sabato 18 Aprile 2026

Niente fondi per il doc su Giulio Regeni, è bufera. Giuli risponde domani. Gli autori: “Per stare in commissione serve competenza”

La pellicola si è fermata al 36esimo posto nella graduatoria e si ritrova esclusa dai finanziamenti. Per il Pd la scelta è "politica"

ROMA – Saltano i finanziamenti pubblici per il documentario su Giulio Regeni: la pellicola del regista Simone Manetti, che raccontava la drammatica storia del ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto all’inizio del 2016, non ha passato le selezioni da parte di due commissioni all’interno del ministero della Cultura incaricate di assegnare i fondi per il settore cinematografico. Ne sono stati finanziati 35, in totale, mentre il doc su Regeni si è piazzato al primo posto degli esclusi, al 36esimo posto. Ha ottenuto un punteggio basso sul criterio della “qualità, innovatività e originalità della sceneggiatura e del soggetto”, appena 66 punti (quando il minimo è 80). Il documentario su Giulio Regeni, intitolato “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” è stato prodotto da Ganesh Produzioni e da Fandango per un costo complessivo di 381mila euro. I finanziamenti richiesti erano per 131mila euro. Il Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare (con prima firmataria Elly Schlein) per avere spiegazioni dal ministro Alessandro Giuli, che risponderà davanti alla Camera.

COSA DICE L’INTERROGAZIONE PD

Nel testo dell’interrogazione Pd, si sottolinea come il documentario “Giulio Regeni, tutto il male del mondo” sia stato giudicato “non meritevole di sostegno pubblico”, con una decisione che “appare difficilmente comprensibile e priva di adeguata motivazione”. I dem parlano di una scelta “soltanto politica”, evidenziando “l’anomalia di una bocciatura che colpisce un’opera già realizzata, premiata e ampiamente riconosciuta”. Secondo il Pd, le nuove regole avrebbero determinato “una forte centralizzazione politica delle scelte”, “riducendo i meccanismi automatici e trasparenti” e “orientando di fatto anche le scelte artistiche”. Nel mirino anche la “composizione della commissione incaricata della selezione”, rispetto alla quale “sono stati sollevati dubbi circa la piena imparzialità delle scelte”. Al ministro viene quindi chiesto di chiarire, in modo puntuale, le ragioni dell’esclusione e quindi “quali siano le motivazioni che avrebbero determinato l’esclusione del documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’ dai finanziamenti pubblici, tali da chiarire in modo inequivocabile che la decisione sia stata assunta esclusivamente sulla base di criteri tecnici e oggettivi, escludendo qualsiasi condizionamento di natura politica”. L’interrogazione è sottoscritta da Elly Schlein, Chiara Braga, Irene Manzi, Matteo Orfini, Giovanna Iacono, Mauro Berruto, Gianni Cuperlo, Valentina Ghio, Sara Ferrari, Andrea Casu e Federico Fornaro.

CORRADO (PD): “MANCATO FINANZIAMENTO A DOCUMENTARIO LASCIA SGOMENTI”

“Il mancato finanziamento pubblico al documentario ‘Giulio Regeni – Tutto il male del mondo’ è una decisione surreale, veramente difficile da comprendere. Parliamo di un’opera che affronta una delle vicende più dolorose e simboliche per il nostro Paese, il rapimento, la atroce tortura e l’assassinio di un giovane cittadino italiano, che svolgeva ricerche universitarie nel pieno rispetto della legge.
La famiglia meriterebbe sostegno da parte delle istituzioni, non questa imbarazzante ignavia, che puzza di servilismo”. Lo dichiara Annalisa Corrado, europarlamentare e responsabile Ambiente del Pd.
“Come richiesto anche dall’interrogazione parlamentare presentata dalla Segretaria del Pd, Elly Schlein, è necessario che il Ministero della Cultura chiarisca se si sia trattato davvero di una valutazione tecnica, o piuttosto di una scelta politica”, prosegue.
“Come noto ‘A pensar male si fa peccato…’, ma viene il dubbio che la decisione non sia scevra da influenze legate agli interessi dell’Italia nel mercato egiziano della produzione di petrolio e gas, in cui Eni continua ad investire miliardi. Attendiamo la risposta del ministro, perché raccontare la verità su Giulio Regeni non può diventare terreno di compromesso politico o, peggio, di censura”, conclude.

