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Scuola, serve un’alleanza giovani-adulti per la transizione nel mondo del lavoro

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La proposta del presidente della commissione Educ (Cesi), Rino Piroscia
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ROMA – “Stiamo parlando di istruzione, formazione e ricerca con un quadro finanziario pluriennale che punta proprio all’istruzione di qualità che però non può essere distaccata dall’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. La priorità sarà quella di creare un’alleanza intergenerazionale per l’occupazione, un accordo tra stati membri, affinchè insieme possano dare l’opportunità al docente di formarsi per accompagnare lo studente anche al mondo del lavoro”. E’ la proposta illustrata durante un’intervista con il direttore dell’agenzia Dire, Nico Perrone, dal presidente della commissione Educ (Cesi), Rino Piroscia.

“L’idea- ha aggiunto Piroscia- è quella di creare un programma che, in linea con le politiche occupazionali nazionali del segretario Margiotta della Confsal, pensi alla transizione scuola-lavoro nel digitale. Un ragazzo a 13 anni al giorno d’oggi ha già le idee chiare su ciò che vorrebbe fare e va messo alla prova. Come? Magari con l’utilizzo di app che simulano i vari mestieri, consentendo al ragazzo di orientarsi in quella che potrebbe essere la scelta a lui più congeniale. Noi non siamo d’accordo con lo spendere i soldi dei programmi comunitari esclusivamente per la risoluzione del problema dei cosiddetti ‘neet’. Il nostro obiettivo è infatti dare le giuste motivazioni ai giovani prima, per prevenire abbandoni e dispersione scolastica”. “E’ arrivato il momento- ha sottolineato ancora Piroscia- di investire sul meccanismo che consente ai giovani e agli adulti di ritrovarsi nelle aziende e anche nella pubblica amministrazione per fare un percorso insieme. Il giovane di 15 anni e l’adulto prossimo alla pensione che si ritrovano in questa transizione“. Infine, l’invito: “Chiunque si trovi ad occupare qualsiasi tipo di carica- ha concluso il presidente Educ mostrando due mini t-shirt, una rosa e l’altra blu riportanti il simbolo dell’Unione europea- pensando al futuro deve sempre avere in mente quella che chiamo ‘taglia 1’ (i bambini, ndr). Se pensiamo a loro riusciremo ad elaborare dei buoni programmi”.

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