Conclusa l’udienza per Patrick Zaki, ma il verdetto slitta

Il ricercatore in aula si è detto innocente e ha lamentato i dieci mesi trascorsi in carcere
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ROMA – Si è conclusa alla terza sessione del Tribunale per l’antiterrorismo del Cairo l’udienza per decidere del rinnovo della detenzione di 45 giorni per Patrick Zaki, ma come riferiscono all’agenzia Dire fonti interne all’Egyptian initiative for personal rights (Eipr), il verdetto non sarà reso nota prima di domani. Le stesse fonti riferiscono che in aula, Zaki ha dichiarato che le accuse contro di lui sono “infondate” e a denunciato di aver già trascorso dieci mesi in carcere. Patrick Zaki, un collaboratore dell’Eipr, si trova da 305 giorni in detenzione cautelare nel Carcere di massima sicurezza di Tora, al Cairo.

A far scattare le manette il 7 febbraio scorso, l’accusa di diffusione di post su Facebook atti a “destabilizzare la sicurezza dello Stato”, un reato che ricade nella legge sull’antiterrorismo. Dopo quasi un anno però, ancora si attende l’inizio del processo. L’udienza di oggi è stata preceduta giovedì scorso dal rilascio di altri tre dirigenti dell’Eipr, arrestati a metà novembre sempre per reati connessi al terrorismo: il direttore Gasser Abdel Razek, Karim Ennarah e Mohamed Basheer.

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Una decisione che ha suscitato forti speranze per un epilogo analogo anche per Zaki, con ulteriori appelli da parte della comunita’ internazionale – ong, gruppi studenteschi, governi – che in questi mesi ha esercitato forti pressioni sulle autorita’ egiziane per la liberazione del giovane attivista e dei numerosi detenuti di coscienza in Egitto.

NOURY: “UN’ALTRA NOTTE DI ANGOSCIA”

“Come gia’ successo in passato, sapremo domani cosa oggi ha deciso il giudice del tribunale per l’antiterrorismo del Cairo per Patrick Zaki. Sarà un’altra notte di angoscia per lui, i familiari, gli amici e le tantissime persone che da dieci mesi si battono per la sua scarcerazione. Purtroppo non c’è molto da prevedere: speriamo che questa detenzione, durata oltre 300 giorni, abbia fine e che possa essere rilasciato”. CosìMall’agenzia Dire Riccardo Noury, portavoce di Amnesty international, sulla vicenda giudiziaria dello studente e attivista per i diritti umani egiziano.

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