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Utero in affitto, Pro Vita contro il Tribunale di Milano: “Sentenza pericolosa, incoraggia un reato”

giustizia
Il Tribunale ha ordinato al Comune di riconoscere un bambino come 'figlio' di 'due papà'
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ROMA – “Ciò che in Italia è un reato, come l’utero in affitto, viene avallato dalla magistratura. Una decisione choccante che autorizza chiunque de facto a ricorrere, all’estero, ad una pratica abominevole che sfrutta le donne per i desideri dei ricchi che vogliono ad ogni costo diventare genitori”. E’ il commento di Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, alla notizia della sentenza del Tribunale di Milano che ha ordinato al Comune di riconoscere un bambino come ‘figlio’ di ‘due papà’, un italiano e un americano, che hanno fatto ricorso all’utero in affitto negli Stati Uniti.

“L’amministrazione comunale di Milano si era in passato rifiutata di procedere, in ossequio alle leggi vigenti. Ora i giudici hanno ordinato di legittimare gli effetti del reato, costituendo dunque un pericoloso precedente che di fatto autorizza chiunque ad andare all’estero e comprare bambini come prodotti in un supermercato, tornare in Italia e farli riconoscere come figli, il tutto sulla pelle di donne e madri sfruttate per i desideri di coppie ricchissime. Il legislatore intervenga per incriminare la condotta di chi ricorre all’utero in affitto all’estero”, prosegue Jacopo Coghe, vicepresidente della Onlus.

“Con una motivazione assurda- conclude la nota di Pro Vita & Famiglia- il Tribunale parla di tutela per il bambino che sarebbe ‘incolpevole rispetto alle scelte operate da coloro che hanno contribuito alla sua nascita’. Perché i giudici non pensano che queste decisioni incentivano il ricorso all’utero in affitto, il quale implica la violazione dei diritti di un numero ancora maggiore di bambini, trattati alla stregua di ‘cose’ e privati di una madre? Il vero colpevole è chi ricorre ad una pratica illegale in Italia e abominevole in tutto il mondo. Anziché avallare un reato, magistratura e politica dovrebbero perseguirlo e impedire di poter beneficiarne”.

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