venerdì 7 Agosto 2026

Garlasco, il mistero dei video sulla chiavetta Usb. Cosa ha detto Sempio in auto? Chiara colpita a mani nude e poi con il martello

Per gli inquirenti il dialogo di Sempio in auto è la prova che il giovane vide i video e cercò di approcciare Chiara Poggi

BOLOGNA – Manca poco, pochissimo, alla chiusura delle indagini su Garlasco. E la giornata di ieri ha riservato diversi colpi di scena, tra cui la diffusione di un’intercettazione ambientale registrata in macchina il 14 aprile 2025: per gli inquirenti è un indizio molto pesante, a maggior ragione perchè in quei tempi (aveva saputo di essere indagato di nuovo da un mese) nessuno parlava dei video di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Le ‘trasmissioni’ a cui la difesa ha fatto riferimento – dicendo che Sempio stava ‘scimmiottando’ una serie di commenti fatti in televisione – non si occupavano in quel periodo dei video intimi della ragazza uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. La faccenda dei video non era certo cosa nuova, essendo già emersa nelle vecchie indagini, ma l’argomento è tornato fuori solo a partire da maggio del 2025 e poi durante l’estate. L’intercettazione in cui Sempio parla da solo, invece, è di aprile. Ma soprattutto, e questa sarebbe la questione centrale, nessuno poteva sapere che quei video erano stati ‘passati’ sulla chiavetta, perchè questo sarebbe un elemento emerso solo con la recente consulenza informativa, quella chiesta negli ultimi mesi con le nuove indagini.

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IL TESTO DELL’INTERCETTAZIONE

Da ieri circola sui siti di informazione (ma anche sui social che negli ultimi mesi si sono avvitati sul caso di Garlasco in modo impressionante) la trascrizione di ciò che Andrea Sembra avrebbe detto, il 14 aprile 2025, mentre parlava in auto da solo. Un dialogo in cui il 38enne imitava anche la voce di Chiara Poggi, come ripercorrendo una conversazione che ci fosse realmente stata tra loro. Parrenne che l’indagato l’avesse chiamata, dicendole “Riusciamo a vederci?”. E lei, scocciata, gli abbia risposto “Non ci voglio parlare con te” per poi attaccare il telefono. A questo punto Sempio dice: “Ah ecco che fai la dura“, seguito da una risata. E poi cose poco comprensibili: “Io non l’ho mai vista in quel modo, l’interesse non era reciproco“.

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I VIDEO TRASFERITI SULLA CHIAVETTA

Seguono poi alcuni frasi, non del tutto comprensibili, in cui Sempio fa riferimento a dei ‘video’, presumibilmente i video intimi di Chiara e Alberto Stasi. E dice anche di averli nella propria “penna”, dove penna è nel senso di ‘pen drive’, una chiavetta Usb che all’epoca era un supporto molto utilizzato per il trasferimento di contenuti digitali. Sempio dice che lei gli avrebbe detto “non l’ho più trovato” (sembrerebbe riferirsi al video), e poi: “Io ho portato il video. Anche lui lo sa, perché ho visto… dal suo cellulare…Perché Chiara non… con quel video.. e io ce l’ho dentro la penna“. Chi sia il ‘lui’ che sarebbe a conoscenza della questione e dei video non è chiaro. Da ieri mezzo web si interroga sul fatto che quel ‘lui’ sia proprio Marco Poggi, fratello della vittima. Che però ieri ha detto ai pm (e lo aveva già detto in passato) di non aver mai visto quei video intimi insieme a Sempio. E, a dispetto degli audio di Sempio che gli sarebbero stati fatti ascoltare durante l’audizione, Marco Poggi avrebbe comunque detto di non ritenere l’amico colpevole. Anche Sempio, in serata attraverso la voce del suo avvocato Angela Taccia, ha dichiarato di non aver mai visto quei video.

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PER GLI INQUIRENTI SEMPIO VIDE I VIDEO

Gli inquirenti, invece, pensano che Sempio quei video li abbia visti eccome. E che anzi la visione di quei video lo abbia forse spinto a tentare un approccio sessuale con lei. Tra l’altro, l’accenno che Sempio fa alla ‘penna’ è cruciale: è un dettaglio che nessuno poteva sapere. Come poteva sapere che i video fossero stati copiati dal pc ad una chiavetta? Non era una cosa nota. Di certo c’è che qualcuno copiò i video dal pc di Chiara Poggi e li trasferì sulla chiavetta della vittima, da cui poi furono cancellati poco tempo dopo. Tutto questo successe circa un mese prima del delitto. Ma a farlo fu Chiara o qualcun altro? Chiara lo sapeva o è stato fatto a sua insaputa? E chi ha passato quei video a Sempio? Il 20 luglio il video di Andrea Sempio che ribaltava banchi a scuola e giocava in una palestra insieme ad amici (di cui si è parlato nei mesi scorsi ma di nessun interesse investigativo) fu copiato dalla chiavetta al pc di Chiara Poggi. Che possa essere quello il giorno in cui è avvenuto anche il trasferimento dei video intimi?

