ROMA – Dietro l’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte pochi giorni dopo Natale a Pietracatella in provincia di Campobasso potrebbero esserci attriti e e tensioni per questioni di famiglia. È questa l’ultima ‘pista’ verso cui si stanno indirizzando gli inquirenti nel tentare di far luce sull’intricata vicenda, arrivata a una svolta quando poco più di un mese fa si è scoperto che le due donne erano morte non per un’intossicazione alimentare ma perchè nel loro sangue c’era ricina, una potentissima e letale tossina. Quindi avvelenate da qualcuno.
Mentre procedono gli accertamenti sui dispositivi elettronici sequestrati nella casa di famiglia (i telefoni delle due vittime, ma anche un tablet e due router) dopo il cellulare della figlia maggiore, la Squadra Mobile sta continuando ad ascoltare testimoni (è stato scritto che sono un centinaio complessivamente) per raccogliere testimonianze e ricostruire minuto per minuto i movimenti e i contatti di quei giorni cruciali tra il 23 e il 26 dicembre. Il 27, poi, la situazione precipitò: la madre 55enne, mentre la 15enne morì il giorno dopo, 28 dicembre.
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È di oggi la notizia che verrà riascoltata ancora una volta – è la quarta- Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita. Una donna molto vicina alla famiglia, che le due ragazze a quanto pare chiamavano ‘zia’. È a casa sua che Gianni e la figlia 19enne Alice si sono trasferiti a vivere dopo la tragedia, visto che la casa di famiglia è ancora sotto sequestro. Laura è un insegnante di sostegno e ha 40 anni. È stata ascoltata nei giorni immediatamente successivi ai decessi, poi l’8 aprile (subito dopo l’audizione fiume di Gianni Di Vita9 e poi ancora il 17 aprile. La nuova audizione dovrebbe svolgersi negli uffici della Squadra Mobile alla presenza della procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli. Forse gli inquirenti vogliono tornare ancora una volta sui rapporti all’interno della famiglia, cose che le sarebbero già state chieste. E anche sui suoi movimenti nei giorni dal 23 al 26 dicembre: il 23 sarebbe avvenuta la cena ritenuta quella ‘incriminata’ dove sarebbe avvenuto il primo avvelenamento delle due donne. Alice, la figlia grande, non c’era perchè era fuori a mangiare una pizza con gli amici. Poi il 26 Antonella e la figlia potrebbero aver assunto una seconda dose di veleno, perchè poi le loro condizioni sono precipitate irrimediabilmente. Il sequestro dei router avvenuto la settimana scorsa, del resto, aveva tra gli obiettivi anche quello di tracciare tutti i movimenti e tutti gli ingressi nella casa di famiglia in quei giorni, attraverso lo studio dei telefoni che hanno agganciato il wifi dell’abitazione.
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