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Myanmar, Aung San Suu Kyi condannata a 4 anni al primo processo

AUNG SAN SUU KYI
Nei successivi processi rischia la condanna al carcere a vita
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di Alessandra Fabbretti

ROMA – Un tribunale del Myanmar ha condannato oggi a quattro anni di reclusione Aung San Suu Kyi, la premio Nobel per la pace, alla guida dalla fine degli anni Ottanta del movimento che si oppone all’autoritarismo dei militari. A darne notizia è stato il portavoce della giunta che l’1 febbraio scorso ha rovesciato le istituzioni democraticamente elette. Subito dopo il colpo di stato, Suu Kyi, che nel deposto governo ricopriva l’incarico di consigliera di stato, è stata arrestata assieme ad altri leader del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Nld), che aveva vinto nelle precedenti elezioni di novembre. Ora il giudice ha confermato le accuse di sedizione e violazione delle norme anti-Covid-19, ma contro di lei i militari hanno mosso anche altre accuse – i cui procedimenti sono tuttora in corso – per corruzione, violazione del segreto di Stato e della legge sulle telecomunicazioni. Si tratta di reati che potrebbero costarle il carcere a vita. Insieme a lei, oggi è stato condannato anche l’ex presidente Win Myint.

WIN PE (COMUNITÀ ITALIA): “CON SUU KYI CONDANNANO POPOLO

di Vincenzo Giardina

La giustizia negata ad Aung San Suu Kyi e al popolo della Birmania sono la stessa cosa; lei è un simbolo, con lei ci sono gli studenti arrestati e uccisi e gli abitanti dei villaggi dati alle fiamme”: così all’agenzia Dire Yimon Win Pe, rappresentante della comunità birmana in Italia.
Il colloquio si tiene a poche ore dalla notifica della condanna della ex consigliera di Stato, premio Nobel per la pace, a quattro anni di reclusione. A comminare la sentenza un tribunale militare, nel Myanmar tornato da febbraio sotto il controllo di una giunta costituita dall’esercito.

“Siamo addolorati, questa è una pagina molto triste per la giustizia in Birmania” dice Win Pe, che nei mesi scorsi a Roma ha partecipato a cortei e iniziative di sensibilizzazione in favore della democrazia nel suo Paese di origine. “Dobbiamo continuare a lottare, perché a subire abusi non è solo Suu Kyi ma tutto il popolo, dai dirigenti politici agli studenti che sono arrestati e torturati fino alle comunità dei villaggi”.

Rispetto alla posizione dell’Italia e dell’Unione Europea, che non hanno riconosciuto la giunta al potere a Nayipidaw, l’attivista dice “grazie” e subito rilancia: “A livello personale e anche di esponenti di governo dovremmo chiederci tutti: cosa possiamo fare di più per la Birmania? Ecco, la domanda da porci è questa”.
Oggi Suu Kyi è stata giudicata colpevole di aver “istigato il dissenso” e di aver violato le norme per il contenimento del Covid-19. Stesse accuse e stessa condanna per Win Myint, ex presidente del Myanmar e compagno di partito della premio Nobel nella sua Lega nazionale per la democrazia. Non è chiaro se Suu Kyi, agli arresti in una località che non è stata resa nota, sarà trasferita in carcere. Nei prossimi mesi dovrà comunque rispondere di altre accuse, per un totale di 11, che potrebbero comportare il carcere a vita.
Il processo a suo carico è stato definito “una farsa” da Michelle Bachelet, Alto commissario dell’Onu per i diritti umani.

Secondo la dirigente, la condanna inflitta all’ex consigliera di Stato, che oggi ha 76 anni, “non farà che rafforzare l’opposizione al golpe”.

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