ROMA – Trentanovesimo giorni di guerra in Medio Oriente, teoricamente l’ultimo prima della scadenza prefissata da Trump prima di “radere al suolo” l’Iran. Cosa che per il Presidente degli Stati Uniti potrebbe ridursi ad un’operazione di 4 ore, nella quale il diritto internazionale andrebbe definitivamente a farsi benedire. Trump – a diretta domanda dei giornalisti – ha affermato di non essere “per niente” preoccupato di commettere possibili crimini di guerra, e ha nuovamente minacciato di distruggere ponti e centrali elettriche iraniane se Teheran non dovesse riaprire lo stretto di Hormuz entro le 2 del mattino italiane. “Sapete cos’è un crimine di guerra? Possedere un’arma nucleare”, ha risposto. Poi ha rilanciato: “Stanotte un’intera civiltà morirà”.
L’Iran ha respinto la prima proposta di cessate il fuoco di 45 giorni, affermando di volere una soluzione definitiva al conflitto. Tutti gli aggiornamenti:
21.40 – PAPA LEONE XIV: “MINACCE CONTRO IL POPOLO IRANIANO INACCETTABILI”
A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum lanciato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sull’Iran, il Papa torna a chiedere uno stop ai conflitti e invita a scegliere la via della pace. All’uscita da Castel Gandolfo, il Pontefice ha richiamato quanto già detto nel messaggio dell’Urbi et Orbi: “Invito tutti a scegliere la pace e non la violenza, evitando una guerra che continua ad aggravarsi e non porta a nulla”. Il Papa interviene mentre cresce la tensione internazionale e definisce “inaccettabile” la minaccia contro il popolo iraniano, sottolineando come la crisi in atto non sia solo una questione di diritto internazionale, ma anche di responsabilità morale. Un’escalation che si inserisce in un contesto già segnato da crisi economica ed energetica e da una forte instabilità in Medio Oriente, con il rischio di alimentare ulteriormente odio e divisioni a livello globale. “Dobbiamo tornare al dialogo – ha aggiunto – cercare soluzioni pacifiche e ricordare soprattutto le vittime innocenti: bambini, malati, persone indifese che stanno pagando il prezzo più alto”. Il Pontefice ha poi ribadito che gli attacchi alle infrastrutture civili violano il diritto internazionale e rappresentano “un segno di divisione e distruzione”. Infine, l’appello ai cittadini dei Paesi coinvolti: “Chiedete ai vostri leader di lavorare per la pace e di fermare la guerra. Le persone vogliono la pace”.
21.33 – P. CHIGI: POPOLAZIONE CIVILE NON DEVE PAGARE PREZZO COLPE PROPRI GOVERNANTI
Il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili. Così in una nota di palazzo Chigi. L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo. Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti. Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi.
ORE 20 – GIURISTA USA: POST TRUMP SAREBBE PROVA PROCESSO SUO CARICO

Se Donald Trump dovesse dare seguito alla sua minaccia per la quale “un’intera civiltà morirà stanotte” in Iran, il suo post su Truth Social “sarà la prova principale nei futuri processi per crimini di guerra“. Parole di Oona Hathaway, professoressa alla Law School all’Università di Yale, negli Stati Uniti.
Il messaggio della docente è stato pubblicato su X. A rilanciarlo non solo tanti follower ma anche l’emittente Al Jazeera, che ha sede in Qatar. “Tragicamente”, ha scritto Hathaway, “sono coloro che eseguono ordini manifestamente illegali ad avere più probabilità di essere chiamati a risponderne”.
19.30 – HORMUZ, VETO ALLA BOZZA DI RISOLUZIONE AL CONSIGLIO ONU
Al Consiglio di sicurezza dell’Onu, Russia e Cina hanno posto il veto a una bozza di risoluzione che incoraggiava ad attuare sforzi difensivi e coordinati per garantire la sicurezza dello stretto di Hormuz.
Secondo il servizio informativo delle Nazioni Unite, 11 Paesi hanno votato a favore e due si sono astenuti (Pakistan e Colombia).
A proporre la bozza di risoluzione era stato il Bahrein, con il supporto di altri Stati del Golfo Persico.
Secondo l’ambasciatore russo all’Onu, Vassilij Nebenzia, la risoluzione “era piena di elementi sbilanciati, imprecisi e conflittuali”. Il diplomatico ha aggiunto che Mosca insieme a Pechino ne proporrà una differente, “coincisa, equa e bilanciata”.
16:00 – L’IRAN HA RILASCIATO DUE CITTADINI FRANCESI
Sono stati rilasciati dalle autorità di Teheran Cecile Kohler e Jacques Paris, i due cittadini francesi detenuti in Iran con l’accusa di spionaggio dal 2022. A darne notizia, il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, che in un post su X scrive che Kohler e Paris “sono liberi e stanno tornando sul territorio francese. Un gran sollievo per tutti noi e le loro famiglie”. Quindi Macron ha ringraziato le autorità dell’Oman, che hanno mediato il rilascio. I due erano stati arrestati nel 2022 e condannati, a ottobre scorso, a venti e diciassette anni di reclusione rispettivamente. Poi, la sentenza di assoluzione che aveva capovolto il verdetto.
