martedì 14 Aprile 2026

Avvelenate in un colpo solo: le ultime novità nelle indagini sulla ricina a Campobasso

Chi ha avvelenato Antonella e la figlia di 15 anni? La Squadra Mobile ha ascoltato o riascoltato amici e parenti e a giorni ci sarà un nuovo sopralluogo nella casa della famiglia

ROMA – Non un avvelenamento graduale, ma un’unica somministrazione. Sono le ultime novità emerse negli accertamenti svolti dagli inquirenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia di 50 e 15 anni, decedute pochi giorni dopo Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso, in circostanze misteriose. Se in un primo tempo si era pensato si fosse trattato di un’intossicazione alimentare, le indagini hanno portato a galla un’altra verità, facendo emergere un elemento clamoroso: la presenza nel sangue delle due donne di un veleno potentissimo, la ricina, che evidentemente qualcuno ha fatto assumere alle due vittime. Nei giorni scorsi, alcuni media aveva rilanciato la notizia che l’avvelenamento potesse essere avvenuto in modo graduale, con questa sostanza somministrata a poco a poco magari nell’arco di settimane o mesi, ma questa circostanza è stata smentita. Si sarebbe trattato, invece, di un’assunzione avvenuta in un colpo solo. Questo perchè i consulenti degli investigatori avrebbero escluso una dinamica di ‘rilascio lento’ della ricina.

Nei giorni scorsi, la Squadra Mobile ha ascoltato o riascoltato amici e parenti (sarebbero già state convocate una ventina di persone), nel tentativo di ricostruire meglio i fatti di quei giorni. A giorni dovrebbe anche svolgersi un nuovo sopralluogo nella casa dove vivevano le due donne (e dove presumibilmente sarebbero state avvelenate). L’abitazione è rimasta sotto sequestro da allora. Il padre e marito Gianni De Vita, dopo la tragedia, è andato a vivere da un’altra parte con la figlia maggiore di 19 anni. L’uomo, a Natale, era stato ricoverato per sintomi da malessere (si era pensato che anche lui fosse stato vittima della stessa intossicazione alimentare) ma poi non aveva avuto alcuna conseguenza. E i successivi esami tossicologici, che hanno fatto emergere la ricina nel sangue delle due donne, per lui hanno avuto un esito diverso: nel suo sangue non c’era traccia della tossina naturale che ha ucciso la 50enne e la 15enne. Le analisi sono state svolte al centro Maugeri di Pavia e poi ripetute per conferma in laboratori in Svizzera e negli Stati Uniti.

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Dopo la scoperta del dettaglio del veleno, l’inchiesta della Procura di Larino è diventata per omicidio premeditato. Prima invece si ipotizzava appunto un’intossicazione alimentare e gli inquirenti avevano ipotizzato responsabilità mediche di chi non avesse saputo coglierne i sintomi in ospedale: cinque medici erano infatti stati indagati con l’accusa di omicidio colposo. Le due donne rimandate a casa dopo alcuni accertamenti e un periodo di osservazione al pronto soccorso, erano morte il 27 e il 28 dicembre.

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