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VIDEO | Epatite C, in Lombardia 13 milioni di euro per avviare lo screening gratuito

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"I fondi vanno utilizzati innanzitutto per il potenziamento delle risorse umane", ha dichiarato nell'ambito del progetto Hand Roberto Poli, direttore servizio dipendenze dell'Asl di Cremona
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CREMONA – “La Lombardia avrà disposizione circa 13 milioni di euro per avviare lo screening gratuito dell’epatite C. Si tratta di un finanziamento molto positivo, perché ci consente di provare a raggiungere l’obiettivo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è quello di eradicare il virus dell’epatite C entro il 2030″. Lo ha affermato il Dottor Roberto Poli, Direttore Servizio Dipendenze Azienda Socio-Sanitaria Territoriale di Cremona, intervenuto in occasione del corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con epatite C, organizzato dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

Il corso, dal titolo ‘Diagnosi precoce e trattamento dell’epatite C nel paziente utilizzatore di sostanze – L’importanza del network locale per favorire il linkage-to care’, rientra nell’ambito di ‘Hand – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il progetto di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD) che dal 2019 coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i Centri di cura per l’Hcv afferenti a diverse città italiane.

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“I fondi– ha proseguito il Dottor Poli- vanno utilizzati innanzitutto per il potenziamento delle risorse umane. Proprio in questo periodo storico il nodo cruciale in sanità è quello delle risorse umane. C’è una grande difficoltà a reperirle, questo è fondamentale in qualsiasi tipo di attività sanitaria, anche ovviamente in questa. Poi c’è una quota che serve per finanziare la formazione degli operatori, perché anche loro vanno riformati rispetto all’importanza dello screening e della diagnosi precoce. Va inoltre finanziato un progetto che vada a migliorare il collegamento, la rete di collegamento tra medici di medicina generale, servizi territoriali come il nostro, servizi specialistici che seguono poi la parte diagnostica e terapeutica. Ovviamente una parte dovrà finanziare la possibilità di avere screening gratuiti per tutti e, da ultimo, la sensibilizzazione per la popolazione generale, in particolare per la popolazione a rischio”.

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Ha preso parte al corso anche il Dottor Angelo Pan, Direttore Unità Operativa Ospedale di Cremona, che si è soffermato sul numero dei pazienti affetti da epatite C che afferiscono alla struttura lombarda e sulle percentuali di quanti siano guariti grazie alle terapie. “Da quando sono disponibili questi nuovi farmaci- ha informato- abbiamo trattato circa 850 pazienti. Una parte di questi pazienti sono ancora in follow-up, sono ancora seguiti dal nostro ospedale, in particolare quelli che hanno forme avanzate di malattia da virus dell’epatite C, con una fibrosi epatica avanzata. Di questi 850 pazienti una decina hanno avuto o un’intolleranza al trattamento o non hanno risposto al trattamento di prima linea ma sono stati tutti trattati con successo con il trattamento di seconda linea. Quindi, la percentuale di risultato è per adesso del 100%. Si stima un 99% abbondante di efficacia fra la prima e la seconda linea, 99,9%, per cui siamo nei risultati attesi di trattamento. È una terapia fondamentale che tutti coloro che hanno l’epatite C devono fare”.

Il Dottor Poli ha invece sottolineato l’importanza dei test rapidi come carta vincente per far emergere il sommerso ed ha spiegato che “considerando che le terapie sono estremamente efficaci, quasi al 100%, e molto ben tollerate, ora è importante agire su due binari: il primo è quello ancora della prevenzione, elemento fondamentale per le popolazioni a rischio. Il secondo è quello della diagnosi precoce e della individuazione del sommerso. Siamo di fronte ad un sommerso importante, in Italia si stimano circa 280.000 persone da diagnosticare, portatrici del virus in modo inconsapevole”.

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Poli ha aggiunto che “da questo punto di vista il test rapido su sangue capillare è sicuramente una grandissima arma a disposizione, perché i test rapidi accorciano i tempi della diagnosi, consentono un invio immediato ai servizi diagnostici e specialistici, sono di facilissima esecuzione, non sono invasivi e, oltretutto, sono utilizzabili anche in contesti speciali, come ad esempio le carceri, altro contesto nel quale operiamo come Ser.D. e che è un serbatoio a rischio di infezione da epatite C. Quindi, il lavoro da fare è su questi due pilastri: prevenzione e diagnosi precoce con test rapidi”.

Il Dottor Pan ha infine posto l’attenzione sui farmaci per il trattamento dell’epatite C, spiegando che “in Lombardia abbiamo accesso a tutti i farmaci oggi disponibili per il trattamento dell’epatite C. I farmaci sono veramente potentissimi, ottimamente tollerati, il tasso di successo è strabiliante e l’aver potuto trattare questi pazienti proprio con questi farmaci è stato veramente una grande soddisfazione dal punto di vista medico”.

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Pan ha poi dichiarato che “a Cremona abbiamo tutti i farmaci disponibili nel nostro paese. L’aspetto importante non è quale farmaco utilizzare, perché gli schemi di terapia sono abbastanza standardizzati, ma è conoscere la propria positività, fare il test e trattare l’infezione cronica una volta individuata”. Pan ha infine sottolineato che “è molto facile, è molto efficace ed è assolutamente indispensabile procedere con l’identificazione dei pazienti che non sanno di essere positivi perché non hanno ancora avuto disturbi che, di solito, compaiono solo nelle fasi molto avanzate. Quindi la strategia di screening è assolutamente fondamentale nel controllare questa malattia per il 2030, obiettivo dell’Oms”, ha concluso.

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