“A Lampedusa nessuna invasione di migranti dalla Tunisia”

Parla alla Dire Sara Prestianni, responsabile Migrazione e asilo della rete EuroMed Rights, che monitora la situazione dei diritti nel Mediterraneo
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ROMA – “A Lampedusa non c’è nessuna ‘invasione di migranti’ dalla Tunisia, piuttosto mi colpisce vedere che oltre a individui soli, per lo più giovani uomini, sbarcano dai gommoni anche famiglie con bambini e questo dimostra che la crisi economica sta travolgendo tutti“. Lo riferisce all’agenzia Dire Sara Prestianni, responsabile Migrazione e asilo della rete EuroMed Rights, che monitora la situazione dei diritti nel bacino del Mediterraneo.

Prestianni è sull’isola siciliana e stamani ha assistito all’imbarco di trecento migranti sulla nave-quarantena ‘Azzurra’ messa a disposizione delle autorità italiane dalla compagnia Gnv. Secondo l’esperta, “l’isola non è invasa” tuttavia “è vero che stanno arrivando quasi ogni giorno barchini dalla Libia e dalla Tunisia”. Da quest’ultimo Paese in particolare sono riprese le partenze: “si tratta di piccoli gruppi, specchio di una crisi socio-economica terribile che sta attraversando tutto il Paese” avverte Prestianni. Per effetto del lockdown e del blocco alle frontiere, la disoccupazione in molte regioni ha superato il 30 per cento e colpisce in particolare i giovani, così come avverte la stampa locale.

“Un ragazzo molto giovane- continua la referente della rete Euromed Rights- mi ha spiegato che lavorava nel turismo, ma com’è facile immaginare è stato licenziato. La crisi generata dalla pandemia di Covid-19 sta colpendo duro questo settore ovunque nel mondo, ma non dimentichiamo che il turismo in Tunisia è uno dei motori di un’economia molto fragile”. Per questo Prestianni esprime preoccupazione per le ultime dichiarazioni del ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, che ha minacciato di tagliare i fondi alla cooperazione se il governo di Tunisi non si impegnerà a bloccare le partenze.

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Secondo la responsabile la posizione espressa dal titolare della Farnesina rivela una “novità” nelle politiche migratorie: “Anche in Europa, di solito prevale la cosiddetta ‘condizionalità positiva’, per cui si incoraggiano i governi a bloccare i flussi migratori in cambio di un aumento dei fondi allo sviluppo. Di Maio ha inaugurato il meccanismo opposto: ‘meno collabori, meno ottieni’. Oltre alla gravità della minaccia, l’assurdità è che di fatto si fa venire meno uno strumento volto ad alleviare le cause che determinano quelle partenze”. Quanto alla nave-quarantena, la referente di Euromed Rights avverte: “nessuna crisi sanitaria può giustificare la violazione dei diritti fondamentali delle persone e il modello della nave-quarantena ha già dimostrato di essere fallimentare e pericoloso”. Il riferimento è al caso della Captain Morgan impiegata da Malta a maggio, condannata anche dalle Agenzie delle nazioni Unite per i migranti e per i rifugiati (Unhcr e Oim): “I migranti hanno sofferto la quarantena bloccati a bordo, alcuni hanno tentato il suicidio. Alla fine La Valletta ha abbandonato questo modello” ricorda la responsabile, che conclude: “l’Italia avrebbe dovuto riflettere meglio, imparando una lezione da quella esperienza negativa”.

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6 Agosto 2020
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