La magistratura iraniana aveva tuttavia imposto il divieto di lasciare il Paese e così Kohler e Paris da allora risiedevano nell’ambasciata di Francia a Teheran. La stampa francese evidenzia che il loro ritorno era condizionato dal rilascio di un detenuto iraniano trattenuto dalle autorità dell’Esagono.
Tale liberazione giunge in una giornata di escalation e grandissima pressione per l’Iran, dopo che gli Stati Uniti di Trump hanno dato un ultimatum per il cessate il fuoco di 45 giorni che termina alle ore 20 americane (ossia nella notte italiana).
15:30 – VANCE RIVENDICA LE BOMBE SU KHARG
Il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, ha rivendicato gli attacchi sull’isola iraniana di Kharg, un hub fondamentale per l’esportazione di greggio per la Repubblica islamica. Il Numero due della Casa Bianca è intervenuto sul tema nel corso di una conferenza stampa a Budapest, dove è arrivato per una missione di due giorni in vista delle elezioni di domenica prossima. Vance, nel punto stampa congiunto col premier Viktor Orban, ha detto: “Da quanto ho capito, dopo averne parlato con Pete Hegseth”, il segretario alla Difesa, “e con il generale Dan Caine”, il capo di Stato maggiore, “avevamo intenzione di colpire alcuni obiettivi militari sull’isola di Kharg. Credo che lo abbiamo fatto”. Tuttavia, secondo il vicepresidente tale azione non rappresenterebbe “un cambio di strategia” rispetto all’ultimatum sul cessate il fuoco che scade stanotte. “Il presidente- ha aggiunto Vance- ha fissato una scadenza tra circa dodici ore negli Stati Uniti, e scopriremo presto cosa succederà. Ci saranno molte trattative da qui ad allora, e spero che si arrivi a una buona soluzione”.
14:20 – TRUMP: “STANOTTE UN’INTERA CIVILTÀ MORIRÀ”
“Stanotte un’intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. Così Donald Trump in un messaggio sul suo social Truth. “Tuttavia, ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, dove prevalgono menti diverse, più intelligenti e meno radicalizzate, forse qualcosa di rivoluzionario e meraviglioso potrà accadere, chi lo sa? Lo scopriremo stanotte, in uno dei momenti più importanti della lunga e complessa storia del mondo”, continua il presidente Usa. “47 anni di estorsioni, corruzione e morte, finalmente finiranno. Dio benedica il grande popolo dell’Iran!”, conclude.
14:00 – ESPLOSIONI SULL’ISOLA DI KHARG
L’agenzia di stampa iraniana Mehr riferisce di “alcune esplosioni” sull’isola strategica di Kharg, hub essenziale per il commercio del greggio iraniano. La fonte non dà ulteriori dettagli, ma dall’avvio della guerra israelo-statunitense contro l’Iran il presidente Donald Trump ha più volte minacciato di attaccare l’isola. L’ultima volta, il governo di Teheran ha risposto che un’eventuale “aggressione” a questa località strategica avrebbe comportato un blocco ai traffici marittimi anche lungo il Golfo Persico.
Quest’oggi l’offensiva di Washington e Tel Aviv contro l’Iran si è fatta più intensa, con l’obiettivo di costringere l’Iran ad accettare un ultimatum sul cessate il fuoco e a sbloccare lo Stretto di Hormuz.
12:30 – C’È STATO UN ATTENTATO VICINO AL CONSOLATO ISRAELIANO A ISTANBUL
C’è stata una sparatoria vicino al consolato israeliano a Istanbul, in Turchia. Davut Gul, governatore della capitale, ha dichiarato ai giornalisti presenti sul posto che tre individui armati di fucili e pistole hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con la polizia. Le prime notizie parlavano di tre persone uccise sul posto, ma secondo Gul, un aggressore è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti. Anche due agenti di polizia sono rimasti feriti. Gul ha affermato che non c’è personale diplomatico israeliano presso il consolato di Istanbul da due anni e mezzo.
Le autorità hanno identificato i tre attentatori. Mustafa Ciftci, il ministro degli Interni turco, ha scritto su X che uno degli attentatori aveva legami con “un’organizzazione che sfrutta la religione”. Due degli attentatori erano fratelli, uno dei quali con precedenti penali per reati legati alla droga. Non è ancora chiaro se il consolato israeliano fosse l’obiettivo degli attentatori.
11:50 – ISRAELE ORA COLPISCE LE LOCALITÀ CRISTIANE
Mentre Israele prosegue l’invasione di terra dal confine fino al fiume Litani – la testata Haaretz ieri citava una nota dell’esercito, secondo cui sarebbe stato completato lo schieramento di uomini e mezzi lungo la cosiddetta “linea missilistica anticarro” – il governo di Beirut stamani è dovuto intervenire per rassicurare la popolazione di una “presenza rafforzata” nel resto del Paese. Un missile israeliano, come scrivono i media locali, ha infatti raggiunto Ain Saadeh, un villaggio sulle colline sopra Beirut, uccidendo un ufficiale delle Forze Libanesi – un gruppo politico-militare cristiano – sua moglie e un loro vicino.
