VIDEO | Venezia 77, Elisa Fuksas: “iSola mi ha salvata da Covid e tumore”

In anteprima mondiale nella sezione non competitiva ‘Notti Veneziane - L’isola degli autori’, 'iSola’ è un flusso di coscienza sulla paura, sulla fede, sulla solitudine e sulla morte
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VENEZIA – Il Covid ha messo tutti davanti al proprio ‘io’ più intimo. Lo sa bene Elisa Fuksas che, a otto anni di distanza da ‘Nina’, torna con ‘iSola’: un documentario, o meglio, un diario che ha girato con il suo smartphone in cui il lockdown, la scoperta della sua malattia oncologica e quella della sua migliore amica, l’amicizia, l’investigazione sul potere del racconto che riesce a sconfiggere la paura di vivere e di morire e i suoi pensieri ad alta voce confluiscono in questa storia vera, spontanea, malinconica e mai patetica che per la regista, come dice nel film e come ha spiegato alla Dire “raccontarla è stata la mia salvezza”.

Presentato in anteprima mondiale nella sezione non competitiva ‘Notti Veneziane – L’isola degli autori’ alle Giornate degli autori, nell’ambito della 77. Mostra del Cinema di Venezia, ‘iSola’ è un flusso di coscienza attraverso cui la regista interroga se stessa e il pubblico sulla paura, sulla fede, sulla solitudine (il titolo, infatti, non è un caso) e sulla morte.

“iSola in fondo sono io, sola sono io e quella ‘i’ minuscola ci riporta al cellulare, che è quello che ho usato per realizzare questo film”, ha raccontato Fuksas nell’intervista alla Dire. “Non mi sono resa conto che stavo realizzando una pellicola, per lo più erano filmati che giravo per i miei amici, per me, per ricordarmi di quello che stava succedendo, per avere meno paura e per farmi compagnia. Quando sono stata meglio- ha continuato la regista- ed ho scoperto che la mia amica stava male allora lì ho cambiato ed ho deciso che forse questi video potevano diventare qualcos’altro: il film, infatti, cambia stile, anche se non ne ha uno perché è libero, spontaneo e non ho mai voluto fosse altro”.

‘iSola’ nasce come antidoto a un problema: la paura del virus e quella di stare sola, ma anche, e soprattutto, la scoperta della malattia e la paura di stare male. Molte donne con diagnosi oncologica, infatti, fanno fatica a tornare alla normalità dopo l’operazione. E di questo non se ne parla mai oppure non se ne parla mai abbastanza. “Io sono fortunata perché la tiroide è un posto più sicuro di altri ma è un gran casino perché lei è piccolina, tipo una farfalla, ma regola tutto”, ha detto la regista.

“Poi c’è la chimica e se non hai più quella cosa lì (la tiroide, ndr) ti aiuta ma è molto difficile trovare una nuova naturalezza in questo rapporto con la chimica- ha continuato Fuksas- il corpo sa esattamente quello di cui hai bisogno, mentre la chimica è una dose che tutti i giorni bisogna assumere e dato che tutto il resto cambia in funzione di quella dose è un po’ complicato a volte (perché i valori di una persona possono cambiare di mese in mese e non sempre è facile trovare il giusto equilibrio con il dosaggio terapeutico, ndr). Ma sono viva e sto bene, questa è una gran cosa”.

Tra i nuovi progetti di Elisa c’è anche ‘Ama e fai quello che vuoi’: un romanzo (edito Marsilio) in technicolor come in technicolor è il regno dei cieli. La Fuksas racconta quanto amore, quanti eccessi, quante miserie e quanti errori servano per guadagnarsi, da adulti, il battesimo. Il risultato del libro, ma anche di ‘iSola’, è quello di una fede conquistata con la gioiosa consapevolezza di chi, come l’autrice, affronta la vita come un personalissimo viaggio di andata e ritorno da e verso se stessa, senza lasciare indietro nessuno dei propri numerosi, ironici, teneri e fastidiosi difetti.

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6 Settembre 2020
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