Covid, Zaia: “In Veneto cala la pressione, ora non saremmo zona rossa”

luca zaia
Il presidente della Regione si dice positivo sui numeri, ma incita a mantenere la massima attenzione. E sui vaccini spiega: "Abbiamo somministrato tutte le dosi che avevamo, siamo i primi in Italia. Si valuti un benchmark di efficienza"
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VENEZIA – “Una rondine non fa primavera”, ma in Veneto c’è un trend sul Covid che lascia sperare positivo. “Poi è un virus che ogni giorno ci dà la sua pena- dice il presidente della Regione, Luca Zaia- e un cambio repentino di scenario è possibile”, ma al momento c’è una tendenza che sembra lasciar presagire una diminuzione della pressione del coronavirus. L’ultimo dato dell’incidenza sui tamponi fatti è del 14%: ci sono 92.176 ricoverati, 2.978 in area non critica (-1) e 389 in terapia intensiva (+15). Ma, dice Zaia incontrando oggi i giornalisti, “è un numero che si sta abbassando” progressivamente dalla soglia dei 400 casi. “Lo stiamo vedendo anche nelle curve da due o tre giorni. Se prendiamo il dato di tre giorni fa dell’area non critica era più alto. Stanno aumentando le dimissioni sulle prese in carico. Sembra ci sia una inversione di tendenza, ma sottolineate 10 volte ‘sembra’”, raccomanda il governatore. Sperando che questo dato “diventi tendenza e non sia solo degli ultimi giorni, l’appello ai cittadini resta di continuare a rispettare in modo ossessivo le regole basilari” anti-Covid.

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Domani poi si capirà il prossimo colore della regione: l’Rt attualmente balla sull’1, “di certo non abbiamo Rt alti: si tratterà di capire. Siamo su un crinale, dovremo capire da che parte si va”. Zaia però ha “ragionevoli motivazioni” per escludere un Rt da 1,10 o 1,15: “Non c’è e non ci sarà”. Sarebbe dunque evitata la zona rossa che richiede un indice dell’1,25. Zaia poi attende che a Roma si sdogani un altro criterio, quello dell’incidenza dei positivi su 100.000 abitanti: potrebbe accadere molto presto o dopo il 15 gennaio, quindi avere valenza per il prossimo dpcm.

“VA INTERROTTA LA FORNITURA DI VACCINI A CHI SE LO TIENE IN MAGAZZINO”

Il Veneto ha somministrato tutte le dosi di vaccino anti-Covid che aveva a disposizione. E da domani ne avrà altre 40.950 che conta di esaurire nel giro di sette giorni, al ritmo di 6.000 iniezioni quotidiane. Siamo i primi in Italia“, rivendica quindi il presidente della Regione, lodando l’organizzazione che si è dato il Veneto ma anche lo slancio di chi sceglie di vaccinarsi. Tanto che si spera che la disponibilità di vaccini aumenti, e in fretta. E su questo Zaia ha lanciato una proposta al tavolo con i colleghi governatori. “Si valuti un benchmark di efficienza” fissando un tetto alle giacenze di dosi in magazzino in un massimo di una settimana o 10-15 giorni di disponibilità. Se si supera questa soglia, sostiene Zaia, va interrotta la fornitura di vaccini “a chi fa magazzino e non li inietta, sennò togli la possibilità a chi ha bisogno di iniettare. Ma questo in un’ottica di solidarietà e mutualità tra Regioni in senso positivo”, spiega.

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In attesa dei vaccini di Moderna e Astrazeneca (quando sarà, allora “ne avremo veramente tanti”), Zaia si toglie un sassolino dalle scarpe rivendicando la scelta di approvvigionare per tempo il Veneto di siringhe. “Avete visto? Lo sapevo che andava a finire così”, e cioè che ce ne sarebbe stato bisogno. “La tragedia è poter salvare la vita alle persone ma non avere l’ago per iniettare il salvavita- afferma Zaia- non mi sono mai voluto trovare in quella situazione”, acquistando così uno stock di un milione di siringhe, di cui 20.000 arrivate già prima dell’era del vaccino. “Tutti ridevano- dice- adesso ridete?”. Tant’è che per il 25 gennaio il Veneto conta di aver vaccinato tutti gli operatori sanitari e delle case di riposo per iniziare la fase 2 della campagna a febbraio.

