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Dopo la sconfitta del 25 settembre, inizia il ‘processo’ del Pd al Nazareno

La grande discussione in casa PD ha inizio oggi nella sede romana del partito dove si riunisce la direzione nazionale

Pubblicato:06-10-2022 12:24
Ultimo aggiornamento:06-10-2022 16:27
Canale: Politica
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di Flavio Sanvoisin e Antonio Bravetti

ROMA – Sciogliere il partito, cambiare il simbolo, azzerare la direzione, fare o meno il campo largo. E prima di tutto: la sconfitta del 25 settembre. La grande discussione in casa PD ha inizio oggi nella sede romana del partito dove si riunisce la direzione nazionale, aperta dell’atteso discorso del Segretario Enrico Letta.

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In una ressa di veicoli, gruppi di turisti, passanti e giornalisti i dem si fanno strada guadagnando il civico 16 di vicolo di Sant’Andrea delle Fratte. Pochi i big che scelgono l’ingresso principale. Arriva Roberto Morassut. Da’ la colpa della caduta alle “politiche finanziarie restrittive dovute a circostanze oggettive”. Salva Letta affermando che un “grande partito non si scioglie” ma sul nuovo leader non bisogna avere fretta perché “questa corsa per trovare una guida mi è parsa non dignitosa. Abbiamo bisogno di un congresso politico. Non ci serve un leader”.

Diversa la versione di Graziano Delrio per cui “il rinnovamento è sempre la scelta giusta, ci sta” ma va fatto insieme perché si deve scegliere un leader in base ai contenuti. Per il dem è più importante pensare ai mesi di difficoltà che attendono il Paese e prima pensare alle esigenze dei cittadini “poi ci concentriamo- dice- su come possiamo rendere il nostro messaggio piu forte”. Tira dritto Simona Malpezzi, in un corridoio di giornalisti che le chiedono “si riparte con Bonaccini?”, “vi tenete il simbolo?”.

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Arriva da Monica Cirinnà la prima freccia avvelenata verso il segretario del PD. L’illustre esclusa delle politiche parla di una “crisi dovuta al vecchiume della rappresentatività e alla mancanza di identità” e sottolinea che il partito “non è più nel Paese” e che sono rimasti in pochi ad avere le scarpe consumate”.

Qualche dichiarazione senza sorprese la rilasciano anche Emanuele Fiano e Lorenzo Guerini. Poi arriva la seconda stoccata a Letta, per mano di un’altra celebre delusa, Roberta Pinotti, che dichiara, riferendosi al segretario, che “ci vuole coerenza fra ciò che si dice e cui che si fa”.

C’è spazio anche per un siparietto esilarante che ha per protagonista il dem Andrea Romano, incalzato da un giornalista sulla partecipazione della moglie al Grande Fratello. Poi il deputato si fa serio e ricorda che il Pd “non solo non è finito ma, ha la funzione importante di fare opposizione a una destra che é ancora pericolosa per il Paese”. E promette: “Lavoreremo per l’interesse dell’Italia”.

PROVENZANO: DOSSIERAGGI PER ESCLUDERE CANDIDATI DALLE LISTE

Il vicesegretario Peppe Provenzano punta il dito contro le degenerazioni legate al correntismo. “Chi ci guarda da fuori che cosa vede? Gente impegnata fare dossieraggi interni per togliere dalla lista un ragazzo di 28 anni?”, dice Provenzano. Il vicesegretario dem senza citarlo si riferisce al caso del segretario Pd della Basilicata La Regina, escluso dalle liste per alcuni tweet.

SERRACCHIANI: CONGRESSO NON PRENDA SCORCIATOIE, SIAMO IRRISOLTI E CONTESI

“Per tornare alla politica partiamo dal profondo di noi stessi e partiamo dal 2020, quando è cambiato il mondo, con la pandemia, la guerra e oggi un nuovo lockdown che si chiama caro energia. Se non partiamo dagli sconvolgimenti che stanno toccando ciascuno di noi, non possiamo pensare di trovare quell’identità nuova e di essere all’altezza di una politica e di una storia nuova. Non abbiamo bisogno di abiurare il passato, ma dobbiamo dirci che tanto è cambiato e il Pd non è stato in grado di leggere il cambiamento”, dichiara la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani, intervenendo oggi alla direzione nazionale del partito.

“Siamo irrisolti e contesi- afferma – irrisolti perché la sintesi non è stata fatta e l’identità nuova non è stata definita da conseguenti linee politiche, e siamo contesi da chi è andato via e pensa di sostituirci”. Dunque per l’esponente dem “sarebbe incomprensibile organizzare la nostra riflessione in funzione delle alleanze, sarebbe un errore e un cedimento culturale a quanti fuori da noi, e non per affetto verso la nostra comunità, provano a imporci le loro scelte. Un congresso- sottolinea Serracchiani – non si inizia dalla coda, non si inizia dalle alleanze né dalla rincorsa alle candidature. Ora è il tempo del confronto”.

MORANI: DONNE CAPIGRUPPO PER ESTIRPARE IL RENZISMO

A questo punto l’operazione delle capigruppo penso sia stata un’operazione politica, di inizio estirpazione di ciò che rimaneva del cosiddetto renzismo”, dichiara Alessia Morani, intervenendo alla direzione del Pd.
“Se eleggiamo il 30% delle donne- spiega- non siamo credibili. A proposito, non ho ancora letto una nota della coordinatrice della conferenza delle donne Cecilia D’Elia dopo la debacle”.

MORANI: È MANCATA LA CAPACITÀ DI ATTRARRE CONSENSO, NOSTRA ALLEANZA PICCOLA

“O ti tenevi dentro Conte o Calenda. Uno dei due dovevi averlo. Senza nessuno dei due è stata una alleanza piccola piccola”. È secco il commento di Alessia Morani che uscendo dal direttivo Pd risponde a chi le chiede se andava fatto il campo largo per vincere le elezioni. Per la dem si deve capire che “se dall’altra parte c’è un pericolo democratico, devi rispondere con la capacità di attrarre consenso, che è mancata”. O meglio, “che il segretario non ha avuto”.

Si è costituita una “alleanza piccola e i messaggi politici non rispondevano alle urgenze degli italiani”. A chi le chiede cosa pensa dell’appello di Letta affinché il congresso non sia un referendum fra Calenda e Conte, risponde citando Veltroni: “Alleiamoci con noi stessi- dice- negli anni abbiamo perso 1 milione di elettori. Il nostro obiettivo è recuperare quei voti”. E sulle alleanze aggiunge: “Non e chi ti accompagna che determina la tua identità, tu devi dire quali sono i tuoi obiettivi, se sono comuni si fa l’alleanza”. A chi dice che il Pd si è troppo attaccato alle poltrone replica che “fare opposizione ci farà molto bene”, ma rivendica che “in un momento drammatico per il Paese il Pd si e fatto carico di una grande responsabilità. In altri momenti avremmo potuto fare altro”.

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