Genitori e figli? “Perfetti sconosciuti”

Castelbianco, direttore dell'Istituto di Ortofonologia: "Quello che consiglio sempre ai genitori è che una volta a settimana escano con i propri figli"
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ROMA – “Genitori e figli non si conoscono. È la più banale delle verità ma è anche la più imponente”. A dirlo è Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’Istituto di Ortofonolgia (IdO), durante la trasmissione di Radio24 ‘I padrieterni’. Ai microfoni di Matteo Bussola e Federico Taddia, lo psicoterapeuta dell’età evolutiva riflette sui rapporti familiari e aggiunge: “Quello che consiglio sempre ai genitori è che una volta a settimana escano con i propri figli, i padri con i figli e le madri con le figlie. Non per parlare della scuola o degli altri ‘doveri’ quotidiani, ma per conoscersi. Indipendentemente dall’età, deve essere un appuntamento forte e inamovibile. Bisogna dirgli: noi non ci conosciamo e ci dobbiamo conoscere”.

Un impegno che Castelbianco considera importantissimo per costruire un rapporto duraturo. “Gli adulti devono capire che se riescono a creare un filo con i ragazzi, questi nel tempo si fideranno di loro e di fronte alle situazioni difficili della vita, che accadono sempre, avranno una persona adulta a cui appoggiarsi- dice il direttore dell’IdO, che sottolinea- se si crea questo rapporto i genitori non solo saranno informati di ciò che accade ai ragazzi, ma potranno anche aiutarli”.

Una ricerca di dialogo e di rapporto che risulta importante soprattutto in questo momento storico, in cui il lockdown ha messo a dura prova la tenuta delle famiglie e spesso incrinato i fragili rapporti. “Durante la convivenza forzata molti ragazzi hanno assistito a continui litigi tra genitori e a loro volta hanno litigato molto con le madri e i padri, situazioni determinate dal fatto di non essere abituati a passare tanto tempo insieme. Al termine di questi scontri, però, non c’è stata una soluzione ma, al contrario, si è creata una frattura. E ora è rimasto il silenzio– spiega Castelbianco- Questo fa sì che da un lato abbiamo dei ragazzi che non hanno adulti di riferimento per poter affrontare le loro difficoltà, con la conseguenza che gli unici adulti referenti saranno i docenti, quando si tornerà a scuola. Dunque gli insegnanti dovranno farsi carico anche di questa situazione. Dall’altro lato, poi, abbiamo giovani in ritiro sociale, ragazzi che tendono a non uscire di casa per paura- osserva lo psicoterapeuta- Ad esempio sono aumentati i ‘famosi’ hikikomori, ossia quei giovani che per almeno sei mesi non escono di casa e restano davanti al computer, dentro le mura domestiche”. 

Considerazioni in base alle quali Castelbianco apre una riflessione su un tema forse poco preso in considerazione: “Si parla spesso della movida dei ragazzi e ci si lamenta degli assembramenti- conclude il direttore dell’IdO- ma non si considera che per quanti ragazzi vediamo per strada tanti di più sono quelli che restano chiusi in casa”. 

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