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Il premier del Camerun Ngute accolto da spari nella roccaforte dei separatisti

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Nella regione di nord-ovest, due anni dopo il 'Grande dialogo nazionale'
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ROMA – Alcune raffiche di arma da fuoco, sparate da lontano, hanno accolto il primo ministro del Camerun Joseph Dion Ngute al suo arrivo all’aeroporto di Bamenda, capoluogo della regione del Nord-ovest. L’episodio, il cui video è stato rilanciato sui social media, dà l’idea della tensione che potrebbe accompagnare la quattro giorni di visite del premier nell’area, da anni teatro di un conflitto tra governo centrale e gruppi separatisti della minoranza anglofona. Il filmato mostra Ngute mentre viene scortato all’interno del suo veicolo. Una delle guardie di sicurezza, pesantemente armata, tranquillizza il premier dicendogli che i colpi “vengono da lontano, dalle colline”.

Stando a quanto riferisce il portale di notizie Le Journal du Camerun, al netto dell’imprevisto il dirigente del governo del presidente Paul Biya è stato accolto in modo “caloroso” da un gruppo di abitanti locali, oltre che dal sindaco di Bamenda, Paul Achobong Tembeng, e dal governatore della regione del Nord-ovest, Adolphe Lelè Africa. L’obiettivo della missione del premier è verificare la situazione nelle due regioni dove si registrano le istanze separatiste, Nord-ovest e Sud-ovest, a due anni dal “Grande dialogo nazionale” che si era svolto nella capitale Yaoundè nel 2019 e che aveva visto la partecipazione del governo, di alcuni gruppi separatisti e della società civile. Due anni prima dell’iniziativa, organizzata per volere di Biya, alcune organizzazioni delle regioni a maggioranza angolofona avevano deciso di prendere le armi contro l’esecutivo dopo decenni di denunce di marginalizzazione e dopo un’ondata di proteste innescata dalla nomina di alcuni giudici francofoni nella regione. Nelle ostilità tra gruppi ribelli e governo hanno perso la vita più di 4mila civili. 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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