Elezioni Usa: a Trump restano i ricorsi, ma la strada è tutta in salita

Dalle cause ai riconteggi le vie possibili del presidente uscente
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Nel suo discorso di stanotte Donald Trump ha accusato i democratici di brogli e voti illegali e ha concluso dicendo: “Io posso dichiararmi vincitore e anche Joe Biden lo può fare, ma decideranno i giudici“. Non é chiaro ancora se questo sarà lo scenario che ci aspetta nelle prossime settimane, ma il presidente e il suo comitato hanno annunciato battaglia sulla regolarità del voto con cause e riconteggi, per ora con scarsi risultati. In Wisconsin, Stato vinto da Biden con un vantaggio di 20.000 voti, il comitato di Trump ha chiesto un riconteggio. Nel 2016 un nuovo spoglio aveva spostato un centinaio di voti, ha detto Richard Briffault, docente di legge alla Columbia University.

LEGGI ANCHE: LIVE | Usa 2020. Per la prima volta Biden davanti a Trump anche in Pennsylvania

Chi sono i grandi elettori e come funzionano le elezioni negli Stati Uniti

New York al futuro presidente Usa: “Aiuti contro la pandemia”

Gli avvocati della campagna di Trump mercoledì hanno presentato una causa per fermare il conteggio dei voti per corrispondenza in Michigan, ma ieri un giudice l’ha archiviata affermando che era stata presentata troppo tardi ed era priva di solide basi. Cosi’ e’ stato anche per la Georgia: la richiesta di fermare lo scrutinio per irregolarita’ nel conteggio dei voti per posta e’ stata rigettata ieri da una corte.

Un caso leggermente diverso e’ quello della Pennsylvania, Stato dove il conteggio sta andando a rilento e dove i voti per posta inviati dopo la data delle elezioni potranno essere conteggiati se arrivano entro oggi. Lo ha stabilito la Corte suprema dello Stato. I repubblicani si sono appellati alla Corte suprema federale per contestare la decisione. I giudici non hanno esaminato il caso ma potrebbero farlo nei prossimi giorni.

Una decisione contraria alla proroga dell’arrivo degli “absentee votes” – con la conseguente invalidazione di un certo numero di schede – acquisirebbe importanza se la Pennsylvania risultasse uno Stato determinante.

Anche per i futuri possibili ricorsi la Corte suprema potra’ essere chiamata in causa solo per appellarsi alle decisioni di un giudice statale riguardo a una causa che abbia fondate basi e sia rilevante per le sorti delle elezioni. Una causa del genere dovrebbe riguardare un numero sufficiente di voti in uno Stato decisivo. In ogni caso i giudici statali per prima cosa potrebbero ordinare un riconteggio negli Stati piu’ contesi.

Gli Stati hanno tempo fino all’8 dicembre per dichiarare i propri risultati ufficiali. Se cosi’ non fosse il Congresso potrebbe decidere di escludere i “grandi elettori” di quello Stato dal collegio elettorale, che si riunirà il 14 dicembre per eleggere formalmente il presidente. Nella possibilità, remota, che nessun candidato abbia la maggioranza toccherà al Congresso stesso decidere, entro il 6 gennaio. La Camera dei rappresentanti voterebbe per il presidente, mentre il Senato per il vicepresidente. Entro il 20 gennaio la Costituzione prevede ci debba per forza essere un nuovo presidente.

 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

6 Novembre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»