Foto: Andrej Isakovic/Afp via Getty Images
ROMA – Il Rapporto 2024-2025 di Amnesty International sui diritti umani (edito a maggio da Infinito edizioni) descrive un quadro a tinte fosche: 150 i Paesi presi in esame attraverso quasi 600 pagine e ciò che preoccupa è “l’insinuarsi di pratiche autoritarie e le feroci repressioni contro il dissenso“. “Già nel rapporto dello scorso anno avevamo lanciato l’allarme sul fatto che il sistema di protezione dei diritti umani si stesse sgretolando sotto i nostri occhi” premette in un’intervista con l’agenzia Dire Ileana Bello, direttrice generale di Amnesty International: “Già 12 mesi fa si indebolivano i multilateralismi e i meccanismi di risoluzione dei conflitti e si minacciava la giustizia internazionale. Oggi non assistiamo solo a una prosecuzione di queste tendenze, ma a una drammatica accelerazione che abbiamo definito ‘effetto Trump‘”.
BELLO: DA TRUMP “PROFONDO DISPREZZO DEI DIRITTI UMANI UNIVERSALI”
Secondo la direttrice, nei primi cento giorni del suo mandato il presidente Donald Trump avrebbe “dato prova di un profondo disprezzo dei diritti umani universali. Il suo governo- prosegue Bello- ha sistematicamente attaccato istituzioni statali e internazionali nate per rendere il mondo un posto più giusto e sicuro. Il suo assalto indiscriminato a principi cardine del multilateralismo, del diritto d’asilo, della giustizia razziale e di genere, del diritto alla salute globale e della lotta al cambiamento climatico ha aggravato una situazione già critica”. Tra le conseguenze più gravi, la sospensione degli aiuti internazionali, che ha colpito moltissimi programmi salvavita in tante parti del mondo. In Yemen, ad esempio, Amnesty segnala la chiusura di programmi per combattere la malnutrizione infantile e delle donne in gravidanza e allattamento o per gestire i centri rifugio per le sopravvissute alla violenza di genere, e per fornire cure mediche ai bambini colpiti dal colera o altre malattie. I tagli hanno causato poi la chiusura di ospedali nei campi profughi in Thailandia di cittadini di etnia rohingya, provenienti dal vicino Myanmar; oppure ha avuto conseguenze sui servizi sanitari in Siria, a favore dei bambini separati dalle loro famiglie nei centri di detenzione.
AMNESTY: “CIÒ CHE PREOCCUPA DI PIÙ È ‘L’EFFETTO TRUMP’, L’EFFETTO DOMINO”
Come aggiunge la direttrice generale di Amnesty, “ciò che preoccupa di più è ‘l’effetto Trump’“, vale a dire “l’effetto domino che sta generando. Altri governi contrari ai diritti umani si sentono sempre più legittimati ad agire senza timore. È il caso- continua Bello- del presidente ungherese Viktor Orban, che ha sfidato la Corte penale internazionale accogliendo, senza arrestarlo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sotto mandato di cattura internazionale; sempre in Ungheria, Orban ha dato vita a una nuova stagione da lui definita ‘pulizie di Pasqua’, variando alcune norme costituzionali che impediscono il roconiscmento legale dell’identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita”. Con l’effetto Trump insomma, secondo Bello, il diritto diventa “il diritto del più forte”. A livello internazionale, il Rapporto evidenzia come, nel moltiplicarsi e intensificarsi dei conflitti, forze statali e gruppi armati agirebbero in modo sfrontato, commettendo crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale umanitario che hanno devastato la vita di milioni di persone. Amnesty in particolare ha documentato il genocidio di Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza e il sistema di apartheid e l’occupazione illegale in Cisgiordania. La Russia, scrive ancora l’organizzazione, ha ucciso più civili ucraini nel 2024 che nell’anno precedente, continuando a colpire infrastrutture. In Sudan, dove due anni di guerra civile hanno causato 11 milioni di sfollati interni – il più alto numero al mondo – le Forze di supporto rapido hanno commesso violenze sessuali ai danni di donne e bambine, che costituiscono crimini di guerra e possibili crimini contro l’umanità.
IN MOZAMBICO CORTEI PACIFICI, E LA POLIZIA USA ESTREMA VIOLENZA
Il portavoce di Amnesty, Riccardo Noury, si sofferma sul Mozambico: “A fronte del risultato contestato delle elezioni di ottobre- ricorda -, lo sfidante Venancio Mondlane ha chiamato i suoi sostenitori a scendere in pazza“, cortei pacifici a cui “il presidente Daniel Chapo ha risposto ordinando alle forze di polizia di sopprimere le proteste con estrema violenza“. Continua Noury: “Nel nostro report si parla di 227 manifestanti uccisi, ma una ricerca successiva ne conta 400”. Ma “ad oggi non è stato preso alcun provvedimento nei confronti delle forze di polizia e di sicurezza responsabili dei massacri”. Ilaria Masinara, direttrice dell’Ufficio Campagne di Amnesty International Italia, concentra invece l’attenzione sul nostro Paese: “l’Italia nel 2024 è segnata da narrative tossiche e prassi criminalizzanti nei confronti di chi protesta per il cambiamento climatico e la giustizia climatica, nei confronti di chi si batte contro il razzismo, il genocidio a Gaza, l’ingiustizia di genere, le prassi discriminatorire nei confronti della comunità Lgbt. Il governo– continua la direttrice Campagne- ha risposto con accordi con l’Albania -esternalizzando le politiche migratorie – oppure con un decreto legge che restringe lo spazio del dissenso, tanto che oggi ci chiediamo se sia ancora possibile scendere in piazza per protestare“.
NOURY CONTRO IL DECRETO DEL GOVERNO ITALIANO: “LIMITA LA PROTESTA PACIFICA”
Mercoledì 4 giugno scorso il decreto è stato convertito in legge, dopo che il governo ha posto la fiducia in parlamento. La premier Giorgia Meloni ha salutato la riforma “un passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e dei nostri uomini e donne in divisa. Interveniamo- ha detto ancora la presidente del Consiglio- contro le occupazioni abusive, accelerando gli sgomberi e proteggendo famiglie, anziani e proprietari onesti, troppo spesso lasciati soli di fronte a ingiustizie intollerabili. Combattiamo le truffe agli anziani, rafforziamo gli strumenti a disposizione delle Forze dell’Ordine, per difendere chi ogni giorno difende i cittadini”. Meloni a concluso: “Legalità e sicurezza sono pilastri della libertà”. Secondo Noury, però, questa riforma costituisce a “una limitazione inaudita di un diritto fondamentale, quello di protesta pacifica“. Il portavoce aggiunge: “Introduce una serie di norme liberticide, nuovi reati, ne aggrava altri già esistenti e criminalizza la resistenza passiva, come ad esempio i picchetti organizzati di fronte alle fabbriche o di ostacolo alle cosiddette opere strategiche. Inoltre, aumenterà la popolazione carceraria in un momento in cui servirebbe fare l’opposto”. Torna a parlare Masinara, che vuole concludere elogiando “le persone protagoniste del 2024, ossia attiviste e attivisti secondo cui lo spazio legittimo del dissenso è la piazza“.




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