Migranti, Melandri (Cies): “Sanatoria braccianti, troppi paletti”

Intervista a Elisabetta Melandri, presidente del Cies che da sempre lavora su integrazione e sostegno dei migranti
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ROMA – “La parola flop non mi piace, meglio qualcuno che nessuno. Non e’ stata una misura inutile, ma insufficiente. Un’opportunita’ persa“. A commentare la cosiddetta sanatoria dei braccianti, “articolo 103 del dl Rilancio”, e’ Elisabetta Melandri, presidente del Cies che da sempre lavora su integrazione e sostegno dei migranti e che alla Dire aveva gia’ spiegato il lavoro del Grei, un team di esperti di immigrazione, che aveva proposto diversi emendamenti a questo articolo del decreto per migliorarlo nell’iter di conversione in legge “individuando alcuni suoi paletti insormontabili che rendono la regolarizzazione un vero e proprio percorso ad ostacoli”. Secondo Melandri “sono queste le criticita’ che hanno restituito numeri bassi di persone che sono ricorse a questa opportunita’: infatti degli oltre 600mila irregolari per ora sono solo meno di 100mila”, molto al di sotto delle attese. Secondo la presidente di Cies per spiegare questa ‘mancata risposta’ bisogna necessariamente ricordare le opzioni previste dalla sanatoria: “Realizzabile o per iniziativa del datore di lavoro che decida di mettere in chiaro un lavoro pregresso irregolare pagando gli arretrati Inps e 500 euro o dichiarando che intendeva assumerlo durante il periodo di lockdown; oppure per iniziativa autonoma del lavoratore che chieda un permesso di soggiorno transitorio di 6 mesi, tempo entro cui dovra’ poi trovare un contratto regolare salvo ritrovarsi in un’irregolarita’ di ritorno”.

Quali le criticita’ di questo dispositivo? Melandri a DireDonne le illustra: “Intanto che la platea a cui si rivolge include solo braccianti, badanti e colf escludendo lavoratori di comparti dove dilaga il lavoro irregolare sia di italiani e ancor di piu’ di stranieri come l’edilizia e la ristorazione. Poi possono accedere alla procedura in autonomia solo lavoratori o che risultino segnalati in Questura o se titolari di un vecchio permesso di soggiorno scaduto, ma tale scadenza non puo’ risalire a periodi antecedenti il 31 ottobre 2019 e non oltre il 4 marzo 2020: una finestra temporale piccolissima (da ottobre 2019 al 4 marzo) che, come Grei, era la prima cosa che avevamo chiesto di abolire”. Ma non e’ tutto. “Il percorso di regolarizzazione- spiega ancora- e’ rimasto prevalentemente nelle mani dei datori di lavoro, che oltre al costo da sostenere dovranno assumersi la responsabilita’ dell’emersione con il risultato che nella gran parte dei casi e’ al lavoratore che viene richiesto di pagare i 500 euro e si e’ lasciato lo spazio a speculatori di improvvisarsi datori di lavoro lucrando sul desiderio di regolarizzarsi di molti migranti, dando anche false illusioni per richieste prive dei requisiti di accesso alla sanatoria”. Il lavoro di Grei, 250 esperti che non affrontano la questione solo sul piano dei valori, non si ferma e proseguira’ per cercare di fornire alla politica e all’opinione pubblica strumenti conoscitivi concreti per migliorare le politiche verso verso l’immigrazione.

“Bisogna ora- aggiunge Melandri– guardare oltre questo dl Rilancio in cui e’ finito questo articolo con la fortuna e sfortuna di essere parte di una misura onnicomprensiva del rilancio del Paese”. La natura dell’articolo, e’ stata, secondo Melandri, il frutto di una negoziazione al ribasso in cui e’ pesato “il ruolo delle opposizioni, che hanno messo un vessillo politico razzista su questa legge, ma anche di una parte del movimento Cinque Stelle che ha pesato sulla maggioranza. Una miopia politica – sul fronte dei diritti, del lavoro e della salute – grave in tempi di pandemia- conclude- quando il godimento del diritto alla salute di tutti poteva dare a questa regolarizzazione la coloritura di una convenienza per tutti, percepita in maniera positiva da gran parte dell’opinione pubblica persino quella piu’ ostile all’integrazione degli immigrati nel nostro Paese”. 

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6 Luglio 2020
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