Antar Marincola: “Mio zio Giorgio non è morto invano”

Il nipote del 'partigiano nero' dopo la decisione di intitolare allo zio la fermata della metro C nei pressi di via Amba Aradam
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ROMA – “Dopo il sì dell’Assemblea Capitolina, ho pianto di gioia per mia madre e per mio zio Giorgio. Qualcosa in questo paese finalmente sta cambiando, e non per i miei familiari, che ormai non ci sono più, ma per le migliaia di ragazzi e ragazze nate qui che non hanno ancora la cittadinanza. E’ un passo avanti importantissimo per questo Paese”. Lo ha detto all’agenzia Dire Antar Marincola, scrittore, storico nonché nipote di Giorgio Marincola, lo studente di Medicina morto nel 1945 nella val di Fiemme combattendo nella resistenza impegnata a respingere i nazifascisti.

Il Campidoglio ha votato ‘sì’ alla mozione che propone di intitolargli la nuova fermata della metro C nei pressi di viale dell’Amba Aradam, e che è partita da una petizione online lanciata dal giornalista Massimiliano Coccia e sostenuta da diversi movimenti della società civile. “Sono trent’anni che lavoro per recuperare la memoria di mio zio” continua Antar Marincola, che ricorda con affetto l’origine di questo impegno: “Era il 1990 e io studiavo all’università di Bologna. Mia madre Isabella mi raggiunse, per sfuggire alla guerra civile appena iniziata in Somalia”. Isabella e Giorgio erano nati a Mogadiscio da madre somala e padre italiano, uno dei tanti militari che negli anni Trenta prestavano servizio nelle colonie italiane in Africa. I due bambini furono portati poi in Italia in tenera età. Tornata a Bologna però, Isabella trova solo ostilità: “Le chiedevano di continuo perché non tornasse in Somalia. Non era difficile capire che era perché era di pelle nera e l’idea più diffusa era quella secondo cui gli italiani sono bianchi”.

Il mancato riconoscimento della sua italianità procurò sofferenze alla donna, che iniziò insieme al figlio a domandarsi “per quale paese avesse dato la vita Giorgio”, prosegue Antar Marincola, scrittore, storico nonché nipote di Giorgio Marincola. Madre e figlio però reagirono, e da allora hanno lavorato per recuperare la storia del “partigiano nero”. Isabella Marincola purtroppo è scomparsa, ma per Antar Marincola l’intitolazione della metro C “è anche merito suo. Costituisce una tappa del percorso che porta al riconoscimento, da un lato, del passato coloniale dell’Italia, troppo ignorato dai libri di scuola“. Dall’altro, continua lo storico, “si riconosce che l’Italia è un paese meticcio. Ciò per cui mia madre e mio zio lottarono”.

Per Antar Marincola però, la strada che porta all’inclusione e alla completa parità dei diritti non è ancora conclusa: “ora serve la riforma del diritto di cittadinanza, per accordare un riconoscimento fondamentale a migliaia di ragazzi e ragazze nate e/o cresciute in italia da genitori stranieri. Un Paese ricco di cultura come l’Italia non può tenere escluse così tante persone” conclude lo storico.

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6 Agosto 2020
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