Pestaggio del giornalista Origone a Genova, Viminale: “Non era riconoscibile”

Paita (Pd): “Da governo mancano scuse, silenzio assordante”
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GENOVA – “I cronisti presenti alle manifestazioni non recavano alcun segno che li rendesse riconoscibili come appartenenti ad organi di stampa, mentre fotografi e cineoperatori potevano essere individuabili per l’attrezzatura utilizzata”. Suona quasi come una giustificazione questo passaggio del sottosegretario agli Interni, Luigi Gaetti, stamattina alla Camera, rispondendo all’interpellanza urgente della deputata ligure del Pd, Raffaella Paita, sul pestaggio del giornalista di Repubblica, Stefano Origone, da parte delle forze dell’ordine, durante gli scontri in piazza Corvetto a Genova, lo scorso 23 maggio, in seguito al comizio elettorale di Casapound.

Dopo una lunga ricostruzione dei fatti, l’esponente del governo “nell’esprimere il rammarico per quanto accaduto” sottolinea che “le forze di polizia, nel loro quotidiano operato a presidio della legalità e delle libertà costituzionali, si pongono sempre in chiave ‘non antagonista’, ma di garanzia dei diritti di tutte le parti, comprese quelle che manifestano il dissenso. Ciò lo dimostrano le centinaia di manifestazioni che ogni giorno si svolgono pacificamente nel nostro Paese”. Gaetti aggiunge che “la tutela dell’ordine pubblico costituisce un obiettivo primario dell’intero sistema di sicurezza nazionale, a livello centrale e periferico, in relazione alla necessità di assicurare, in particolare in occasione delle manifestazioni elettorali, le migliori condizioni per un sereno svolgimento delle stesse”.

Il sottosegretario, inoltre, ricorda che “il 31 maggio, la Digos ha depositato una comunicazione di notizie di reato, con la quale venivano identificati e denunciati 26 soggetti, tra i quali i due già arrestati nel corso degli scontri. L’indagine è ancora in corso per l’identificazione di eventuali altri responsabili”. Per Gaetti, “è importante segnalare che sei operatori del reparto mobile di Genova, spontaneamente, si sono presentati al pubblico ministero inquirente per chiarire le rispettive posizioni, mentre altri operatori dello stesso reparto hanno reso spontanee dichiarazioni all’ufficio di Polizia giudiziaria delegato”.

Di fuoco la replica di Paita che non ha per nulla gradito la posizione dell’esecutivo. “La risposta del governo è molto preoccupante- afferma la deputata del Pd- noi non ci attendevamo una ricostruzione dell’accaduto, perché le immagini sono sotto gli occhi di tutti e di quel sistema della memoria che ormai è costituito dalla rete. Origone è stato vittima di manganellate mentre stava svolgendo il suo lavoro da cronista nel seguire le manifestazioni contrapposte in quel momento in città, questo è il punto. Ci saremmo attesi parole di condanna, ben più forti e incisive, dell’episodio, perché avvertiamo un clima di ostilità nei confronti di chi lavora nel sistema dell’informazione, come se vi fosse una mal sopportazione di questa professione. È un punto che accomuna la Lega e i 5 Stelle”.

Per l’ex capogruppo dem in consiglio regionale della Liguria, “quanto accaduto al giornalista di Repubblica non può essere sottovalutato e derubricato a mero incidente. Oltre al fatto che anche la spiegazione, sinceramente, mi lascia un po’ perplessa: il giornalista non si riconosceva perché non aveva la telecamera. Quindi, c’è la possibilità di picchiare chiunque arrivi. Onestamente, trovo davvero incredibili queste affermazioni”. Paita attacca, poi, il ministro Matteo Salvini: “Il suo silenzio su questa vicenda è una prova evidente di desistenza di fatto verso le forme più pericolose della destra italiana. Reputo che la risposta fornita dal governo in qualche modo non si distacchi neppure oggi da questo clima che, a mio modo di vedere, non può che lasciarci preoccupati verso il futuro. E’ necessario passare dalla strizzatina d’occhio alla necessità di prendere assolutamente le distanze da certi principi, che nulla hanno a che vedere con la storia democratica di questo Paese”.

La deputata, infine, evidenzia che “a Stefano Origone vanno magari mandati anche gli auguri di pronta guarigione da parte del governo, perché ha subito delle violenze inaccettabili, cosa, sottosegretario, che non ha detto lei, che è un altro elemento della sua replica che onestamente lascia molto perplessi. Quegli auguri di pronta guarigione e quelle scuse, quella presa di posizione che avrebbe dovuto essere fatta immediatamente dal presidente del Consiglio e dal ministro dell’Interno ma che non si è sentita, se non come un assordante silenzio”.

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7 Giugno 2019
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