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Space weather, il pericolo che viene dal Sole

La Space Weather Italian Community (Swico) si riunisce dal 9 all'11 febbraio a Roma, nella sede dell'Agenzia spaziale italiana (Asi)

ROMA – Per tre giorni- 9, 10 e 11 febbraio – l’Agenzia spaziale italiana (Asi) diventa la casa degli esperti dello Space Weather. Scienziati e ricercatori si riuniscono per la seconda edizione del Congresso della Space Weather Italian Community (Swico). 

La fisica delle relazioni tra Sole e Terra è studiata fin dall’antichità, ma negli ultimi decenni ha assunto un’importanza particolare perchè quello che succede sul Sole rischia di avere un impatto importante sulla tecnologia che siamo ormai abituati a usare ogni giorno. Blackout di energia elettrica, gps impazziti, aerei che rischiano di perdere la rotta, satelliti danneggiati, sono alcune delle conseguenze che le attività solari potrebbero avere sulla Terra. Prevedere e proteggersi non è semplice.  

Ne abbiamo parlato con il professor Umberto Villante, del Dipartimento Scienze Fisiche e Chimiche dell’Università degli Studi dell’Aquila e presidente della Community. “Quando parliamo di  Space Weather vuol dire che noi ci stiamo interessando delle manifestazioni dell’attività solare che hanno un impatto sulla nostra società: un impatto di tipo socio economico e tecnologico che via via crescente- spiega Villante, a colloquio con la Dire. Questo dipende dal fatto che le tecnologie moderne, ovviamente basate su elettronica, microelettronica, informatica, web eccetera, sono sempre più sensibili a queste manifestazioni dell’ attività solare. Quindi siamo in presenza di un impatto destinato ad aumentare nel corso degli anni. Lo Space Weather  si dedica allo studio di queste attività, a capire come innescano questa fenomenologia nello spazio circumterrestre, che cosa si può fare per attenuarne le conseguenze e magari anche per cercare qualcosa su processi di previsione”.  

Sicuramente avrete sentito parlare di tempeste solari, un cappello sotto cui sono comprese diverse manifestazioni turbolente della nostra stella. “Nella vulgata si usa il termine di tempesta solare,  con cui si  intendono una serie di fenomeni: il brillamento solare che è un’emissione di  una grande quantità di energia elettromagnetica (diciamo che che avviene  in particolare negli anni di maggiore attività solare) sulle cosiddette espulsioni di massa coronale, Coronal mass ejection, cioè  delle vere e proprie esplosioni che immettono nello Spazio interplanetario grandi quantità di particelle di plasma che viaggiano a velocità tra  duecento-trecento fino ai duemila chilometri al secondo e che potranno impattare la Terra. Al tempo stesso, durante una tempesta solare vengono emesse particelle energetiche, protoni ed elettroni, a velocità relativistiche, e che quindi raggiungeranno la Terra in tempi dell’ordine di una decina di minuti, mentre il Coronal Mass Ejection raggiungerà la Terra, se la raggiunge, con tempi di due tre giorni, le particelle energetiche  e gli effetti del brillamento arriveranno prima”.

Avere delle previsioni può permettere a chi è sulla Terra di schermarsi e difendersi? “Schermarsi per difendersi non è così facile, nel senso che uno può organizzare dei processi più o meno sofisticati. Per esempio se uno è in grado di prevedere un fenomeno del genere, può evitare, per i satelliti, alcune manovre particolarmente a rischio, diciamo disinnescare della strumentazione durante tutto il periodo in cui si prevede che arrivi l’attività solare. Per il resto per gli effetti a Terra, per esempio, sono molto notevoli quelli sulla distribuzione dell’energia elettrica e allora qui c’è il problema di capire quali parti di una rete possono essere soggette a questa extra corrente: si  potrebbe disinnescare quel settore della rete ed evitare danni alla strumentazione. Poi ci sono notevoli problemi con la trasmissione radio, con il controllo del traffico aereo, con il GPS, e sono tutti i problemi destinati a crescere. I meccanismi di previsione non sono ancora così efficienti. Ci si sta lavorando molto, ma  si tratta di prevedere un Coronal mass ejection e un brillamento solare, capire se il  Coronal mass ejection sarà diretto verso Terra, capire quale sarà il tempo di impatto con buona precisione su quella che noi chiamiamo magnetosfera terrestre e soprattutto capire l’ efficienza del trasferimento di energia che dipende da vari parametri, in particolare dall’orientazione del campo magnetico interplanetario, perché le conseguenze di un Coronal mass ejection non sono sempre le stesse: possono essere trascurabili o possono essere estremamente intense sul nostro pianeta. Su tutto questo si sta lavorando”.

Il tema dello Space Weather richiede conoscenze interdisciplinari: raccoglie per un confronto fisici, astrofisici, geofisici, enti che vanno dal Cnr, all’Ingv, all’Infn e all’Asi, naturalmente le università, tutti uniti in una ricca comunità italiana che, assicura Villante, “gioca un ruolo di assoluto rilievo a livello internazionale in questa disciplina”.

Durante la tre giorni verrà assegnato anche il premio Franco Mariani,  istituito per onorare la memoria di un maestro recentemente scomparso, uno dei padri della fisica spaziale in Italia. Il premio è destinato ai giovani che si distinguono nella disciplina dello Space weather. 

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2022-02-07T14:18:00+02:00