di Mirko Gabriele Narducci e Vittorio Di Mambro Rossetti
ROMA – “Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi. Così, su X, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commenta la foto che la ritrae accanto a Gioacchino Amico, ex referente in Lombardia del clan camorristico dei Senese.
“Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata– continua la premier-. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze”.
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al Governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze- prosegue Meloni- Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”.
PD: PERCHÉ AMICO SENESE FREQUENTAVA LA CAMERA? QUALI RAPPORTI CON FDI?
“Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese – come Gioacchino Amico – e ambienti della destra ed esponenti di Fdi sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d’inchiesta e da trasmissioni come Report. Dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia, il caso Gioacchino Amico. Questi, oggi anche collaboratore di Giustizia sull’inchiesta Hydra (l’alleanza tra ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra che ha sviluppato in Lombardia un grande sistema di criminalità, narcotraffico, usura, controllo di appalti e penetrazione nell’economia e nella politica) ha frequentato nel tempo esponenti politici della destra, in particolare di Fratelli d’Italia – dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo. Gli organi di informazione hanno perfino pubblicato un selfie di Amico con Giorgia Meloni, ‘catturato’ probabilmente durante una manifestazione politica. Ma Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare, sempre – si legge – grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di Fdi. Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo. Porteremo in Antimafia anche questo aspetto della vicenda Hydra e, con interrogazioni, anche nei due rami del Parlamento”. Così i parlamentari Pd membri dell’Antimafia Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo e Valente.
RUOTOLO (PD): MELONI CON AMICO NON È SEMPLICE SELFIE
“Non è un selfie qualsiasi. È un fatto politico. Siamo al 2 febbraio 2019, all’Hotel Marriott Milano. La prima grande iniziativa di Fratelli d’Italia al Nord, in vista delle elezioni europee. In sala c’è tutto il gruppo dirigente e poi lei, Giorgia Meloni. Questa vicenda emerge da un’inchiesta giornalistica che andrà in onda domenica su Report su Rai Tre, anticipata dal programma condotto da Sigfrido Ranucci. In prima fila, però, c’è anche un altro uomo: Gioacchino Amico. Non un militante qualsiasi, è il referente del clan Senese in Lombardia. Oggi è imputato nel processo Hydra e, secondo quanto emerge dagli atti, verrebbe indicato dagli investigatori come uno snodo centrale del sistema mafioso lombardo: collegamenti tra camorra, ’ndrangheta e ambienti criminali legati a Matteo Messina Denaro. Amico è lì, in prima fila, e chiede un selfie a Giorgia Meloni”. Così in una nota Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd.
E allora, sottolinea Ruotolo, “il punto non è dire oggi: ‘non sapevo’. Il punto è un altro. Gioacchino Amico non sarebbe stato un imbucato. Avrebbe frequentato ambienti politici, accompagnato dirigenti, partecipato alla campagna elettorale. E soprattutto: alcuni livelli del partito potrebbero aver saputo chi fosse. C’è poi un elemento ancora più grave se verificato: il racconto di ingressi in Parlamento senza controlli, con presunti tesserini o accessi privilegiati, circostanza che andrebbe verificata fino in fondo. Per questo oggi non bastano le smentite. Non bastano le prese di distanza. Servono risposte convincenti a domande semplici: chi sapeva? Chi avrebbe consentito quell’accesso? Chi avrebbe costruito quei rapporti?”.
M5S: MELONI NON SE LA CAVA CON SLOGAN
“Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d’inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata”. Lo affermano i rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.
“Fdi sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali– prosegue la nota- Sono ormai svariate le notizie sui possibili intrecci con esponenti di primo piano della criminalità organizzata radicata a Roma e al Nord Italia. La vicenda Delmastro e il suo legame con la famiglia prestanome del clan Senese è ormai nota e di una gravità inaudita. A questa si aggiungono i legami tra Fratelli d’Italia e Giacchino Amico, rappresentante del clan Senese che a Milano ha curato la nascita del Consorzio tra mafia siciliana, clan Senese e la ‘ndrangheta già radicata in Lombardia, oggi imputato nel processo Hydra ma anche uno dei pentiti che sta fornendo elementi importanti alla magistratura”.
