VIDEO | Mosaici alla moda e mura antiche, spunta la ‘Domus Aventino’

Rinvenuta sotto un palazzo di Bnp Paribas Real Estate che ospita appartamenti. Piero Angela: "È un viaggio nell'archeologia delle persone"
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ROMA – Pavimenti in mosaico uno sopra l’altro, “come se fossero tappeti”, decorati con grappoli d’uva, uccellini e motivi floreali, ma anche con segni non consueti, come il famoso ‘otto’ rovesciato, simbolo dell’infinito. E poi ceramiche, tantissime, insieme a mestoli, lucerne, fermagli per capelli e anche un martello. È un viaggio nell’archeologia delle persone – per usare le parole di Piero Angela – quello che si intraprende in piazza Albania, a Roma, esattamente sotto i nuovissimi appartamenti realizzati da Bnp Paribas Real Estate. Siamo alle pendici meridionali dell’Aventino, “da sempre area residenziale” dove sono stati trovati gli insediamenti più antichi, risalenti al quarto millennio avanti Cristo. Nel 2013 la Reale estate del Gruppo compra lo stabile e nel 2014 inizia i lavori di consolidamento antisismico. Come sempre accade, la Soprintendenza speciale effettua le indagini preventive. E trova. Da quello che oggi è il livello parcheggi iniziano a emergere strutture romane di diverse fasi, le più antiche risalgono addirittura all’VIII secolo avanti Cristo. Pezzi di vasi, frammenti, che però raccontano di una presenza abitativa. Poi il V secolo, testimoniato dell’adattamento del tufo per la costruzione di ambienti. E sempre tra il V e il III secolo avanti Cristo le fondamenta di quella che presumibilmente è una torre di avvistamento. Perché Roma a quel tempo doveva fare fronte alle invasioni e moltiplicava i suoi punti di difesa.

Alla metà del II secolo avanti Cristo, invece, risale un grande muro di contenimento, spesso due metri e lungo venti, eretto per ospitare una Domus. Ed è qui, sotto 180 modernissimi appartamenti, che Roma racconta lo scorrere della sua vita antica, quella di tutti i giorni, in una casa abitata forse da facoltosi commercianti, certamente amanti dell’interior design, diremmo oggi. Tra le sorprese, infatti, gli archeologi raccontano di sei diversi strati di mosaico, messi uno sopra l’altro a distanza di circa 30 anni. “Come quando noi oggi decidiamo di cambiare tappeto”, dice sorridendo Piero Angela, il grande divulgatore scientifico che insieme a Paco Lanciano ha realizzato un racconto multimediale dei ritrovamenti che grazie a un accordo tra la Soprintendenza e Bnp Paribas Real Estate verranno aperti al pubblico da novembre, due volte al mese. “Le pietre parlano, hanno solo bisogno di qualcuno che le racconti– dice- E qui c’è la vita, la storia di chi ha camminato su questi mosaici e li ha scelti secondo i suoi gusti. È l’archeologia delle persone”. Non un museo, dunque, ma una ‘scatola archeologica’ resa possibile “grazie alla collaborazione tra pubblico e privato- aggiunge la soprintendente Daniela Porro- Tutti potranno scendere nello scavo, che verrà raccontato grazie a questo intervento straordinario di valorizzazione. Sarà emozionante ascoltare e vedere la ricostruzione di un pezzo antico di città”.

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6 Ottobre 2020
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