Minoranza, Giovagnoli (Psd): “Governo senza piani, si faccia da parte”

Dopo il braccio teso alla maggioranza, con la proposta di dare vita a un governo di unità nazionale, le dimissioni di Simone Celli dal Consiglio grande e generale non appaiono affatto al Psd una risposta sufficiente
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SAN MARINO – Dopo il braccio teso alla maggioranza, con la proposta di dare vita a un governo di unità nazionale, le dimissioni di Simone Celli dal Consiglio grande e generale non appaiono affatto al Psd una risposta sufficiente. Non dimostrano infatti il cambiamento auspicato in Adesso.sm e in un governo “senza piani” per affrontare le emergenze del sistema bancario e del debito pubblico e a cui non resta che “farsi da parte”. Anzi, l’ex Segretario ed ex consigliere di Ssd “non può essere il capo espiatorio delle malefatte e del non fatto di questo governo”. Il Segretario del Partito dei socialisti e democratici, Gerardo Giovagnoli, intervistato da Dire, parla dell’attualità politica, anche all’indomani del report conclusivo del Fondo monetario europeo e degli interrogativi che ha suscitato la smentita di una richiesta di finanziamento da parte di San Marino.

Auspica una pacificazione istituzionale, raggiungibile però solo in una fase post elettorale o con l’agognato governo di unità nazionale. Guarda poi all’Europa, e soprattutto boccia il Segretario di Stato Nicola Renzi per non aver valorizzato tra i sammarinesi le opportunità- oltretutto necessarie all’economia nazionale- che l’accordo di Associazione può portare al Paese. Ma guarda anche a un primo partito della coalizione, Ssd, che “non dice cose di sinistra”, a un possibile “dopo-Adesso.sm” infine alle elezioni, con una nuova legge elettorale. 

1) Il vostro recente appello alla maggioranza per un governo di unità nazionale sembra caduto nel vuoto. L’uscita di scena di Simone Celli anche dal Consiglio grande e generale può rappresentare però un passo in avanti per il rinnovamento, anche nel modo di rapportarsi alla minoranza, di Adesso.sm? Per prima cosa, sarebbe necessario avere la consapevolezza dello stato di emergenza in cui si trova il paese. La maggioranza ed il governo non pare abbiano tale consapevolezza. Anzi nelle ultime settimane sono emerse chiaramente due verità: Adesso.sm non ha nessun piano per fare fronte al debito e allo sbilancio nelle banche che ha voluto lei stessa fare emergere. La seconda verità è che l’ex Segretario di Stato Celli, ora anche ex Consigliere, non può essere il capo espiatorio delle malefatte e del non fatto di questo governo. Prima di parlare di unità nazionale, questo governo si deve fare da parte, la maggioranza prendere atto della impossibilità a proseguire da sola e lanciare un progetto rivolto a tutti su pochi punti per mettere in sicurezza il paese e le sue istituzioni prima di tornare al voto con una legge elettorale che corregga la mostruosità di un premio di maggioranza che può regalare oltre la metà dei seggi a chi vince.

2) Le dichiarazioni del capo delegazione Fmi smentiscono l’ipotesi di una richiesta di finanziamento di San Marino al Fondo. Anche se di questa ipotesi se ne è parlato molto nei mesi scorsi a livello politico. Eppure, sempre l’ultima missione del Fmi, richiama all’urgenza del risanamento del settore bancario, cosa che include la ricapitalizzazione di Cassa di Risparmio e costi pesanti per il bilancio pubblico. Insomma, ormai l’indebitamento estero non è più un tabù, ma una necessità. Dove pensate si potrebbe rivolgere San Marino?

Il governo ha lavorato fino a qualche mese fa per raggiungere un accordo con l’FMI che potesse poi favorire l’accesso ad altri finanziamenti. Improvvisamente si è abbandonato tale percorso. Perché? Stanno pensando di rivolgersi a istituzioni private o a paesi disponibili? A quali condizioni? Per coprire un debito o per fare investimenti? Le due cose sono profondamente diverse. L’opposizione ha ragionato sul fatto che piuttosto che andare in giro per il mondo con il “cappello in mano”, sia più opportuno ragionare con la Repubblica Italiana e nell’ambito di un nuovo accordo bilaterale mutuamente vantaggioso, attivare anche delle linee di credito. 

