Dal 16 maggio salta il coprifuoco ma la ‘guerra’ si sposta nel Governo

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Il Comitato tecnico scientifico certifica che l’indice del contagio sale un pochino ma nel complesso in tutte le regioni italiane i dati sono in discesa, va meglio insomma. Per questo, e lo si vedrà già nelle prossime ore, tra le forze politiche sarà gara a intestarsi questa o quella riapertura, togliere il coprifuoco. A partire dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che oggi è intervenuto subito sull’argomento: quella del 16 maggio “è una data auspicabile per superare il coprifuoco ma non è un ‘liberi tutti’. Dobbiamo affrontare l’estate e permettere ai turisti vaccinati di venire in Italia”, ha detto.

Il clima è mutato ed anche i sondaggi registrano il cambiamento. Se fino a qualche mese tra gli italiani era forte la rabbia, adesso con il piano vaccinazioni che sta decollando e la stagione calda in arrivo si registra più fiducia. Anche sul versante politico, con il premier Mario Draghi che negli ultimi mesi aveva visto scendere sempre più il consenso personale mentre adesso è risalito al 56,5%. Ma sarà proprio il Governo il terreno di scontro su cui sempre più si misureranno le forze politiche, da una parte la Lega di Matteo Salvini, dall’altra l’alleanza tra Pd e M5S che punta a metterlo fuori dall’esecutivo.

Salvini ha già detto che lui nel Governo ci sta bene e che neanche i bulldozer riusciranno a schiodarlo. Intanto oggi il M5S ha depositato la mozione di sfiducia contro Claudio Durigon, sottosegretario della Lega al ministero dell’Economia che, affermano i parlamentari del Movimento “come emerge da un servizio giornalistico di Fanpage, mantiene comportamenti e utilizza parole inappropriate circa l’indagine della magistratura che riguarda il partito a cui appartiene”. Nel ribadire la necessità “di tutelare in ogni forma l’onorabilità, l’immagine e l’operato delle donne e degli uomini del Corpo della Guardia di Finanza, che rischiano di essere compromesse dalle parole del sottosegretario”, i firmatari chiedono al Governo di “avviare immediatamente le procedure di revoca, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Consiglio dei ministri, della nomina a sottosegretario di Stato del deputato Claudio Durigon.

In difesa di Durigon è sceso in campo addirittura il ministro Giancarlo Giorgetti: “Presentare una mozione parlamentare per chiedere la revoca della nomina di Claudio Durigon, un componente di governo, senza avere il minimo riscontro oggettivo ma solo sulla base di indiscrezioni giornalistiche è un atto non solo inutile ma una perdita di tempo rispetto alle tante cose da fare”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico. Sarà, ma presto anche lui potrebbe finire nel mirino del M5S che mal sopporta alcune sue ultime decisioni: “Giorgetti si sta allargando un po’ troppo – spiega un esponente del M5S di governo- ha nominato un suo uomo per controllare e, di fatto, commissariare la nostra viceministra Todde con delega alla gestione delle crisi aziendali”. Una manovra, sembra di capire, che non passerà sotto silenzio, e già entrata nel radar ‘grillino’ e presto ci sarà una risposta all’altezza.

Per quanto riguarda il M5S, invece, la situazione è al limite. Si rincorrono voci su oltre 30 parlamentari pronti a mollare per crearsi una loro ‘proposta politica’ alternativa o con cui il nuovo leader Giuseppe Conte, indicato da Beppe Grillo, dovrà comunque fare i conti. Martedì si riuniranno e faranno conoscere le loro richieste. Sul versante Pd si continua a trattare sulla candidatura a sindaco di Roma di Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio ed ex segretario Dem. “Letta e Zingaretti si sentono più volte al giorno”, fanno sapere dal partito, sottolineando che “comunque il Pd una classe dirigente con dei nomi di rilievo ce l’ha, al contrario del centrodestra che non sa nemmeno su chi puntare e continuano a litigare anche quando tirano fuori e poi ‘triturano’ le loro vecchie glorie”.

Nel centrodestra, è vero, tra Salvini e Meloni ormai è lotta continua. A fatica, dopo un batti e ribatti, è stato convocato per mercoledì un incontro per decidere le candidature ma nemmeno si sa se ci saranno i leader o solo le seconde fila. Quello più in difficoltà comunque è Matteo Salvini, che i sondaggi danno in discesa mentre Meloni vola, con addirittura giornali stranieri che parlano di un prossimo sorpasso. E ce lo vedete voi Salvini a prendere ordini da Giorgia Meloni?

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