Sfregiati dall’Isis, i busti di Palmira rinascono grazie a restauro Iscr/VIDEO

Il restauro si concluderà a fine febbraio, poi le opere saranno restituite a Damasco
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ROMA – Tornano alla vita i due busti di Palmira sfregiati dalla furia dell’Isis e ora restaurati dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr). Messi in salvo subito dopo la breve liberazione della città siriana, i due altorilievi funerari del II-III secolo dopo Cristo sono stati affidati all’Italia grazie a un accordo siglato tra l’associazione Incontri di civiltà e la direzione Antichità di Damasco. Protagonisti lo scorso ottobre di una mostra al Colosseo, oggi i preziosi reperti conservati nei laboratori di Roma del San Michele hanno ricevuto la visita del ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e del presidente di Incontri di civiltà, Francesco Rutelli.

“Qui- ha detto Franceschini- si incrociano la qualità dei nostri Istituti e la prova di affidabilità in tutto il mondo che il nostro Paese ha conquistato nei decenni. La serietà dei nostri rapporti internazionali consente di affidare delle opere all’Italia”. Per il restauro, che si concluderà a fine febbraio, quando le opere saranno restituite a Damasco, l’Istituto superiore guidato da Gisella Capponi ha messo in campo anche tecniche 3D per la ricostruzione delle parti mancanti. “Abbiamo fatto una piccola operazione miracolosa- ha aggiunto Rutelli- L’Italia, secondo la sua tradizione, si presta a fare un’operazione così delicata per coerenza con i propri valori sulla conservazione del patrimonio universale”.


ISCR: COSÌ SALVIAMO OPERE PALMIRA FERITE DA ISIS

I colpi del martello sono ancora visibili sui volti e sulle mani dei due busti funerari, diventati icone dell’arte ferita a Palmira dalla furia dell’Isis. Dopo un viaggio eccezionale, le opere del II-III secolo dopo Cristo sono arrivate in Italia grazie a un accordo tra il governo, l’associazione Incontri di civiltà e la direzione Antichità di Damasco. Oggi sono al sicuro nei laboratori dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, dove un’equipe di esperti sta lavorando per restituire ai busti la loro bellezza originale. “Sono arrivati qui in condizioni abbastanza disperate. Si presentavano frantumati, probabilmente a causa delle martellate subite”, ha spiegato Luciana Festa, restauratrice Iscr. Dopo la fase diagnostica, i tecnici hanno ricollocato i frammenti recuperati, integrandoli con una malta. Per le zone più colpite, come i volti, l’Iscr userà invece una tecnica all’avanguardia che permetterà di rimodellare le parti mancanti e di stamparle in 3D con sinterizzazione laser di polvere di nylon. Un sistema che permetterà di restituire integrità alle opere, senza però vincolarle in modo permanente, visto che le aggiunte saranno rimovibili.

Luciana Festa

Le opere sono arrivate al San Michele subito dopo la mostra ‘Rinascere dalle distruzioni‘, ospitata al Colosseo lo scorso ottobre. “Siamo riusciti a farle arrivare appena in tempo per esporle”, ha raccontato Frances Pinnoch, codirettore della missione a Ebla dell’università la Sapienza. Salvati durante la breve liberazione di Palmira, i busti sono stati trasportati a Damasco e poi a Beirut. Da lì, le casse che li contenevano sono state imbarcate su un aereo per Roma. “Ma solo dopo due giorni passati in attesa di tutti i permessi”, ha ricordato la studiosa che ha portato in Italia i reperti. Il restauro verrà concluso alla fine di febbraio, poi le opere verranno restituite a Damasco. “Speriamo che questo sia un primo passo per poter andare a Palmira. Era stata progettata una missione anche dei Caschi blu della cultura che poi non è stato possibile realizzare”, ha detto Gisella Capponi, direttore Iscr, che oggi ha accolto nei laboratori di restauro il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e Francesco Rutelli, presidente di Incontri di civiltà.

di Nicoletta Di Placido, giornalista professionista

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