Come evidenziano ancora i media locali, è la prima volta che questa località a maggioranza cristiana viene colpita, e il doppio attacco ha “scatenato il panico” tra i residenti. Anche nella guerra del 2024 le zone cristiane sono state risparmiate dai raid, ma l’esercito israeliano stavolta sostiene di aver colpito “un obiettivo terroristico”, aggiungendo che ora è al lavoro per “esaminare i danni collaterali” causati dal Raid. Il ministro degli Interni libanese Ahmad Hajjar, dopo un incontro con il Presidente Joseph Aoun, ha fatto sapere di essere “impegnato a garantire una maggiore presenza delle forze di sicurezza nelle regioni” e di aver “impartito direttive per rassicurare la popolazione e proteggere i cittadini”. Il tema, spiega la testata, è la frammentazione della società libanese lungo linee entico-religiose, a cui da marzo si aggiunge il tema degli appartamenti in affitto concessi a persone sfollate che potrebbero avere legami col gruppo musulmano Hezbollah.
11:20 – “SOLLEVIAMO TRUMP”
Alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti sono tornati a chiedere di sollevare Donald Trump dall’incarico di presidente degli Stati Uniti al termine del discorso sulla guerra in Iran pronunciato la scorsa domenica di Pasqua, facendo ricorso al 25esimo emendamento. Si tratta dell’articolo della Costituzione varato nel 1965 che consente all’amministrazione di approvare a maggioranza semplice la rimozione di un presidente, qualora si presentino condizioni oggettive che lo rendano incapace di svolgere le proprie funzioni, e di sostituirlo con il vicepresidente.
11:00 – KHAMENEI FORSE È IN COMA
Il quadro che emerge da un memorandum diplomatico ripreso dal Times, basato su intelligence americana e israeliana e condiviso con gli alleati del Golfo, è questo: Mojtaba Khamenei, 56 anni, nominato successore del padre Ali dopo la sua morte nel raid del 28 febbraio, si trova ricoverato a Qom in gravi condizioni. “Non è in grado di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, si legge nel documento visionato dal giornale britannico. Inabile al servizio militare. In cura per una condizione medica severa. Privo di sensi, secondo alcune fonti. L’Iran, nel frattempo, insiste che la nuova Guida Suprema sia “al comando.”
10:00 – PAKISTAN: FASE CRITICA
“Gli sforzi positivi e produttivi del Pakistan, compiuti in buona volontà e con buoni uffici per fermare la guerra, si stanno avvicinando a una fase critica e delicata… Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti”. Lo scrive in un post su X l’ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran in Pakistan, Reza Amiri Moghadam.
9:45 – CATENE UMANE DAVANTI ALLE CENTRALI
Se Trump minaccia di colpire obiettivi civili vitali come le centrali elettriche, in Iran si organizzano in vista della scadenza dell’ultimatum. Il viceministro per lo Sport e i Giovani Alireza Rahimi ha invitato la popolazione a creare catene umane attorno alle centrali elettriche, invitando “giovani, personaggi del mondo della cultura e dell’arte, atleti e campioni”.
9:00 – “NON PRENDETE TRENI”
L’esercito israeliano ha sconsigliato ai cittadini iraniani di viaggiare nel Paese, preannunciando di fatto imminenti attacchi alla rete ferroviaria iraniana. “Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di astenervi dall’utilizzare i treni o dal viaggiare in treno in tutto il Paese da ora fino alle 21:00 ora iraniana”, ha scritto l’esercito sul suo account X in lingua persiana. “La tua presenza sui treni e in prossimità dei binari mette a rischio la tua vita.”
8:00 – L’ONU VOTERÀ SULLO SBLOCCO DELLO STRETTO, MA SENZA FORZA
Si prevede che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite voterà oggi una risoluzione (annacquata) che chiede lo sblocco dello Stretto di Hormuz. La proposta è molto lontana dall’obiettivo iniziale dei Paesi del Golfo, che prevedeva di ottenere l’autorizzazione per liberare l’isola con la forza; una bozza visionata lunedì dall’AFP non menziona più l’autorizzazione all’uso della forza, nemmeno a scopo difensivo.
7:00 NOTTE DI ATTACCHI SULL’IRAN
Notte di attacchi israelo-statunitensi su teheran e provincia, dove secondo le fonti di stampa internazionale hanno perso la vita almeno quindici persone. Secondo l’agenzia di stampa Mehr, nei raid è stata colpita anche la località orientale di Pardis, dove i soccorritori hanno tratto da sotto le macerie sei persone. Altre nove vittime si registrano a Shahriar, nella parte occidentale della città.
Il corrispondente iraniana dell’emittente Al Jazeera riferisce che i caccia stanno continuando a sorvolare la capitale, dove riferisce di aver udito due potenti esplosioni.







