Favia multato nel suo locale perchè senza mascherina: “Non ero aperto”

L'ex esponente del M5s e imprenditore stava facendo una riunione con i suoi dipendenti all'interno di un locale vuoto e chiuso al pubblico: "Sanzione folle"
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BOLOGNA – Multa da 400 euro per Giovanni Favia, ex consigliere regionale M5s e oggi titolare di alcuni locali in centro a Bologna, ‘pizzicato’ dai Vigili urbani (arrivati “su chiamata”) senza mascherina nel corso di una “riunione aziendale” coi suoi dipendenti all’interno di uno dei suoi locali.

A raccontarlo, con tanto di foto del verbale degli agenti, è lo stesso Favia su Facebook. Questa mattina, aveva convocato i suoi dipendenti per fare il punto della situazione rispetto all’emergenza covid. Oltre all’incertezza sulla riapertura (“In alcune delle mie attività prevediamo chiusure addirittura di mesi“), lo stesso Favia sottolinea che “nessuno di loro vede lo stipendio da due mesi”, perchè “lo Stato non sta pagando la cassa integrazione, mettendo in difficoltà molte famiglie”..

Intorno alle 13, riferisce Favia, “abbiamo fatto una pause per mangiare. Nel ristorante vi erano solo i miei dipendenti e io. Il locale è grande 280 metri quadri e quindi eravamo in piena sicurezza e ben distanziati a tavola”. Finito il pranzo, una persona “ha alzato la serranda a metà per fumarsi una sigaretta. In quel momento è arrivata una pattuglia della Polizia locale, scopriremo poi mandati appositamente attraverso chiamata anonima. Le ragazze si sono spaventate e alla vista dell’auto hanno riabbassato la serranda. Ormai in tempo covid si ha sempre paura di essere in torto anche quando non si avrebbe nulla da temere“, commenta Favia, che ha provveduto a rialzare la saracinesca.

“A quel punto gli agenti sono entrati con fare inquisitorio- dice il ristoratore- ci hanno chiesto i documenti e hanno iniziato a guardare tazzine e bicchieri usati. Ho spiegato cosa stavamo facendo e fornito i contratti di lavoro del personale”. Favia ammette che “i toni si sono un po’ alzati quando uno di loro ha iniziato la lezioncina morale dell’imprudenza e dell’irresponsabilità”. Poi precisa: “Io ero l’unico senza mascherina, ma lo scopo dell’incontro era parlare con i miei dipendenti (difficile mezzo imbavagliato reggere lunghi discorsi) e poi quando sono arrivati stavo finendo di mangiare ed ero in regola circa la distanza sociale di un metro. Se la mascherina non è obbligatoria nei luoghi pubblici fatico a comprendere come lo possa essere in un luogo privato non aperto al pubblico. E qui è arrivato l’assurdo. A loro avviso, siccome la serranda non era chiusa del tutto, la mia attività era aperta al pubblico. Specifico che l’insegna era spenta e che tutto faceva capire che nessun cliente potesse entrare: c’erano i sacchi neri della spazzatura chiusi davanti all’entrata e le vetrine delle bibite spente. Era palese la chiusura. Nessuno aveva la divisa da lavoro”.

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Alla fine, però, nulla ha potuto risparmiare la sanzione a Favia. Che si infuria. “Questo è il messaggio dello Stato che non solo ci priva del dovuto, ma si permette di derubarci con sanzioni folli e prive di buon senso o logica– è lo sfogo dell’ex grillino- non sono nemmeno arrabbiato con i due agenti. La loro azione è figlia delle direttive che ricevono e del clima che si è creato in questo Paese (chiamata anonima di un vicino), orchestrato da chi ci governa per metterci gli uni contro gli altri e per gettarci addosso sospetto e responsabilità che non abbiamo. Mentre loro, veri responsabili di questa disastrosa gestione dell’emergenza sanitaria ed economica, passano per i salvatori della patria vedendo aumentare i loro consensi e le loro ambizioni di carriera”.

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7 Maggio 2020
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