Il presidente di Anorc: “Bene il Recovery, ma su forniture Ict e assunzioni serve chiarezza”

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Andrea Lisi, presidente dell'Associazione Nazionale degli Operatori Responsabili della Conservazione dei dati digitali, appoggia la digitalizzazione delle PA pianificata nel Pnrr, ma con alcune riserve
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ROMA – La digitalizzazione della Pubblica amministrazione pianificata nel nuovo Pnrr incassa il placet anche dell’Associazione Nazionale degli Operatori Responsabili della Conservazione dei dati digitali (Anorc), con alcune riserve. Il presidente di Anorc Professioni, Andrea Lisi, parlando con la Dire la definisce “quasi perfetta” in quanto è stata capace di “riprendere i migliori contenuti dei Piani triennali e di ribadire concetti già noti da tempo come il principio del ‘once only’, che esisteva da diversi anni sotto il nome ‘decertificazione’, e il passaggio al cloud, già previsto nelle recenti normative. Pur se sul cloud occorre verificare con attenzione la strada da intraprendere”.

Il ‘quasi’ si deve ad alcuni passaggi sui quali, secondo Lisi, “è necessario fare molta attenzione perché altrimenti si possono vanificare gli sforzi fatti in questi anni e generare disorientamento”. Ad esempio, spiega Lisi, “c’è semplicismo in merito a questa spinta verso una semplificazione ‘informatica’ del codice degli appalti per le forniture Ict. Se si vuole semplificare il codice degli appalti la strada deve essere normativa, non si può pensare che con qualche piattaforma informatica, attraverso forme di selezione semplificata, favorite da nuove e imprecisate forme di ‘certificazione’, si possano superare le rigidità (e le garanzie) del Codice. Leggo, infatti, che addirittura si vuole semplificare creando una whitelist di fornitori certificati e un percorso ‘fast check’ per gli acquisti. Qui c’è una contraddizione perché l’Ue ci ha bloccato proprio l’accreditamento dei conservatori, perché in contrasto con le esigenze del libero mercato a livello europeo. Fino a poco tempo fa, infatti, nel Codice dell’amministrazione digitale erano previsti gli elenchi di questi fornitori ICT verificati da Agid, ma specifiche normative europee prevedono che queste forme di autorizzazione preventiva siano vietate perché appunto non favoriscono la libera circolazione dei servizi a livello europeo. Nel Pnrr sembra invece che si stia andando verso la legittimazione di questi fornitori ‘certificati’ e non si può non esprimere stupore perché sembra che quello che è uscito dalla porta rientri dalla finestra”.

Altro tema sono i profili indicati per colmare il gap digitale delle pubbliche amministrazioni: “vedo – dice Lisi- che ancora si parla di task force e di creazione di società per colmare competenze che non ci sono nelle PA. Si arruolano quindi esperti e tecnici esterni e si favoriscono reclutamenti interni di ‘soft skill’, ma io credo che nella Pa ci sia bisogno, oltre che di profili tecnico-informatici, anche di altri profili di giuristi, umanisti e filosofi. I nuovi manager pubblici devono avere competenze tecniche, ma anche giuridiche e umanistiche, lo ribadisce anche il Codice dell’amministrazione digitale. L’approccio alle competenze da ricercare deve favorire necessariamente l’interdisciplinarità”. Da ultimo, il tema delle assunzioni: “non pensiamo di poter superare i giusti concorsi pubblici che devono essere rigorosi nel cercare competenze- commenta Lisi- attraverso l’informatica, realizzando un luccicante e nuovo portale di reclutamento, magari per ricercare profili solo a tempo determinato. È proprio con questo approccio semplicistico all’informatica che si continueranno a favorire nelle PA italiane forme di raccomandazione attraverso ‘strumenti innovativi’ in mano a società che possano assumere o gestire servizi aggirando il codice degli appalti o le norme di reclutamento. Non si può capovolgere il diritto a colpi di informatica”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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