sabato 15 Agosto 2026

Addio a Francesco Guccini: le 10 canzoni capolavoro che devi conoscere

Dalla furia anarchica de La Locomotiva al romanticismo sospeso di Autogrill. Guida essenziale alle opere con cui ha trasformato la musica in letteratura

ROMA – La scomparsa di Francesco Guccini, spentosi a 86 anni nella sua Pavana, chiude un capitolo fondamentale della cultura italiana. Cantautore dalla voce profonda e dalla penna esigente, Guccini ha saputo raccontare per oltre mezzo secolo la politica, le delusioni generazionali, l’amore imperfetto e la vita di provincia con la precisione di un grande romanziere.

Per chi vuole ripercorrere il suo viaggio musicale, o scoprirlo per la prima volta, ecco i brani imprescindibili del suo repertorio.

IL REPERTORIO ESSENZIALE: COSA ASCOLTARE

1. La Locomotiva (1972)

È il manifesto definitivo della sua produzione. Una cavalcata folk di oltre otto minuti che narra la storia vera del macchinista anarchico Pietro Rigosi. Diventata il rito collettivo di chiusura di ogni suo concerto, è un’opera epica sulla sfrontatezza dell’ideale contro la forza del potere.

2. L’Avvelenata (1976)

Nata per reazione a una recensione stroncante, è uno degli sfoghi più celebri e sfrontati della canzone d’autore. Guccini mette a nudo l’ipocrisia dei critici, il collezionismo ideologico e le regole del mercato discografico, rivendicando la propria libertà con versi ormai entrati nel linguaggio comune.

3. Dio è morto (1967)

Portata al successo dai Nomadi e firmata da un giovanissimo Guccini, è una potente invettiva contro il grigiore borghese e la rassegnazione. Censurata dalla RAI dell’epoca per presunta blasfemia ma trasmessa da Radio Vaticana, resta uno dei testi di protesta più incisivi del Novecento.

4. Eskimo (1978)

La resa dei conti con la giovinezza e con le illusioni degli anni Sessanta. Attraverso il contrasto simbolico tra l’eskimo degli studenti di sinistra e il “cappotto di castoro” delle famiglie benestanti, Guccini firma un ritratto impietoso e nostalgico sul passare del tempo e sulle differenze di classe.

5. Autogrill (1983)

Uno dei suoi brani più evocativi e cinematografici. Il racconto di un desiderio sfiorato all’alba tra i banconi di una stazione di servizio: la storia d’amore mai nata tra un avventore e una barista sconosciuta, trasfigurata in un racconto di pura poesia quotidiana.

6. Canzone per un’amica (1967)

Una delle vette emotive del suo esordio (Folk beat n. 1). Scritta a seguito della tragica scomparsa di una cara amica in un incidente stradale, la canzone evita qualsiasi patetismo per restituire il senso di vuoto e d’incredulità di fronte alla morte prematura.

7. Cirano (1996)

Scritta a quattro mani con Beppe Dati, riprende la figura dello spadaccino di Rostand per scagliarsi contro il conformismo e le bassezze umane. Un brano fiero e teatrale, interpretato con una foga interpretativa indimenticabile.

8. Vorrei (1996)

Una dedica d’amore sobria, lontana dai luoghi comuni del genere. Un pezzo che racconta la maturità dei sentimenti attraverso piccoli dettagli domestici, ritraendo la bellezza della complicità nella vita di tutti i giorni.

9. Il pensionato (1976)

Inclusa nel disco Via Paolo Fabbri 43, è un ritratto d’empatia straordinaria sulla solitudine e sulla vecchiaia. Osservando le abitudini del suo anziano vicino di casa, Guccini sviscera la routine, la perdita dei sogni e la ritirata dalla vita attiva, regalando un racconto sociologico profondo e toccante.

10. Farewell (1993)

Tratta dall’album Parnassius Guccinii, è una delle canzoni d’addio più lucide, prive di rancore e intrise di grazia della musica italiana. Con un sottile omaggio al Bob Dylan di Farewell, Angelina, Guccini racconta la fine amara ma inevitabile di un grande amore giunto al capolinea.

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