3) Accordo di Associazione con l’Unione Europea: se fossi al posto del Sds Renzi, cosa faresti di diverso rispetto al negoziato in corso? Quali sono i principali rischi in questa fase delle trattative per San Marino? 

Nel documento da poco reso pubblico del Parlamento Europeo si dice esplicitamente che bisogna cogliere l’opportunità offerta dai negoziati sull’accordo di associazione per dimostrare il valore di un rafforzamento delle relazioni e dell’integrazione con l’UE. La percezione invece continua ad essere negativa. Bisogna far capire che la Repubblica non ha alcuna possibilità, a meno di tornare a fare i “contrabbandieri”, di rilanciare l’economia ed il settore finanziario, se il mercato in cui operiamo è solo quello sammarinese. Nessuna banca o banchiere è interessato al mercato sammarinese e anche le aziende continuano a pagare la burocrazia e i costi dell’essere extracomunitari. Ma soprattutto i cittadini sammarinesi sono di serie b appena superato il confine: chiediamoci quanti in questi ultimi anni hanno preso anche la cittadinanza italiana, ovvero europea, per lavorare, viaggiare, studiare. Quante opportunità stiamo perdendo anche nel settore della ricerca, dell’università e dell’innovazione per l’impossibilità di utilizzare i finanziamenti EU. In questa asfittica e claustrofobica atmosfera che si vive in questi mesi, raccontare che possiamo allargare la nostra sfera d’azione e permettere che si cresca nel confronto con il mondo, almeno quello continentale, è una necessità. Il rischio che stiamo correndo con l’impostazione del SdS agli Esteri e dell’intero governo, è che la gente non capisca l’avanzamento ed i vantaggi dell’Accordo di Associazione e che per reazione si preferisca l’autarchia o il ritorno “all’amicizia protettrice” italiana. Per quanto mi riguarda avere rapporti più stretti con l’Italia e con l’UE non sono elementi in contraddizione, anzi sono entrambi improcrastinabili.

4) Tribunale, Banca centrale, rapporti con la politica: nell’ultimo anno fuori e dentro l’Aula consiliare non si è parlato di altro, e su questi argomenti lo scontro politico è stato e resta fortissimo. Ci sono, e in caso quali possono essere, le condizioni per una tregua? 

Si può parlare di pacificazione istituzionale, oltre che di messa in sicurezza economica, o dopo le elezioni o se sono verificate le condizioni già espresse per una unità nazionale. Sicuramente non è tollerabile che il tribunale dia l’impressione di soffrire di lotte intestine. Se si continua così qualcuno penserà che sarà necessario azzerare il Tribunale: non ce lo possiamo permettere. Banca Centrale ha subito un deragliamento totale con la gestione Savorelli e Moretti, ora pare esserci più ragionevolezza ma lo stato del sistema bancario ed il suo ridimensionamento richiedono riforme pesanti anche in Banca Centrale. 5) Per l’opposizione i tempi siano maturi per parlare di un “dopo-adesso.sm”? Che ruolo ambisce ad avere il Psd nel contesto politico attuale? La cittadinanza vede che la politica sta dando un pessimo spettacolo, che il grado di litigiosità è elevatissimo e che il momento è però delicatissimo. Nel PSD abbiamo ben presente questo sentimento e lavoriamo per riportare al centro del dibattitto le grandi questioni: far avanzare il sistema paese, tornare competitivi su un progetto credibile e non sulle opacità e le differenziazioni border line, rivolgere l’ottica agli accordi internazionali, preservare lo stato sociale e diminuire le disparità. In questo contesto vediamo che il maggior partito della sinistra, SSD, non parla di UE, del lavoro come tema chiave, di necessità di elaborare a medio termine invece che governare alla giornata. Il PSD continuerà a lavorare per riportare assieme le tante anime riformiste che tuttora rappresentano molti cittadini sammarinesi e lascia aperta la porta a chi, in maggioranza, vorrà fare uno scatto di consapevolezza e ammettere gli errori fatti e soprattutto lo smarrimento in cui si trova l’azione di governo ora. In ogni caso le relazioni con il PS sono di grande sintonia e l’opposizione sta trovando, pur provenendo da coalizioni diverse, una serie di convergenze su cui far nascere il dopo Adesso.sm. Servono proposte diverse da quelle del 2016 e il PSD è pronto a fare la sua parte nell’ambito socialista e riformista, superando anche le attuali sigle se c’è in ballo un progetto che supera tutte le parti coinvolte.

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7 Febbraio 2019
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