Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Bonaccini: “Giusto estendere il green pass, ma che errori con le discoteche”

stefano bonaccini
Il governatore dell'Emilia-Romagna ritiene che il certificato verde obbligatorio sarebbe utile anche nei luoghi di lavoro, e ricorda: "Con i contagi di oggi ma senza il vaccino, in questo momento torneremmo a chiudere"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – Stefano Bonaccini dà l’ok all’estensione del Green pass e rilancia anche l’obbligo vaccinale in alcuni settori lavorativi. Giusto estendere il Green pass, ha detto stamane su Radio Capital il presidente dell’Emilia-Romagna, perché “se fossimo allo scorso anno, coi contagi di oggi ma senza il vaccino, in questo momento torneremmo a chiudere. Io- dice Bonaccini- avrei esteso subito l’obbligatorietà al personale scolastico, anche se li ringrazio perché nella mia regione quasi il 95% è vaccinato definitivamente. Così come credo che nei luoghi di lavoro sarebbe molto utile. Per la parte privata, mi augurerei che sindacati, parti sociali e Confindustria come fecero così bene la scorsa primavera” trovassero un accordo sul tema. Per quanto riguarda locali da ballo e discoteche, “secondo me su quello il Governo sta sbagliando, perché da settimane è un proliferare di feste private in cui nessuno controlla. E gli imprenditori del settore, gli unici oggi chiusi, chiedono di farli aprire col Green pass”.

Anche la situazione negli ospedali, secondo Bonaccini, è la prova che vaccinazioni e Green pass sono la risposta in questa fase. “In Emilia-Romagna in questo momento abbiamo circa 50 ricoverati in terapia intensiva, praticamente tutti non vaccinati, ed eravamo arrivati quasi a 500. Nei reparti Covid abbiamo 400 persone ricoverate, eravamo arrivati tra i 4 e i 5.000”, ricorda.

“I NO VAX SONO UNA NETTA MINORANZA, MA CHE AMAREZZA LE MINACCE”

I No vax “sono davvero una netta minoranza. Poi c’è una fascia un po’ più larga, seppure una minoranza, di gente che magari ha paura o è preoccupata. L’importante è provare a convincerli” dice il presidente dell’Emilia-Romagna, che stamane su radio Capital è tornato anche sulle minacce ricevute dagli oppositori del vaccino anti-Covid. “La maggioranza della popolazione ci è vicina, ho ricevuto tante testimonianze d’affetto. Ma dispiace molto, per la propria famiglia- dice Bonaccini- Se ho paura? Mi verrebbe da dire di no, ma è evidente che un po’ di episodi come questi sono anzitutto una grande amarezza”.

“QUESTO REDDITO DI CITTADINANZA HA CREPE E LIMITI, DEVE INTRODURRE AL LAVORO”

Questo reddito di cittadinanza ha mostrato crepe e limiti evidenti”. Ma “metadone di stato” è una “espressione sbagliata, spero che Giorgia Meloni la corregga”. Così Stefano Bonaccini, stamane a Radio Capital. “Il reddito di cittadinanza per quanto mi riguarda è uno strumento che esiste più o meno in tutti i paesi occidentali per aiutare chi è nella disperazione, è un po’ di ossigeno per chi ha bisogno di respirare, ma così come è concepito qui da noi va assolutamente rivisto– sottolinea il governatore dell’Emilia-Romagna- perché non ha assolto molti degli obiettivi che si era posto, a partire dal cominciare ad introdurre le persone che non hanno lavoro nel mercato del lavoro, perché è il lavoro che ti dà dignità”.

“IO SEGRETARIO DEL PD? MAI SOTTRATTO, MA ORA FACCIO ALTRO”

“In questo momento sto facendo il presidente della Regione. Vorrei che ognuno di noi facesse quello che sta facendo e provasse a farlo bene, sarebbe già una rivoluzione”. È la risposta del presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini a chi gli chiede di un suo futuro impegno come segretario nazionale Pd. “A me di quello interessa molto molto poco, mi interessa invece provare a dare una mano perché questo paese riparta”, dice Bonaccini, interpellato stamane su Radio Capital. “Nella mia vita- ricorda però- ogni volta che mi hanno chiesto di fare qualcosa se c’era consenso mi sono messo a disposizione. Così come se domattina mi dicessero di smettere dovrei solo ringraziare per quello che ho potuto fare”.

Il dem ricorda inoltre che il suo nome era circolato parecchio anche ai tempi delle dimissioni di Nicola Zingaretti. “Quando si dimise Zingaretti fui tra i tanti che chiamarono Enrico Letta per dirgli: guarda, si fa anche il mio nome per un eventuale congresso, tocca a te. Perché se avessimo fatto un congresso mentre c’erano centinaia di decessi, migliaia di ricoverati al giorno e il Pnrr che non era pronto, dissi che avrebbero dovuto mandarci a casa a calci nel sedere tutti quanti del Pd”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»