Con fumogeni e bandiere sotto casa del sindaco di Bergamo Gori per protestare contro la zona rossa

La protesta è andata in scena ieri sera davanti al Comune. Poi il corteo si è diretto alla casa del primo cittadino. Che dice: "Grave buttare benzina sul fuoco"
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ROMA – Una protesta davanti al Comune di Bergamo e poi un corteo fin sotto casa del sindaco Giorgio Gori, con tanto di bandiere e fumogeni. I manifestanti, arrabbiati per le chiusure scattate a Bergamo in virtù della zona rossa, si sono fermati sotto casa di Gori per oltre un’ora. L’episodio, per cui da più parti si grida già all’intimidazione, non è piaciuta nemmeno al primo cittadino, che stamattina lo ha raccontato e commentato su Facebook, sostanzialmente dicendo questo: un sindaco non c’entra nulla con le decisioni del Governo. Passi per i cittadini che possono vedere un sindaco come il primo con cui prendersela, ma c’è chi conosce bene i meccanismi della politica e si è infilato nella manifestazione per strumentalizzare. “Buttare benzina sul fuoco in questo momento è grave e pericoloso“, avverte Gori.

IL RACCONTO DI GORI SU FACEBOOK

“Alcune centinaia di persone – ristoratori, commercianti e partite iva, insieme a gruppi organizzati di estrema destra, negazionisti e alcuni esponenti della Lega – hanno manifestato ieri sera davanti al Comune di Bergamo per protestare contro le chiusure decise dal governo. Un corteo è poi arrivato sotto casa mia e qui i manifestanti sono rimasti per più di un’ora, sorvegliati dalla polizia, scandendo slogan, con bandiere, striscioni e fumogeni”. Lo scrive su facebook il sindaco di Bergamo Giorgio Gori.

“Non voglio esagerare la portata dell’episodio, per quanto non piacevole- aggiunge-. Riconosco il diritto di chiunque a manifestare e anzi capisco perfettamente la preoccupazione – in alcuni casi la disperazione – di chi vive della propria attività e teme in queste ore che la nuova chiusura possa darle il colpo di grazia. Ho sostenuto la richiesta di ristori immediati da parte del governo e m’impegnerò, come già abbiamo fatto nei mesi scorsi con i contributi erogati dal Programma Rinascimento, perché l’amministrazione comunale sia al fianco di questi lavoratori nei prossimi mesi”.

“LE DECISIONI SONO DEL GOVERNO”

Poi puntualizza: “Un sindaco non c’entra però nulla con la decisione di indicare come ‘rossa’ una certa area territoriale. Decide il governo e lo fa a tutela della salute delle persone, sulla base di una serie di parametri epidemiologici e del grado di saturazione delle strutture sanitarie (ieri in Lombardia il Covid ha fatto altre 139 vittime). Io peraltro, già ieri, ho scritto al ministro Speranza e al presidente Fontana insieme ai sindaci di Brescia, Cremona e Mantova per conoscere questi dati e capire se ci siano le condizioni – previste nel DPCM – per ‘esentare’ da alcune misure le province in cui la situazione sia oggettivamente meno grave: vedremo nei prossimi giorni”. 

“CITTADINI SI POSSONO SCUSARE, MA C’È CHI STRUMENTALIZZA”

Un sindaco, insiste, “non c’entra niente ma è facile che alcuni cittadini non lo sappiano e che comunque vedano il sindaco come l’espressione più vicina dello Stato, aldilà delle sue effettive competenze, e che a lui indirizzino il loro malessere e la loro protesta. Succede e succederà. In più, rispetto a marzo, c’è in giro più stanchezza e più sfiducia, non si sono visti potenziamenti significativi del sistema sanitario, aiuti e ristori si sovrappongono senza chiare priorità (e comunque lasciano sempre fuori qualcuno, mentre i furbi sgomitano); è più difficile intravedere una prospettiva. Chi però si è mescolato a quel corteo con il solo scopo di strumentalizzarlo sa bene quali siano le competenze dei diversi livelli istituzionali“.

“GRAVE E PERICOLOSO BUTTARE BENZINA SUL FUOCO” 

“In un momento come questo- sottolinea Gori-, con tanta gente angosciata per il proprio futuro, buttare benzina sul fuoco, indicare un bersaglio solo per interesse di parte, è a mio parere grave e piuttosto pericoloso. Perché nessuno può dirsi sicuro di governare quella protesta, una volta che l’ha scatenata. É perciò un invito alla responsabilità, il mio, rivolto alle forze politiche e alle rappresentanze associative che si rendono conto della delicatezza di questo momento, soprattutto per una città ferita come la nostra. Dove è facile che il dolore diventi rabbia, e tanti sforzi per coltivare la coesione sociale vadano rapidamente in fumo. Ognuno faccia la sua parte. E nel frattempo grazie ai tanti che in queste ore mi hanno espresso la loro affettuosa solidarietà”.

ZINGARETTI: VICINI A GORI E A SINDACI, BASTA INTIMIDAZIONI

“Il Covid si vincerà rispettando le regole e rimanendo uniti. Basta col le intimidazioni e le strumentalizzazioni. Siamo vicino al Sindaco Giorgio Gori, a tutti i sindaci d’Italia e a chi combatte in prima linea per fermare questa pandemia. Il nemico è il virus, non le regole”. Lo scrive su twitter Nicola Zingaretti, segretario Pd.

MARTINA: GRAVE QUANTO ACCADUTO SOTTO ABITAZIONE GORI

“Quello che è successo a Bergamo ieri sera è molto grave. Le legittime manifestazioni di dissenso verso le scelte difficili di questo momento non posso sfociare in situazioni come quelle che abbiamo visto sotto l’abitazione del sindaco Gori”. Lo scrive su facebook Maurizio Martina (Pd). “Mi vergogno per quei rappresentanti istituzionali di destra pronti a farsi i selfie sorridenti a favore di social come se fossero all’ennesimo giro di giostra- aggiunge-. Si qualificano da soli. Fanno così perché sperano di far dimenticare le loro pesanti responsabilità. È gente capace solo di strumentalizzare, ancora una volta, la rabbia e la sofferenza reale di persone che stanno affrontando una situazione durissima.Anziché aiutare a comporre i conflitti, sanno solo spargere benzina. E questa è la differenza tra noi e loro”.

MARCUCCI: PIENA SOLIDARIETÀ AL SINDACO GORI

“Piena solidarietà al sindaco di Bergamo Giorgio Gori bersaglio di una manifestazione sotto casa sua. E di nuovo un appello a tutti: politica non contribuisca in alcun modo ad esasperare gli animi. Il nemico è il covid”. Lo scrive su twitter Andrea Marcucci, capogruppo Pd al senato.

(La foto della protesta è tratta da Twitter)

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6 Novembre 2020
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