Caparezza: “Mi sono vergognato del mio passato, ma ci ho fatto pace”

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Il rapper cambia pelle e pubblica l'ottavo disco, 'Exuvia'
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ROMA – Da fuggitivo da una gabbia mentale in ‘Prisoner 709’ a rapper con una nuova pelle. Esce oggi per Polydor/Universal Music ‘Exuvia’, l’ottavo album di Caparezza. Quello che gli ha permesso di lasciarsi alle spalle dolori e passi falsi: dalla profonda crisi avuta nel 2015 dopo la scoperta di un acufene costante a cui ha anche dedicato una canzone nel precedente lavoro al risentimento provato negli anni verso il suo alter ego Mikimix. “Mi sono un po’ vergognato di lui- ammette- è stato fonte di imbarazzo quando ho cambiato nome. Ho tentato di intraprendere questa strada senza nessun compromesso per cercare di fare qualcosa di più coerente con quello che ero io. All’epoca c’era una scena rap nascente che era molto ortodossa per cui io finivo sempre per essere lo zimbello di turno e in quelle poche occasioni in cui salivo sul palco venivo dileggiato dai più. Era una sensazione spiacevole, anche perché io sono introverso di mio e non credo nelle mie capacità. Lì ero proprio messo alla gogna. Non aveva fatto bene all’autostima”.

Per questo “mi ci sono voluti tanti anni per recuperare la fiducia in me e far dimenticare questo passato”. Ed è proprio il titolo del nuovo disco a suggerire il cambiamento. Caparezza utilizza la metafora dell’exuvia per spiegarlo: ovvero ciò che resta dell’esoscheletro dopo la muta di un insetto. In questo senso, dice l’artista, “c’è una grande magia che accade nell’essere umano. A un certo punto ti svegli e hai più di 40 anni. Cambia tutto, lasci l’exuvia e vai in un’altra direzione. Nel mio nuovo mondo non ho niente contro questo ragazzo di 19-20 anni che faceva canzoni pop rap. Poi se ci penso oggi, quelle canzoni non sarebbero state neanche dileggiate perché sono incastonatili nella cultura musicale italiana in questo momento”. Ora “ho una visione quasi paterna o fraterna verso il me del passato, per cui ho deciso di farci pace. Penso al presente e casomai al futuro”.

EXUVIA, “IL DISCO PIÙ DIFFICILE DA REALIZZARE, RACCONTO IL MIO DISAGIO”

Ascoltando ‘Exuvia’ si percepisce tutto questo, anche perché Caparezza ha scritto e prodotto un album che rientra nel “percorso più intimo”: “Mi sto prendendo cura di me, sto raccontando il mio disagio che mi sembra più interessante del pungolare il costume sociale e politico come facevo prima, anche perché da quando ci sono i social lo fa chiunque”.

‘Exuvia’, però, è stato inevitabilmente “il disco più difficile da realizzare. Dopo che ne hai fatti 7 trovare gli stimoli per un ottavo e risultare ancora credibile diventa complicato perché quegli altri 7 sono pieni di rime già usate e di contenuti già affrontati”.

Diciannove le tracce tutte prodotte dall’artista, al secolo Michele Salvemini, e anticipate dal singolo ‘La scelta’. Caparezza ci accompagna in quello che è un proprio viaggio tra autocritiche, riflessioni sul tempo, metafore cinematografiche e letterarie e il solito flow ammaliante del 47enne. Ma non chiamatelo artista colto: “Non collocatemi in quella schiera perché la parola cultura spaventa la gente. Io non voglio spaventare le persone, io voglio essere loro amico. Chiamatemi curioso”.

A distanza di 24 anni dal suo debutto, si ritrova nel rap di oggi Caparezza? Forse non troppo ma si dice disponibile a una collaborazione con un emergente per tirare fuori temi anche più politici: “Se un ragazzo di 20 anni, che si appassiona alla politica contrariamente ai suoi coetanei, parla di cose di altro genere con credibilità quello sì che diventa un esempio da trascinare e può farlo. Vivo- dice- sperando che torni questa wave nei ragazzi giovani perché potrebbero dare una chiave di lettura ancora più interessante in questo periodo di assoluto edonismo in cui contano più i vestiti che hai addosso, che macchina hai, una roba del genere sarebbe uno schiaffo totale e io sono disposto a farci un featuring”.

Tra i nuovi rapper dice di apprezzare Leon Faun perché “mi piacciono le persone che un po’ si staccano dal comune”. Questo perché la musica di Caparezza “non è stata mai fatta per compiacere il pubblico”, neanche nel periodo di ‘Sono fuori dal tunnel’ o ‘Vieni a ballare in Puglia’. E mai lo sarà!

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