“In base a quanto emerso dagli organi di stampa, Amico con altri esponenti mafiosi frequentava ambienti di Fdi a Milano, aveva addirittura ottenuto una tessera del partito, entrava alla Camera con un tesserino o un accredito che gli faceva saltare i controlli previsti per gli ospiti esterni, incontrava due parlamentari del partito a pochi passi dal Senato e dalla Camera- continuano gli esponenti M5S- Giorgia Meloni deve rendere conto del fatto che in base a svariati riscontri il suo partito sembra circondato e infiltrato ai massi livelli da colletti bianchi della criminalità organizzata e del fatto che il suo Governo con tante assurde nuove norme ha spianato la strada proprio a questi esponenti delle mafie che si presentano senza coppola e lupara ma con l’abito buono: innalzamento delle soglie per gli affidamenti di appalti senza gara, liberalizzazione dei subappalti a cascata, abolizione dell’abuso di ufficio e ridimensionamento del traffico di influenze, castrazione dei poteri di controllo della Corte dei Conti e svuotamento della responsabilità contabile di politici e pubblici amministratori”.
“Per fortuna il no del referendum ha impedito il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica. Gli slogan muscolari di Meloni sulla mafia militare fanno sorridere e a tal proposito le ricordiamo che nell’indifferenza generale da mesi boss di primissimo piano escono dal carcere uno dopo l’altro ma dal Governo non abbiamo sentito una sola parola”, conclude la nota.
FRATOIANNI: MELONI CHIARISCA INVECE DI ATTACCARE I GIORNALISTI
“Leggo che Giorgia Meloni risponde all’inchiesta di Report e al suo selfie con un condannato per mafia, dicendo che non può sapere con chi fa foto. È giusto, per carità. E nessuno, credo, si sogni di chiederle conto di un selfie. Quello che però dovrebbe chiarire, e per la verità dovrebbe preoccuparla, è la facilità di relazione di alcuni alti esponenti del suo partito con questi personaggi, da quel che continua ad emergere da indagini e inchieste giornalistiche”. Lo scrive Nicola Fratoianni di Avs in un post che sarà pubblicato sui social.
“La persona del selfie sembrerebbe vicina a Fidanza ed è parte dello stesso clan (i Senese) per cui- prosegue il leader rossoverde- è finito nei guai Delmastro, per la triste e nota vicenda degli affari in comune con i prestanome del boss. Un po’ troppe casualità tutte insieme? Proprio perché rivendica il suo impegno antimafia, Meloni dovrebbe essere in prima linea a cercare di capire se e come sia stato possibile che la sua organizzazione sia stata infiltrata da personaggi della malavita e, se avvenuta, con la complicità di quali dirigenti del suo partito. Dovrebbe- conclude Fratoianni- ringraziare i giornalisti che fanno il loro lavoro, invece di attaccarli, perché consentono alla verità di venire alla luce. Così facendo preservano la democrazia. Meloni chiarisca”.
FDI: IMPEGNO MELONI TESTIMONIATO DAI FATTI, INDIGNATI DA QUESTO GIORNALISMO
“Il giornalismo del campo largo in servizio effettivo e permanente oggi ha sfornato una tesi che va ben oltre la strumentalizzazione politica alla quale ci hanno abituati, sfociando quasi nella calunnia. La batteria dei quotidiani di riferimento delle sinistre infatti, partendo da un selfie scattato da un malavitoso assieme al presidente Meloni, con una ricostruzione assurda e paradossale, adombrerebbe dei legami con il clan dei Senese. È evidente che il selfie sia stato scattato in una occasione pubblica, non dal presidente ma dallo stesso soggetto che riferiscono essere collegato al clan. Circostanza impossibile da evitare per ogni politico in occasioni pubbliche. L’impegno del presidente Meloni e di questo governo contro ogni mafia è però testimoniato dai fatti, che raccontano di miriadi di arresti di super latitanti, nonché del merito esclusivo di aver strenuamente mantenuto in piedi l’istituto del carcere duro per i mafiosi. Non si può dire che il medesimo impegno sia stato assolto con tanta solerzia dalle forze politiche che oggi si scagliano irragionevolmente contro Giorgia Meloni. La storia personale del presidente Meloni nella lotta alla mafia parla da sola e come gruppo di Fratelli d’Italia della Commissione antimafia, ci diciamo indignati da questo modo di fare giornalismo e tributiamo al presidente del Consiglio tutta la nostra solidarietà”. Lo dichiarano i componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Antimafia.
