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Istituto Majorana di Brindisi da risistemare? Ci pensa l’ex sottosegretario Giuliano

Dopo l'esperienza al ministero dell'Istruzione nell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte, Salvatore Giuliano è tornato a fare il dirigente scolastico
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BARI – “Non so perché faccia scalpore. Lo facevo anche prima e lo fanno molti miei colleghi”. Così Salvatore Giuliano, dirigente scolastico dell’istituto Majorana di Brindisi ed ex sottosegretario del ministero dell’Istruzione, commenta sorridente con la Dire il video in cui lo si vede pitturare una delle pareti dell’istituto. Ammesso che l’operazione non sia fuori dall’ordinario per alcuni dirigenti è pur vero che non tutti i presidi sono ex sottosegretari. “Vero – ammette – ha ragione”. Giuliano ha ricoperto la carica governativa nell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte quando era sostenuto dalla maggioranza composta da Lega e M5S. Poi l’esperienza romana è terminata e lui, incallito amante della scuola, è tornato a Brindisi a dirigere un liceo di scienze applicate e un istituto tecnico – chimico, biotecnologie ambientali e sanitarie in un edificio che ospita un totale di circa 1.300 alunni.

Che lavori state facendo? “Di recupero degli spazi. Ci sono gli operai ma do una mano volentieri”, spiega alla Dire. “Sembrerà una cosa strana ma facciamo mille cose ogni giorno”, sostiene.
Oggi di cosa si è occupato? “Della pulizia dell’atrio interno della scuola”, risponde. Lo scorso anno a giugno i lavori hanno permesso a una parte della scuola di “tornare fruibile e a settembre tutto era pronto. Stavolta entro fine luglio dovremo completare”, continua.
Di solito di che si occupa? “Di ciò che capita, dal pitturare muri e alle pulizie. È importante cercare di migliorare la scuola, renderla più piacevole con la speranza che da settembre si torni in presenza”, spera e conclude: “Faccio tutto con grande passione e amore. Sono legato alla scuola come istituzione e potrei dire che me ne prendo cura concretamente”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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