Nel 2020 record di soccorsi al centro Lipu di Ferrara

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Il 'Giardino delle Capinere' ha accolto in un anno 1.436 animali di 68 specie autoctone e quattro esotiche o domestiche
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FERRARA – Chiuso alle visite, ma sempre aperto per l’accoglienza degli animali feriti e in difficoltà, il ‘Giardino delle Capinere’ di Ferrara fa un bilancio sulle attività dell’anno scorso e registra un record per quel che riguarda i soccorsi prestati agli animali. Nel 2020, fa infatti sapere il Comune, sono stati consegnati al Centro recupero animali selvatici (Cras) della Lipu, in via Porta Catena 118 a Ferrara, 1.436 animali di 68 specie autoctone e quattro esotiche o domestiche. La maggior parte degli esemplari consegnati e soccorsi appartiene alla classe degli uccelli (79,5%), seguono i mammiferi (18,9%) e i rettili (1,0%). Numeri che valgono alla Lipu il ringraziamento dell’assessore all’Ambiente, Alessandro Balboni, che tiene a sottolineare come l’amministrazione “abbia anche cercato di mettere i volontari nelle migliori condizioni per operare, investendo importanti risorse per la manutenzione del verde, la ristrutturazione del vecchio stagno e la piantumazione di nuovi alberi”.

L’andamento mensile degli arrivi, si legge nel report della Lipu ferrarese, “ha visto, come negli anni precedenti, un’impennata tra aprile e luglio, mesi del massimo del periodo riproduttivo degli uccelli“. Il picco si raggiunge sempre a giugno (331 animali nel 2020, con una media di oltre 11 nuovi ricoveri al giorno). Diverse, anche nel 2020, “le specie rare o ecologicamente rilevanti che sono state ricoverate: basti ricordare l’esemplare di pavoncella, classificata da BirdLife come Spec1, cioè in uno stato di conservazione critico, le molte passere d’Italia, Balestrucci e Assioli, classificati Spec2″. Sono stati affidati alle cure della Lipu ferrarese anche “esemplari di specie ancora diffuse ma sempre più rare come assiolo, pigliamosche, rondone comune, civetta, barbagianni e molte altre”.

Complessivamente, “un terzo degli uccelli ricoverati nel 2020 risulta essere più o meno gravemente minacciato“. Insomma, commenta il responsabile di Lipu Ferrara, Lorenzo Borghi, “nonostante il fermo delle attività, noi non ci siamo fermati”, come dimostra il fatto che “per quel che riguarda la consegna di animali feriti o in difficoltà, il 2020 è stato il terzo anno di maggior afflusso da quando abbiamo cominciato a fare il Centro di recupero, nel 1993″. Resta purtroppo il rammarico per “aver dovuto dire di no alle scuole per il secondo anno di fila, non potendo far entrare le persone a visitare il centro”.

L’impossibilità di accogliere visitatori ha avuto anche un impatto negativo dal punto di vista economico, visto che “anche le donazioni a favore della Lipu ferrarese sono calate“, ma “per fortuna- evidenzia Borghi- dal Comune abbiamo sempre avuto un aiuto“. Una buona notizia, che però viene controbilanciata da una negativa, dal momento che “è venuto a mancare il supporto che arrivava dalla Provincia attraverso il Settore Agricoltura, adesso in capo alla Regione”. Quello regionale, spiega infatti il responsabile della Lipu di Ferrara, “è un calderone ampio, che ci sostiene effettivamente per la parte che riguarda l’acquisto di alimenti e medicinali e per le prestazioni veterinarie, ma non bisogna dimenticare che la struttura ha bisogno di utenze che hanno un costo fisso, a cui i volontari non possono sopperire”.

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