Una preghiera per Conte, la sfiducia per il ministro Bonafede

L'editoriale del direttore Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – I fedeli tornano in Chiesa. Dal 18 maggio, garantite le misure di sicurezza e di distanza, si potrà pregare e partecipare alla messa. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, preso di mira dai Vescovi italiani per il suo ‘no’ alla ripartenza dal 4 maggio, oggi ha siglato l’intesa con la Conferenza episcopale. Ma se la messa è al sicuro, lo stesso non può dirsi del suo Governo che anzi ha bisogno di molte preghiere. E ne ha bisogno soprattutto il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, oggi preso di mira dal centrodestra che ha presentato, questa volta tutto unito, una mozione di sfiducia nei suoi confronti.

Al centro, il duro scontro tra Bonafede e il magistrato Nino Di Matteo, vero idolo del M5S, per la mancata nomina a capo del Dap. Occasione ghiotta per l’opposizione: «L’Italia non può permettersi di tenere in carica un ministro che con le sue scelte scellerate ha consentito la scarcerazione di mafiosi, boss compresi, vanificando il lavoro di migliaia di servitori dello Stato e umiliando le famiglie delle vittime della mafia. Spero che il Parlamento abbia, almeno su questo, un sussulto di dignità» ha tuonato Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia.

In genere, soprattutto in momenti di difficoltà per il Governo, le mozioni di sfiducia spingono al serrare le fila nella maggioranza. Tuttavia la vicenda, nel suo corso parlamentare, può aprire dei varchi, perché ci sono aspetti che si prestano alla battaglia politica. Ad esempio, fanno notare alcuni parlamentari, «ci sono state rivolte nelle carceri con decine di morti… terminate con la decisione di scarcerare alcuni boss per motivi sanitari; poi sono arrivate le dimissioni del capo del Dap e la decisione del ministro Bonafede di fare un decreto per riportarli in carcere… qualcosa è successo».

Per Conte è sempre via crucis. Nella maggioranza si continua a litigare su molte questioni, a partire dal decreto con le nuove misure a favore delle imprese e delle famiglie che doveva essere già pronto ad aprile e che, se tutto va bene, arriverà a metà maggio. Nelle forze politiche è un continuo di pensieri e parole, di agguati e scenari: «Il Colle ha già avvisato che non ci saranno crisi… Al massimo si fa un rimpasto di Governo… Franceschini si sta muovendo e punta alla poltrona di presidente del Consiglio; il super gradimento di Conte sta creando molti malumori anche dentro al M5S… adesso Di Maio ha paura che gli scippi il Movimento, quindi fa sponda con Renzi che teme Conte come possibile raccoglitore di voti moderati che vuole lui; il leader del Pd gioca troppo in ritardo, e quando minaccia le elezioni se cade Conte tutti sanno che è una pistola scarica: come si può andare a votare nei seggi in sicurezza e fare campagna elettorale?».

LEGGI L’EDIZIONE ODIERNA DI DIRE OGGI

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7 Maggio 2020
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