Strage di piazza Fontana, le figlie di Pinelli: “Riti ma non verità”

Il 12 dicembre corteo a Milano per dire che “fu una strage di Stato“
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ROMA – “Dopo un riconoscimento privato in memoria di mio padre Pino Pinelli in occasione del 50esimo anniversario dalla strage di piazza Fontana, ricevuto dalla più alta carica dello Stato, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, non è seguito più niente”. A parlare è Silvia Pinelli, figlia di Giuseppe, detto Pino, ferroviere anarchico, che morì in circostanze tutt’oggi non chiarite, precipitando da una finestra della Questura di Milano, dov’era trattenuto dopo l’esplosione di una bomba il 12 dicembre 1969 nella Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Per l’esplosione morirono 17 persone e 88 rimasero ferite. Silvia ne parla oggi dall’Università Statale di Milano presentando il corteo del prossimo 12 dicembre: dalle 18.45 da piazza Cavour, davanti alla Questura, e diretto a piazza Fontana. Organizzato da Milano Antifascista e Antirazzista, con tante associazioni, movimenti, collettivi studenteschi e organizzazioni politiche, il corteo si terrà dopo quello ufficiale, al quale parteciperà il Capo dello Stato Sergio Mattarella, con inizio alle 15.30. La mobilitazione ‘alternativa’, precisano gli organizzatori, non intende essere ‘contro’ quella ufficiale, anzi, “molti di noi vi parteciperanno”, ma non vuole configurarsi come un rituale-cerimoniale, bensì proporsi come occasione di riflessione ‘diversa’ sulla dinamica di quei lontani fatti. In concreto, l’intenzione è riaffermare la tesi che gli eventi legati alla strage di piazza Fontana e all’assassino di Pino Pinelli, siano riconducibili alla “strategia della tensione”, quella stagione in cui parti importanti dei partiti di governo, assieme a gruppi fascisti, e con interventi dei servizi segreti italiani e americani, tentarono di fermare le lotte operaie e i movimenti studesteschi. In poche parole, il messaggio del corteo sarà: “Fu una strage di Stato“. 

Su cosa si aspetta per il 50esimo anniversario della strage e della morte di suo padre, Silvia, accanto alla sorella Claudia, risponde con una domanda che lascia trapelare il tempo trascorso e una verità, a loro avviso, non ancora emersa, né nelle aule giudiziarie, né ufficialmente: “Cosa possiamo aspettarci dopo 50 anni?”. Nel 40esimo anniversario “abbiamo avuto qualcosa che non ci saremmo mai aspettate- dice Silvia Pinelli- cioè l’invito dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che in quell’occasione annoverò Pino tra le vittime di piazza Fontana, come vittima innocente, vittima per due volte: prima di pesantissimi e infondati sospetti e poi di un’improvvisa e assurda fine”. Parole che per la famiglia Pinelli, che continua a credere che Pino non si sia suicidato, “sono state importantissime e sono arrivate dalla più alta carica dello Stato, quello Stato al quale mia madre Licia si è rivolta per sapere la verità su quello che era accaduto a suo marito, una verità che però è sempre rimbalzata indietro, scivolando via”. Per questo le figlie di Pinelli sostengono il corteo che dice no a “celebrazioni rituali e sì alla giustizia”, e le iniziative con le quali si intende diffondere le vere dinamiche sottese alla strage: da proiezioni cinematografiche a video interviste e libri, fino a una “catena umana musicale” nel giorno della morte di Pinelli. “Cinquant’anni non sono bastati per fare capire che cosa è accaduto alla democrazia” in questi giorni, sottolineano Silvia e Claudia, alle quali viene anche chiesto se il sindaco di Milano Giuseppe Sala le ha contattate per eventuali iniziative e incontri nelle scuole per ricordare la strage a distanza di mezzo secolo. “Al momento no, non sappiamo se è in programma, ma al momento non è arrivato nulla”.

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