VIDEO | La manager Carlotta Ventura: “Ho potuto fare le scelte che volevo”

Ventura, direttore del Centro studi americani e della comunicazione di EY, intervistata per lo speciale DireDonne 'Donne al comando'
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ROMA – “Direttore e non direttrice, perchè il ruolo non ha genere“. Taglia corto la questione Carlotta Ventura, direttore del Centro studi americani e della comunicazione di EY, alla fine dell’intervista rilasciata per lo speciale DireDonne ‘Donne al comando‘.

“Ex archeologa, appassionata di latino e greco” dopo aver studiato dai Gesuiti si è ritrovata in una carriera tutta diversa. Fino al 2018 è stata Chief Communication Officer del Gruppo FS italiane, e prima ancora la sua carriera ha brillato in Telecom Italia, e prima in Acea. Gli esordi invece sono stati in aziende americane: General Motors e Ford dove la “diversity è iniziata molto prima che diventasse un tema comune”.

Carlotta Ventura è una manager soddisfatta della propria vita e risponde con un deciso “no” alla domanda se abbia subito discriminazioni di genere o se la sua vita privata abbia pagato un prezzo per la carriera professionale: “Mi sono sposata molto giovane- racconta nel corso dell’intervista- e ho potuto fare le scelte che volevo”. Nessun problema di conciliazione quindi, ma chiarisce anche: “Questa è la mia esperienza, parlo per me e io sono stata fortunata. La fatica costante è invece quella delle differenze culturali: lavorare con team di soli ingegneri o economisti ti mette nella condizione di dover sempre convincere gli altri a metterti nel tuo punto di vista”. 

Il Centro studi americani “ha la missione di rafforzare le relazioni tra Italia e Stati Uniti. E’ di fatto una biblioteca, trattiamo argomenti dalla geopolitica all’economia, la componente istituzionale è importante, ma vogliamo – ed è questa l’impronta che la manager vuole dare al Centro – arrivare agli studenti e ai giovani”. E’ proprio con questo ruolo che “gli studi umanistici sono tornati ad essermi utili insieme alle competenze di marketing e business; è un’opportunità straordinaria quella che mi è arrivata”. 

Nella carriera manageriale precedente Carlotta ha dovuto accantonarli e mettersi a studiare per acquisire le necessarie competenze – dall’Università Bocconi fino ad una recente application per Stanford – facendo sempre i conti con “una sensazione di incompetenza, con la necessità di dover riempire le lacune che una scelta totalmente umanistica ti lascia”. Un appuntamento importante del Centro studi americani è quello con il Premio Prize for American-Italian Relations, la cui quarta edizione si è tenuta mercoledi scorso: “E’ un premio coerente con la mission del Centro- spiega Ventura- e viene assegnato a figure rappresentative nello scambio culturale tra Italia e Usa e in questa edizione è stata premiata Ilaria Capua”. 

Carlotta Ventura conclude la sua intervista con un invito alle donne che vogliono intraprendere una carriera manageriale. “Per chi ama le materie umanistiche oggi ci sono opportunità che quando ho iniziato io non c’erano con le cosiddette digital humanities. Non è sufficiente avere competenze a silos, per essere competitivo devi averle ibride. Le giovani, anche per motivi statistici, avranno più possibilità di arrivare a ruoli leadership. Oggi, è questo un aspetto che mi sta molto a cuore- sottolinea- è necessario un focus sulle donne di cinquanta anni che si trovano a perdere il lavoro. Hanno un ruolo chiave nella nostra società e bisogna continuare a formarle perchè restino competitive” e arrivi così la loro opportunità “come è successo a me con il Centro studi americani. Parliamo quindi- questo l’appello della manager- di futuro anche per le cinquantenni”.

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6 Settembre 2019
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