IL DIALOGO CON CHIARA E IL COMMENTO: “AH, FAI LA DURA”

Di fatto, secondo la Procura, questo dialogo del 38enne solo in auto ripercorre una telefonata fatta a casa Poggi dal 38enne. Durata per l’appunto pochi secondi, dal momento che Chiara Poggi lo avrebbe liquidato molto in fretta dicendo “Con te non voglio parlare“. E potrebbe trattarsi di una di quelle tre telefonate che fin dall’inizio erano stati un elemento di sospetto su Sempio, che nei giorni precedenti al delitto aveva chiamato tre volte a casa Poggi, una volta dal fisso e due dal cellulare. A verbale, a domanda su questo, disse di aver chiamato per cercare il suo amico, Marco, non ricordando che fosse partito per la montagna. Ma insomma, questa versione era sempre sembrata abbastanza inverosimile, visto che era partito da appena tre quattro giorni.

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L’ASSASSINO ENTRATO IN CASA DI SOPPIATTO

Tra ieri e oggi, tra le novità che circolano sull’inchiesta, c’è anche la ricostruzione nei dettagli dell’aggressione a Chiara Poggi, per come sarebbe avvenuta nella versione che vede Andrea Sempio come il colpevole che ha agito da solo. L’aggressione sarebbe avvenuta dopo che Chiara Poggi aveva già fatto colazione. E il killer si sarebbe introdotto in casa senza suonare, approfittando della porta lasciata chiusa (ma senza mandate) dopo che la ragazza aveva fatto uscire i gatti. Sempio avrebbe sorpreso la vittima in soggiorno mentre si trovava sul divano. Forse ha tentato un approccio ma è stato respinto e a quel sarebbe scattata l’aggressione. Il killer l’avrebbe picchiata in una prima fase a mani nude, forse con uno schiaffone, che avrebbe provocato quelle tre gocce di sangue trovate vicino ai divani.

CHIARA TENTA DI SCAPPARE MA NON CI RIESCE

La ragazza avrebbe provato ad allontanarsi e scappare avvicinandosi alla porta senza però riuscire a raggiungerla: sarebbe infatti stata nuovamente colpita tra l’ingresso e la scalinata che porta al piano superiore. Cadendo, qui avrebbe colpito il portavasi metallico (fotografato rovesciato durante i rilievi) e sarebbe stata colpita più volte alla testa. Per la consulente Cattaneo, l’arma del delitto è un martello a coda di rondine (l’unica arma che dopo il delitto era risultato mancante da casa dei Poggi). Chiara Poggi cade e anche l’assassino si appoggi a terra: c’è infatti un segno di una mano insanguinata (e non può essere della vittima, che invece ha i palmi delle mani puliti). Chiara Poggi avrebbe lottato per resistere alla violenza del suo aggressore, ma sarebbe stata colpita ripetutamente alla testa (di qui gli schizzi vicini al mobiletto del telefono) e poi afferrata per le caviglie e trascinata verso le scale che conducono alla cantina, davanti alla porta a libro. Qui l’assassino l’avrebbe colpita almeno altre tre volte.

IL CORPO BUTTATO GIÙ DALLE SCALE

Secondo la consulenza di Cattaneo, il killer per gettare Chiara Poggi la solleva tenendola come in piedi e intanto apre la porta a soffietto: poi butta il corpo giù per le scale. la vittima a quel punto è già in stato di incoscienza. Ma poi la colpisce ancora, più e più volte. E questa è una differenza sostanziale rispetto alla ricostruzione delle fasi dell’aggressione che era stata fatta al tempo del processo ad Alberto Stasi: gli ultimi colpi, stando alla consulenza Bpa (quella che ricostruisce la dinamica a partire dalla posizione delle macchie di sangue) e alla perizia del medico legale, sarebbero stati inferti proprio quando Chiara Poggi era già sulle scale: il killer avrebbe sceso i primi quattro gradini (possibilità esclusa in passato) e avrebbe colpito almeno altre 4 o 5 volte la vittima. Questi sarebbero i colpi mortali. Sullo spigolo del muro sarebbe rimasta la traccia di una ‘strisciata’ della mano dell’assassino che si è appoggiato. Lasciando il corpo lungo le scale, l’assassino risale le scale e sul gradino ‘zero’ lascia l’impronta del tacco e si appoggia al muro: questa sarebbe la ‘famosa’ impronta 33, che circa un anno fa con un colpo di scena è stata attribuita a Sempio.

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IL KILLER SI LAVÒ IN CUCINA

L’aggressore, secondo la nuova ricostruzione, sarebbe andato a lavarsi in cucina e non in bagno, come si è sempre pensato. In bagno si sarebbe solo specchiato per vedere quanto era sporco. L’impronta trovata in bagno (da sempre attribuita all’assassino) secondo la nuova perizia è attribuibile ad Andrea Sempio per una calzatura 42-43. Erano Frau? Le famose scarpe con la suola a pallini? Questo al momento non è stato chiarito. A lavarsi, il killer sarebbe andato in cucina, perchè ci sono una serie di impronte che sembrano tracciare il suo percorso verso a cucina ma fermarsi al tavolo. C’è una traccia di sangue sullo stipite della porta e un’altra su un’anta della cucina. perchè le tracce si fermano al tavolo? Perchè dopo, per arrivare al lavello, c’era per terra il tappetino che si trovava davanti al lavello. E qui spunta un’altra incredibile anomalia delle vecchie indagini: questo tappetino non venne mai analizzato. Fu ritrovato arrotololato e messo da parte perchè il luminol (per trovare le tracce) può spruzzato solo sul pavimento. nessuno pensò a cercare impronte o tracce sul tappetino.

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