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Mafie, il processo Aemilia riapre il caso del boom tessere Pdl a Reggio Emilia

Oggi in aula la testimonianza dell'avvocato Liborio Cataliotti, al tempo membro del direttivo provinciale del partito di Berlusconi e capogruppo in Comune a Reggio

Pubblicato:07-02-2017 14:54
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 10:52

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REGGIO EMILIA – A fine 2011, in occasione del congresso provinciale del Popolo delle libertà di Reggio Emilia che si sarebbe svolto di lì a poco, ci fu un boom di iscrizioni ‘sospette’ di cittadini di origine meridionale “che mai si erano interessati alla politica o al nostro partito”. E tra i nomi c’erano anche quelli di alcuni degli odierni imputati nel processo Aemilia come Nicola Sarcone, Alfonso Diletto e Alfonso Paolini. E’ il retroscena svelato oggi dall’avvocato Liborio Cataliotti, al tempo membro del direttivo provinciale del partito di Berlusconi e capogruppo in Comune a Reggio e già difensore nel rito abbreviato del giornalista Marco Gibertini. Cataliotti, sentito questa mattina come testimone nel procedimento contro la ‘ndrangheta in corso nel Tribunale reggiano spiega: “A quel tempo io avevo una posizione molto critica nei confronti del partito nazionale, che aveva deciso di concedere l’elettorato attivo e passivo anche ai nuovi iscritti. Le tessere erano esplose a circa 2.600 dalle centinaia storicamente registrate e io vidi che c’erano molti iscritti di origine meridionale, ma anche cognomi che dal mio punto di vista ingeneravano dubbi, perchè noti alle cronache giudiziarie anche recenti dell’epoca”. Cataliotti fece anche un’altra verifica: “Chiesi a due miei amici, Tommaso Vilirillo e Antonio Rizzo chi fossero quelle persone e loro mi riferirono che se li avessero incontrati in un bar, sarebbero usciti per non essere male interpretati.

Per questo nella riunione del direttivo che si svolse per decidere la posizione del partito sulla cena agli Antichi Sapori, mentre la maggioranza dei componenti voleva minimizzare l’accaduto, io mi misi a gridare come un pazzo che per me era la deflagrazione di un problema creato da scelte sbagliate”. Come emerge dalle dichiarazioni rese agli inquirenti nel maggio del 2015, Cataliotti rispose inoltre ad un giornalista che gli chiedeva di commentare l’episodio della cena del 21 marzo 2012 al ristorante “Antichi Sapori” (a cui non era presente) di “non averne saputo nulla” ma di non voler essere “tirato in ballo”, perchè “c’erano persone che era meglio non inimicarsi perché potevano essere pericolose“. Incalzato dalle domande del pm della Dda Marco Mescolini e del presidente della Corte Francesco Maria Caruso, Cataliotti ha poi ammesso che si trattava di persone “in odore di mafiosità“. Circa la posizione di Alfonso Paolini, al testimone risulta che avrebbe avuto anche un ruolo come organizzatore e autista nella campagna elettorale di Giuseppe Pagliani alle regionali del 2010. Gli viene anche domandato dell’incontro con il prefetto Antonella De Miro a cui presero parte nel 2011 alcuni consiglieri comunali di origine calabrese di tutti i partiti e il sindaco Graziano Delrio.

Della delegazione faceva parte anche l’esponente del Pdl Rocco Gualtieri, nipote di Pasquale Brescia, titolare degli Antichi Sapori. “Ho saputo dopo che un rappresentante del mio gruppo era andato dal prefetto”, dice Cataliotti. Altro capitolo dell’interrogatorio, il viaggio elettorale del 2009 a Cutro– a cui presero parte tutti i candidati reggiani alle elezioni amministrative- e che vide presente anche Cataliotti su invito di un altro candidato del Pdl, perché “era proficuo dal punto di vista elettorale”. Sotto la lente degli inquirenti, infine, anche i documenti che in sala del Tricolore furono presentati dal Pdl a sostegno delle doglianze degli imprenditori edili calabresi, rappresentati dall’associazione Aier, su cui Cataliotti puntualizza però: “Le richieste erano le più varie, chiedevano soprattutto politiche a sostegno del settore edile. Ma le lamentele riguardavano la mancanza di lavoro, non le interdittive del Prefetto”.


di Mattia Caiulo, giornalista professionista

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