effetto molto modesto e poco più efficace dei placebo. L’effetto della psicoterapia è invece dello 0.6, il doppio”, evidenzia Lazzari. In tema di antidepressivi, sono inoltre poco conosciuti gli effetti collaterali. “Il 56% delle persone che smettono di prendere gli antidepressivi ha effetti negativi importanti causati dall’astinenza”.

Quali terapie allora preferirebbero i pazienti? “Il 75% predilige i colloqui psicologici ai farmaci. Basti ricordare che nei soggetti diabetici la salute fisica è al primo posto delle preoccupazioni, seguita da quella psicologica. Gli interventi psicologici agiscono, inoltre, positivamente sulla dimensione somatica, sintomatica e il livello di adattamento anche dopo che sia finito il trattamento. Aiutano ad abbassare i livelli di ansia, la depressione e la mortalità cardiovascolare”.

Certo la psicologia non cura il cancro, ma ha una funzione importante anche nel decorso di questa patologia. “Dieci sedute di psicoterapia erogate a 200 donne con tumore al seno- conclude- Lazzari- hanno evidenziato una modifica di 91 geni con un’attivazione genica protettiva della persona e un abbassamento dell’infiammazione”. Il Cnop è sempre più attento alla ricerca e fornisce a tutti gli iscritti gratuitamente la banca dati Ebsco con 540 riviste scientifiche accessibili.

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7 Giugno 2019
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