Casa di riposo come un lager in provincia di Catania, 4 sospesi

In una struttura di Aci Sant'Antonio anziani maltrattati e costretti a vivere in un clima "abituale di vessazioni, umiliazioni e mortificazioni"
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PALERMO – Anziani maltrattati e in condizioni igieniche precarie, in alcuni casi lasciati nudi per terra tra i loro escrementi e incastrati tra le barre di protezione del proprio letto con vistose ferite. E poi ancora topi e casi di scabbia, in un clima “abituale di vessazioni, umiliazioni e mortificazioni”. È quanto descritto dai carabinieri che dopo il sequestro di un telefono cellulare nell’ambito di una inchiesta su una casa di riposo ad Aci Sant’Antonio, in provincia di Catania, hanno eseguito quattro misure interdittive.

La procura etnea, che indaga sulla ‘San Camillo srl’ dal luglio del 2019, ha chiesto e ottenuto il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale per 12 mesi a carico dell’amministratore della struttura, il 60enne Pietro Giovanni, e il divieto di esercitare la professione all’interno di case di riposo e strutture per assistenza anziani nei confronti di tre dipendenti: Giovanna Giuseppina Coco, di 37 anni, Rosaria Marianna Vasta e Alessandra di Mauro, entrambe di 41 anni.

Dopo l’acquisizione delle immagini scattò una prima ispezione da parte dei carabinieri di Aci Sant’Antonio e del nucleo Ispettorato del lavoro di Catania: i militari scoprirono in una delle camere un ospite bloccato al proprio letto con sedie e un divano che gli impedivano ogni movimento. Per i carabinieri – che hanno scoperto anche undici lavoratori in nero, alcuni dei quali denunciati percheé percettori del reddito di cittadinanza – non ci sarebbe stata vigilanza da parte dell’amministratore della casa di riposo, il quale non avrebbe impedito ai dipendenti di maltrattare gli anziani e “di creare un clima abituale di vessazioni, umiliazioni e mortificazioni” nei confronti degli ospiti.

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6 Novembre 2020
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