Migranti, viceministro Giro: “Subito legge contro povertà, non alziamo muri”

ROMA - "Se si divide la societa' a
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print


ROMA – “Se si divide la societa’ a pezzi saremo tutti piu’ insicuri“. Dura la presa di posizione del Viceministro degli Esteri Mario Giro, che attraverso il suo profilo Facebook lancia una critica all’Anci. L’Associazione dei Comuni chiede “maggiori poteri repressivi per i sindaci”, sulla scia di quanto offerto dal decreto Minniti, in discussione in questi giorni in Parlamento in attesa di essere convertito in legge. Ma per Giro conta un fatto: “Siamo di fronte a due emergenze: le famiglie italiane povere – complice la disoccupazione – e gli immigrati“. E per Mario Giro “la prima emergenza non puo’ essere slegata dalla seconda”.

Quindi spiega: “anche gli italiani sono poveri. I dati Istat sulla poverta’ sono gravi per un Paese occidentale: anziani abbandonati, bambini che non vanno a scuola”. Poi ricorda “gli allarmanti dati demografici pubblicati ieri“, secondo i quali la natalita’ nel nostro paese e’ a picco. Tutti i problemi che affliggono la societa’ italiana per il viceministro Mario Giro si possono risolvere proprio grazie ai migranti: “Ad alcuni puo’ sembrare paradossale ma non lo e’: solo gli immigrati ci permettono di tenerci a galla“, scrive ancora sul suo profilo Facebook.

In primo luogo, colmano il gap demografico. Per lui “non e’ diminuendo la popolazione – leggi: rimpatriando gli immigrati – che l’Italia ritrovera’ crescita e piena occupazione”. Secondo, forniscono braccia all’agricoltura. Ma in questo settore esiste il fenomeno del caporalato, uno “spazio di non-diritto” che e’ stato tristemente ricordato nei giorni scorsi dal rogo nel Gran ghetto di Rignano. “Il vero problema e’ il sistema corrotto di quel commercio agricolo preistorico, pieno di mafia e di sfruttatori, contro cui la magistratura e le forze dell’ordine si battono. Ma non possono farlo da sole”. Giro ne ha per tutti: “I sindacati- scrive ancora- dovrebbero contribuire a scardinare quel malefico intreccio che favorisce l’interesse di pochi e del malaffare”.

“Visto che servono all’agricoltura- suggerisce il rappresentante del governo-  riconosciamo diritti e rispetto ai migranti. Se la loro condizione sociale sale, crescera’ il resto attorno e alla fine anche il Pil”, la sua convinzione. Poi torna a parlare ai sindaci: “a Firenze si dice che occorre dare meno case agli stranieri (anticostituzionale). A Treviso- prosegue- si lasciano costruire muri: ghetti e gated communities. Tipo apartheid. A Ventimiglia si vieta con un’ordinanza di dar da mangiare gratuitamente ai migranti, di fare elemosina, mettendosi contro la nostra identita’ storica, culturale e religiosa”, il suo monito.

A conclusione della sua lunga riflessione, il Viceministro Mario Giro lancia un doppio invito al mondo della politica, che da un lato deve smettere “di manipolare la rabbia degli italiani verso un falso bersaglio”. Giro cita spesso l’espressione “lotta fra poveri”. “È uno scandalo”, una “fake news”, osserva, “che si dica – o si lasci credere – agli italiani in difficolta’ che il problema sono gli stranieri”.

D’altro canto, “e’ tempo che l’Italia si doti di una legge sulla poverta’, come gli altri Paesi europei“. “Gentiloni ha detto che la fara’. Al parlamento dico: va fatta subito. Altrimenti, al posto di fare la guerra alla poverta’, si fa la guerra ai poveri, magari a turno”. Poiche’ per il Viceminitro Giro il piu’ insidioso dei problemi e’ “alzare muri, reali o sociali”, che consistono nei “ghetti, per poveri o per ricchi”, allorche’ bisognerebbe lavorare per creare “citta’ vivibili per tutti. Si puo’ fare se si e’ animati da vera passione civile”, la sua conclusione.

di Alessandra Fabbretti

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»