CROSETTO: DA QUOTIDIANI DELLA DISINFORMAZIONE SOLO FANGO CONTRO MELONI
“Oggi i soliti quotidiani a servizio della disinformazione pubblicano una foto del 2019, un selfie, che ritrae il Presidente Giorgia Meloni con una persona. La persona è un delinquente. La cosa è un evidente problema per quella persona ma perché dovrebbe esserlo per Lei? Io nella mia vita avrò fatto migliaia di foto e selfie con persone che non conosco. Quindi Lei ne avrà fatte centinaia di migliaia. Come Renzi o Conte o gli attori, cantanti, sportivi. Qualcuno di loro, di noi, ha mai chiesto casellario giudiziario o curriculum o anche solo informazioni superficiali a chi chiede una fotografia? Io mai! Come tutti! Quindi che valore politico o morale o istituzionale ha pubblicare una foto così? Nessuno. È solo fango, solo un modo per dare fastidio ad una persona, per rovinare le giornate di lavoro e renderle più difficili, per ‘aiutare’ i propri amici in ogni modo possibile, anche il più scorretto e falso”. Lo scrive sui social il ministro della Difesa Guido Crosetto.
GASPARRI (FI): SOLIDARIETÀ A MELONI, BASTA CON SPECULAZIONE SUI SELFIE
“Basta con l’aggressione a Giorgia Meloni. Di foto occasionali di leader politici con persone che poi si sono rivelate discutibili ne abbiamo viste troppe. Anni fa quando sequestrarono un ristorante a Roma per accuse di riciclaggio, trovarono sul muro le foto di Prodi, ostentate con orgoglio, perché aveva mangiato per caso una volta lì. Nessuno ne trasse conseguenze negative. Può capitare a chiunque sia noto di essere fermato per un selfie per strada, ad un convegno, in un locale pubblico, certamente senza poter chiedere, certificati di buona condotta, indicazioni parentali e quant’altro. Basta con la speculazione sui selfie perché poi si potrebbe aprire una polemica più ampia. Ricordo foto con esponenti del fondamentalismo islamico in Italia e all’estero, che meriterebbero ben altre critiche per esponenti di altri settori politici, perché sono foto fatte nella consapevolezza delle persone che si avevano a fianco. Cosa che invece non riguarda i selfie che qualsiasi persona pubblica può fare strada o ad una manifestazione. Piena solidarietà a Giorgia Meloni”. Lo dichiara il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, Presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato.
RANUCCI: SU AMICO A CAMERA REPORT TRASMETTERÀ TESTIMONIANZA EX PARLAMENTARE E INTERCETTAZIONE 2020
“Risposta di Report alla nota della Camera dei deputati sulla presenza dell’esponente del clan senese in parlamento. In merito alla foto pubblicata da Report del referente del Clan Senese, Gioacchino Amico e Giorgia Meloni, e al fatto che Amico entrasse indisturbato in Parlamento, la Camera dei deputati rende noto ‘che non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa’. Report precisa che Report non ha mai parlato di pass permanente a nome di Gioacchino Amico, ma del fatto che avesse accesso libero a piacimento in una sede istituzionale“. Così il conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci sui social.
“La circostanza che Gioacchino Amico abbia avuto a sua disposizione una forma di accredito per entrare alla Camera- aggiunge- è attualmente al vaglio anche dell’autorità inquirente. Report manderà in onda nella prima puntata la testimonianza che ci ha rilasciato un ex parlamentare che si è recato a Montecitorio insieme ad Amico, dalla quale risulterebbe che il referente lombardo del clan Senese sarebbe entrato senza bisogno di presentare i documenti. Inoltre, in un’intercettazione del 2020, l’attuale assistente della sottosegretaria di Fdi, Paola Frassinetti garantisce al referente del clan Senese di ‘stare sereno perché ad aprire le porte’ della Camera, ci avrebbe pensato lei. Report in onda alle 20.30 su Rai3″.