AUTORI: “SERVONO COMPETENZE SPECIFICHE E CONSOLIDATE PER STARE DENTRO LA COMMISSIONE”

“Il Coordinamento delle associazioni di autori e autrici 100autori, ANAC, WGI, AIR3, AIDAC, ACMF nell’esaminare le graduatorie pubblicate dal MIC dei progetti che hanno presentato richiesta di contributo selettivo per la prima sessione dell’annualità 2026 ha constatato con sorpresa l’esclusione dal finanziamento di alcuni titoli che apparivano, per qualità e rilevanza, tra i più meritevoli di sostegno pubblico. Lungi da noi entrare nel merito delle singole valutazioni, o mettere a confronto i progetti esclusi con quelli selezionati, riteniamo tuttavia legittimo esprimere una valutazione su un’opera che, per i ritardi del Mic nello svolgimento delle procedure, è già stata realizzata e resa pubblica in numerosi festival, come il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo di Simone Manetti”. È quanto si legge in una nota delle sigle. “La quasi totalità della critica ha evidenziato il forte valore testimoniale del film, riconoscendolo come un’opera necessaria per mantenere alta l’attenzione sul caso Regeni e sulle responsabilità ancora irrisolte. Numerosi osservatori ne hanno inoltre sottolineato il coraggio nell’affrontare un tema tuttora aperto e sensibile per l’opinione pubblica, attribuendogli una significativa funzione di memoria pubblica e di denuncia. Alla luce di queste considerazioni, la decisione di escludere l’opera dal finanziamento ci appare difficile da comprendere e particolarmente penalizzante per il regista e la produzione. Più in generale- si legge ancora- si pone una questione che riteniamo non più eludibile: quella delle competenze richieste a chi è chiamato a valutare e assegnare risorse pubbliche così rilevanti. La lettura e la valutazione di una sceneggiatura, così come il giudizio su un’opera documentaristica complessa, richiedono competenze specifiche e consolidate“.

Il Coordinamento Autori e Autrici, prosegue il comunicato, “ha più volte sollecitato, prima il Ministro Sangiuliano e poi il Ministro Giuli, affinché la nomina degli esperti avvenisse all’insegna della massima competenza e trasparenza. Oggi, pur riconoscendo la presenza di alcune figure di alto profilo, riteniamo che tali criteri non siano stati pienamente rispettati nella composizione complessiva della commissione. Torniamo quindi a chiedere che la Direzione Generale Cinema e Audiovisivo risponda alla nostra richiesta di confronto sulle modalità e criteri che la commissione si è data per effettuare le valutazioni, e che il tema del loro funzionamento sia fra quelli al centro del progetto di riforma del sistema di sostegno pubblico a cinema e audiovisivo, in quanto essenziale per garantirne credibilità e efficacia dell’intero sistema di sostegno pubblico al cinema e all’audiovisivo, e che merita quindi un chiarimento urgente“.

PD: “GIULI CHIARISCA, INCOMPETENZA O VOLONTÀ POLITICA?”

“Sul tema del finanziamento pubblico della produzione cinematografica italiana e dei criteri che lo regolano da tempo è aperto un dibattito che si sta svolgendo anche nelle aule parlamentari. Ma la decisione di negare il finanziamento al docufilm su Giulio Regeni ha dell’incredibile. La vicenda tragica di Giulio è di assoluto interesse culturale e civile per il nostro Paese. Per questo con una interrogazione al Ministro Giuli chiederemo le motivazioni di tale scelta, che riteniamo sbagliata e offensiva della memoria del ragazzo e nei confronti della sua famiglia. Vogliamo sapere se si tratta di incompetenza o di volontà politica. In ogni caso saremmo di fronte ad una scelta scellerata. Ci auguriamo che il ministro voglia chiarire al più presto quanto accaduto”. Così la senatrice Cecilia D’Elia e il senatore Francesco Verducci, componenti del Pd in commissione Cultura a Palazzo Madama.

GRIPPO-ONORI (AZ): “NEGARE FONDI AL DOCUMENTARIO NON È ACCETTABILE”

“Il mancato finanziamento al documentario su Giulio Regeni è una scelta che fa discutere, perché parliamo di una storia che ha segnato profondamente il Paese e che ha un valore civile innegabile. Dire che è ‘di scarso interesse culturale’ non convince”. Lo dichiarano le deputate di Azione Federica Onori, segretaria della commissione Esteri, e Valentina Grippo, vicepresidente della commissione Cultura e relatrice generale del Consiglio d’Europa sulla libertà dei media e la sicurezza dei giornalisti.
“Il problema è ancora più evidente se poi si guarda a come vengono distribuiti i fondi pubblici al cinema: negli anni il sistema ha mostrato evidenti limiti e ha più volte scatenato indignazione. Sono stati finanziati film senza pubblico né impatto, alcuni quasi invisibili – si parla di casi con appena 29 spettatori. Qui invece si dice no a un’opera che pone una domanda di verità e giustizia. O chi decide non è in grado di valutare, oppure c’è una scelta politica dietro. In entrambi i casi, non è accettabile”, concludono le deputate.

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