Sit-in esercenti a Napoli, quindici croci in spalla: “Portiamo peso delle chiusure”

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In piazza ci sono i mercatali, parrucchieri e barbieri che annunciano di riaprire domani nonostante le restrizioni imposte dal governo
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NAPOLI. – Quindici ‘croci’ di cartone portate in spalla dagli imprenditori oggi a Napoli per manifestare a causa della crisi economica che ha colpito tutti i settori del commercio durante questo anno di pandemia. È la protesta in corso in piazza del Plebiscito, davanti alla sede della prefettura, dove si sono riuniti gli esercenti di svariate categorie. In piazza ci sono i mercatali, protagonisti ieri di una accesa protesta che per ore ha bloccato l’autostrada A1, parrucchieri e barbieri, che annunciano di riaprire domani nonostante le restrizioni imposte dal governo, ma anche negozianti, gestori di b&b, lavoratori dello spettacolo, partite Iva, ristoratori.

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“Queste 15 croci – spiega Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, sigla che ha organizzato il sit-in – rappresentano il peso che stanno portando le imprese in 395 giorni di chiusura dal primo lockdown, il sacrificio di tanti imprenditori. Molti di questi hanno chiuso le loro attività, impossibilitati a pagare fitti e tasse. Oggi Confesercenti consegna al prefetto Valentini una raccolta firme per chiedere al governo un decreto ad hoc per garantire sostegni alle imprese e agli imprenditori. In Campania abbiamo perso oltre il 50% di fatturato: nel 2019 era pari a 93 miliardi, nel 2020 è stato di 43 miliardi”. Schiavo ha condannato quanto accaduto ieri a Roma con scontri accesi in occasione delle protesta per chiedere le riaperture “infatti – dice – oggi faremo un applauso alle forze dell’ordine, a loro va il nostro ringraziamento e non la nostra violenza”. Nonostante l’appello di Confesercenti, i titolari di negozi di parrucchieri e mercatali hanno chiesto alle forze dell’ordine di “togliersi il casco e venire dalla nostra parte, perché loro uno stipendio a fine mese ce l’hanno. Domani apriremo tutto, restiamo tutti aperti”.

“Domani le attività di estetica e altre botteghe di Napoli apriranno. C’è tanto lavoro a nero che viene fatto a domicilio – spiega alla Dire Pietro Viviani dell’associazione Stamm Ca’ – e questo causa un aumento dei contagi, non certo l’apertura in sicurezza dei nostri negozi”. Vincenzo Staiano, pizzaiolo e titolare del ristorante ‘O Zi Aniello di Lettere, ha portato la ‘croce’ che simboleggia l’Iva davanti alla Basilica di San Francesco di Paola, pregando perché al più presto anche bar e ristoranti possano riaprire con il servizio al tavolo. “Vogliamo lavorare – osserva – siamo persone oneste, con l’asporto non riusciamo a fare niente, certo non riusciamo a mantenere le nostre attività e i nostri dipendenti. Ci eravamo organizzati, ci hanno fatto acquistare il plexiglass, abbiamo speso una marea di soldi. Ma per cosa? In Campania l’economia è ferma, ci restano solo le preghiere”.

GESTORI B&B: “QUATTRO STRUTTURE SU DIECI IN VENDITA, LE COMPRA LA CAMORRA

Chi ha potenzialità economiche perché guadagna illecitamente, e mi riferisco alla camorra, cerca di investire in un settore che è in ginocchio. Ad oggi quattro strutture ricettive extralberghiere su 10 presenti a Napoli sono in vendita. Non ne possiamo più, vogliamo ristori e riaperture”. A denuncialo alla Dire è Vincenzo Mazza, presidente di Aigo Campania, che oggi ha partecipato alla manifestazione degli esercenti in piazza del Plebiscito a Napoli. “In città – ha spiegato – su 4mila strutture ricettive, 3.800 sono extra alberghiere, mille con partita Iva e le restanti 2.800 con codice fiscale. Queste ultime – spiega Mazza – non ricevono alcun tipo di ristoro. Siamo chiusi da un anno, il turismo è uno dei settori più colpiti dalla crisi, eppure a Pasqua hanno aperto ai viaggi all’esterno. È ridicolo. Siamo in ginocchio: chiediamo ristori per le strutture con codice fiscale e sostegni per tutti”.

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