Caccia agli scontrini, nel M5S è la resa dei conti

L'editoriale di Nico Perrone
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ROMA – I probiviri del M5S in queste ore stanno valutando la situazione della trentina di parlamentari in ritardo con la restituzione di parte del loro stipendio. Nel Movimento ci si aspetta la mano pesante, con una sfilza di espulsioni. Al Capo politico, Luigi Di Maio, il pugno duro serve per riportare ordine in casa propria. Negli ultimi tempi, infatti, ci sono stati smottamenti preoccupanti, culminati con le dimissioni da ministro di Lorenzo Fioramonti che ora sta pensando di creare un vero e proprio gruppo dei fuoriusciti, anti Di Maio ma pro Giuseppe Conte.

“Di Maio dopo il faccia a faccia con Beppe Grillo si è dato una calmata ed ora spinge a rafforzare l’azione di Governo”, dicono dentro il Movimento. Ma le varie anime, che da tempo contestano i pieni poteri del Capo politico, guardano con attenzione a quanto “accade attorno al Movimento. Dentro molti parlamentari sono arrabbiati – spiega una fonte- anche con Casaleggio che nei giorni scorsi ha tirato fuori la storia dei 120 parlamentari in conflitto di interessi. In questo modo si è attirato la rabbia di tanti che adesso non vogliono più pagare la tassa per la piattaforma Rousseau”.

Tra le voci che si rincorrono, la più curiosa riguarda il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Ormai si è posizionato su tutti i fronti politici, un vero democristiano, magari starà pensando anche di correre per il Quirinale», sottolinea una fonte del M5S. Tra le novità di queste ore, la decisione del movimento delle ‘Sardine’ di trasformarsi in partito. A fine gennaio, ha spiegato una dirigente, si saprà la data del congresso nazionale che servirà a inscatolare le ‘sardine’ in una vera e propria organizzazione politica. Nei corridoi parlamentari non gioiscono gli esponenti Dem e della sinistra. Perché le ‘sardine’ pescano da quelle parti e ritrovarsi un altro partito che ruba loro voti alla fine rischia di favorire il centrodestra a guida Salvini. Per quanto riguarda l’attività di Governo, e gli annunciati vertici di maggioranza, si procede adagio in vista delle regionali in Emilia-Romagna il 26 gennaio. Se il candidato Dem ce la farà, anche per un soffio, a fermare l’avanzata di Salvini premier, per il Governo e la maggioranza che lo sostiene ci sarà da pensare, con allegria, alle centinaia di nomine pubbliche della prossima primavera.

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7 Gennaio 2020
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