Coronavirus, Don Turato dall’Ecuador: “Di sanità privata si muore”

Il numero dei decessi potrebbe essere dieci volte superiore ai dati ufficiali
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ROMA – “Ieri sera la figlia di un signore deceduto per le conseguenze del virus mi confermava che nell’ora della sepoltura di suo papa’ ci saranno stati almeno 50 cadaveri in attesa. E stiamo parlando di un cimitero a Duran, una piccola citta’”. Ad affidare la sua testimonianza all’agenzia Dire e’ don Saverio Turato.

Missionario “fidei donum” di Padova, vive e lavora in Ecuador da oltre otto anni, dove insieme a un altro parrocco, due missionari laici e un gruppo di suore elisabettine assiste la fascia piu’ povera della popolazione. Di base a Duran, una citta di mezzo milione di abitanti a pochi chilometri dalla localita’ piu’ popolosa del Paese, Guayaquil, e’ costretto a stare in casa dalle misure imposte dal governo dal 14 marzo per combattere la diffusione del Covid-19, che a oggi ha fatto registrare nel Paese 3.500 casi stando ai dati ufficiali.

“Riusciamo comunque a sentire i nostri parrocchiani – dice il missionario – che ci raccontano di pickup in fila fuori dai cimiteri, di corpi senza vita abbandonati e di tante persone che si ammalano: solo ieri abbiamo fatto una lista delle persone di cui avevamo avuto notizie in giornata, 20 tra deceduti e ammalati, molti piu’ del solito”.

La questione dei numeri e’ controversa. Secondo don Turato, le persone che hanno perso la vita sono molte di piu’ di quelle confermate nelle statistiche ufficiali, che riferiscono di 240 morti. “Anche il governo inizia, solo in parte, a ravvedersi” dice il missionario. “Il presidente Lenin Moreno ha dichiarato che la realta’ e’ molto diversa dai dati trasmessi dalla Commissione di operazioni di emergenza (Coe): il numero dei decessi potrebbe essere dieci volte superiore“.

Secondo don Turato, non ci sono dubbi rispetto alle responsabilita’ della politica in questo e tra le cause principali ci sarebbero “corruzione, mediocrita’, irresponsabilita’ di chi e’ andato al potere senza capacita’ politico-amministrative”.

Il missionario ricorda che il governo precedente, guidato da Rafael Correa, “aveva deciso di investire nella salute e aveva realizzato diversi grandi ospedali pubblici che dovevano accogliere chi non poteva permettersi un’assicurazione sanitaria privata”. L’attuale esecutivo, pero’, ha cambiato priorita’.

“La salute pubblica non era piu’ importante – denuncia don Turato – e ora ci ritroviamo in una situazione in cui le autorita’ ammettono di non sapere piu’ come mantenere questi istituti, dove non c’e’ piu’ personale, e se c’e’ non e’ neanche in grado di utilizzare la comunque scarsa strumentazione che ha a disposizione”. Duran, la citta’ del missionario, sarebbe emblematica: “C’e’ un grande ospedale, che pero’ e’ in costruzione e ora inutilizzabile“.

La soluzione resta, per gli ecuadoriani che possono permetterselo, di affidarsi al “seguro social”, un’assicurazione comune di tutti coloro che sono sotto contratto lavorativo, che in Ecuador e’ gestita da privati. Spesso pero’ anche questo non e’ sufficiente, come nel caso del padre della ragazza di cui don Turato dice in apertura d’intervista: “Per alcuni giorni ha lamentato i sintomi del virus: tosse, problemi ai polmoni. Si e’ recato in ospedale, con il suo ‘seguro’, ma secondo i medici aveva i valori vitali gia’ troppo bassi; alla famiglia e’ stato detto di curarlo in casa, perche’ in ospedale non c’era possibilita’”.

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7 Aprile 2020
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