“IL VACCINO DIVENTERÀ UNA DISCRIMINANTE”

Zaia però esclude la possibilità di acquistare direttamente il vaccino di Astrazeneca e che il fare pressione politica sul Governo ottenga il risultato di avere a disposizione più dosi per l’Italia. E torna sull’idea del ‘patentino’ per vaccinati. “Sono stato il primo a parlare del passaporto sanitario– rivendica- non ho detto che bisogna obbligare ad avere il passaporto”, ma che “il vaccino diventerà una discriminante: mettetevi nei panni di aziende che non vogliono rischiare…”. Ad ogni modo, grazie all’anagrafe sanitaria, “in Veneto siamo in grado di predisporre la certificazione” di chi si vaccina, afferma il governatore, “con nome e cognome, senza casini di carte perché ogni veneto ha la sua cartella vaccinale digitale e informatizzata. Se ci venisse richiesto, siamo in grado di farlo. Se uno ci chiede la certificazione gliela facciamo”, conclude Zaia.

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“LA SCUOLA NON RIAPRE PER PRUDENZA, MA NOI ERAVAMO PRONTI CON IL PIANO TRASPORTI”

Detto che la decisione presa sul rinvio del ritorno a scuola non vede il Veneto in splendida solitudine (Luca Zaia cita i casi di Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Marche), “a noi va bene tutto, ma non che passi l’idea che la Regione non era pronta con il piano dei trasporti” per gli studenti, perché “eravamo pronti ancora prima delle riunioni in Prefettura”. Poi, riconosce il presidente del Veneto incontrando oggi i cronisti, “capisco questi ragazzi: chiudere la scuola è una sconfitta, però non deve passare che lo si fa per velleità o puntiglio politico. Abbiamo la relazione del Dipartimento di prevenzione e di scienziati su questo tema” a sostegno della decisione presa. Del resto, ragiona Zaia, “se non avessi chiuso le scuole oggi avremmo la polemica per la riapertura”, ricordando l’appello dello Snals secondo cui “non è prudente aprire”. Ad ogni modo, ribadisce, “non dipende dai trasporti: è un tema di sanità pubblica. Ci sono ragazzi che chiedono di andare a scuola, altri che mi scrivono di non riaprire: sono legittime tutte le istanze. Per alcuni la scuola è l’unico elemento di socialità quindi capisco tutte le loro rivendicazioni, ma adesso c’è tema sanitario da risolvere”. Eppure, obietta la deputata di Italia viva Sara Moretto, “da settimane i numeri dei contagi e dei morti in Veneto sono impietosi ma non hanno provocato decisioni significative, nella sanità come in altri campi. Solo la scuola e i ragazzi sono gli unici a pagare”.

“È un fallimento a tutti i livelli, regionale e nazionale, e poco conta la rassicurazione che siamo pronti a livello di trasporti se poi i cancelli non si aprono- continua la deputata renziana- con questa scelta il presidente di fatto ammette che la Regione che governa è impreparata. Visto che lui dice di essere l’uomo del fare, ci aspettavamo di essere al suo fianco nella riapertura delle scuole come faranno altre regioni, magari almeno parziale. Siamo costretti invece oggi a prendere atto di una chiusura che è conseguenza di un’inadeguatezza del sistema sanitario regionale, che il presidente ha tentato di mascherare con posti letto fittizi e con la contestazione dei metodi di calcolo dei contagi”. Se il trasporto pubblico “che era un problema nella prima ondata non lo è ora, come dichiarato dal presidente e della ministra, allora forse si tratta di aver fatto semplicemente la scelta più facile sulle spalle dei ragazzi che giustamente protestano -come gli studenti medi in queste ore- perché privati del loro diritto all’istruzione”, conclude Moretto.

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