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Simit: “Pochi risultati dal Piano nazionale anti-Aids”

A parlare è Massimo Galli, presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali), e direttore malattie infettive dell'Ospedale Luigi Sacco di Milano
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MILANO – Per il Piano nazionale di interventi contro Hiv e Aids (PnAids) “avrei voluto e mi sarei aspettato un risultato, in termini di applicazione, ben maggiore di quello ottenuto finora”. A parlare è Massimo Galli, presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali), e direttore malattie infettive dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano, interpellato oggi a margine della presentazione del rapporto Europe5 alla Casa della Cultura a Milano.

Spiegando che il piano nazionale è stato “ufficialmente approvato dalla conferenza Stato-Regioni nell’ottobre del 2017”, Galli osserva che “da quel momento in poi il Paese è entrato in una campagna elettorale continua e l’attenzione a determinate problematiche, già non ‘vivace’, è diventata ancor minore di quello che doveva essere”.

Ma questo non deve scoraggiare l’incessante impegno “nel continuare a chiedere l’applicazione di un piano che attualizza gli interventi su Hiv-Aid se dà linfa nuova agli stessi”. Galli osserva che “c’è molto da fare con quelle che chiamiamo le ‘popolazioni-chiave’, dove è più facile che avvenga la trasmissione del virus, e c’è molto da fare sul piano della migliore organizzazione del mantenimento in cura della parte più difficile dei pazienti (ad esempio quelli con problemi psichici)”.

Il direttore della Simit indica un’altra area molto importante, ovvero “l’aggiornamento della formazione degli operatori sanitari e sociali che si occupano di Hiv-Aids”, e, aggiunge, “c’è anche da fare sul miglioramento del flusso dell’informazione sulle malattia”. In questa direzione, aggiunge il presidente di Simit, “alcune Regioni hanno iniziato a lavorare, ma siamo ancora di fronte a una necessità di articolazione dell’intervento ben maggiore rispetto a quanto finora si è ottenuto”.

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