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Bielorussia, revocata la licenza al portale d’informazione Tut.by. I cronisti: “Andiamo avanti”

La caporedattrice alla Dire: "Crece la pressione di Lukashenko sui media"
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ROMA – Il tribunale di Minsk ha revocato la licenza editoriale al portale di informazione Tut.by, punto di riferimento anche per i media internazionali per seguire le proteste di piazza contro il presidente Aleksandr Lukashenko. Da agosto ci sono stati migliaia di arresti tra i manifestanti, accompagnati da denunce di violenze, torture e abusi dei diritti umani. La decisione “che non ci sorprende”, commenta per l’agenzia Dire Marina Zolatava, caporedattrice di Tut.by. Il portale, fondato a Minsk 20 anni fa, conta 300 dipendenti e circa tre milioni di visualizzazioni al giorno. Attirerebbe circa il 65 per cento degli utenti che in Bielorussia consultano le notizie online.

La revoca della licenza, secondo la giornalista, “è parte della pressione che tutti i media indipendenti bielorussi stanno subendo da anni da parte di questo governo, pressione che negli ultimi mesi è aumentata”. Zolatava aggiunge: “Ma gli ostacoli ci motivano a proseguire il nostro lavoro”.

In redazione il clima resterebbe sereno. “C’è piu’ preoccupazione- dice Zolatava- per la nostra collega Katerina Borisevich, che rischia tre anni di carcere senza un motivo valido”. La cronista è stata arrestata nei giorni scorsi con l’accusa di aver “divulgato informazioni mediche riservate” su Roman Bondarenko, attivista di 31 anni ucciso a Minsk in circostanze da chiarire. Zolatava assicura: “Continueremo a informare affinché non si spengano i riflettori su ciò che sta avvenendo in Bielorussia, o un Paese al centro dell’Europa rischia di trasformarsi in un campo di concentramento”.

La revoca della licenza non comporta la chiusura del sito web, ma cio’ non toglie che il lavoro per i cronisti di Tut.by si complicherà. “Anche la nostra licenza stampa viene revocata e ciò implica che gli organismi istituzionali potranno rifiutarci interviste o informazioni” continua Zolatava. “Inoltre non avremo più il gilet blu con la scritta ‘press’ durante le manifestazioni pubbliche, anche se in realta’ quasi nessuno lo indossa più perch ci siamo accorti che indossandolo la polizia spara più facilmente contro i giornalisti”. Senza tessera stampa, inoltre, “potremmo correre il rischio di essere arrestati come manifestanti comuni mentre seguiamo i cortei, ma anche questo è un rischio che la nostra categoria già corre“. Zolatava denuncia che dal 9 agosto – giorno delle elezioni, in cui sono iniziate le proteste contro la riconferma alla presidenza di Lukashenko, al potere da 26 anni – giornalisti e freelance sono stati fermati o arrestati 373 volte.

Infine, ci sono i danni economici. Non tanto per la revoca della licenza, dice Zolatava, “quanto per i clienti che stiamo perdendo, che annullano i contratti per la pubblicità sul sito perché ricevono minacce dal governo”. Un taglio alle risorse non ottimale mentre l’economia del Paese, secondo la giornalista, “ristagna anche a causa della pandemia di Covid-19 a cui le istituzioni non hanno dato risposte”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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