La Bologna “spenta” e “troppo cara” di Morozzi e Rodda: scrittore e oste a #mandaloaDiRE

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I due protagonisti del format sulle elezioni amministrative non hanno in comune solo la passione per la scrittura, ma anche l'idea di una città non più a misura di studenti e famiglie
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Montaggio video di Davide Landi

BOLOGNA – La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe, una cosa da salvare e una da cambiare nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE”, la rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Gli ospiti del sesto appuntamento sono lo scrittore Gianluca Morozzi e il titolare dell’Osteria dell’Orsa Fabio Rodda.

MOROZZI: “IL FUTURO SINDACO? CONOSCA ALMENO DIECI SCRITTORI”

di Emilia Vitulano

Una città unita e curiosa. Guidata da un sindaco che conosca almeno 10 nomi di scrittori che vivono sotto le Due Torri. È il desiderio di Gianluca Morozzi, scrittore lui stesso, che ha risposto alle domande della rubrica #mandaloaDiRE in vista delle amministrative a Bologna. Morozzi sceglie tre parole precise per descrivere la città attuale: “Oggi Bologna è provata, come tutto il mondo probabilmente, combattiva e vogliosa (di ripartire)“. Per il futuro della città lo scrittore ha una visione specifica: “Voglio Bologna creativa, come e più di sempre. E la voglio unita, perché mi hanno davvero stufato da bolognese le eterne divisioni tra la ‘Bolo-bene’ e la ‘Bolo-feccia’, i ciclisti contro gli automobilisti, i vaccinisti contro i no vax”. E poi, insiste lo scrittore, “la voglio curiosa. Perché manca tanto, parlo almeno del mio ambiente, la curiosità: cercare le cose nuove, che non conosci e che potresti anche apprezzare”, mentre si preferiscono “le solite cose rassicuranti”.

Qual è un aspetto da salvare assolutamente e cosa invece va cambiato? “Da tenere sono i bolognesi– è convinto Morozzi- perché sì, sono lamentosi, però poi le cose le fanno, ci sono. Da cambiare, invece, le politiche abitative: non voglio più vedere affitti inaffrontabili per i bolognesi, gli studenti trattati come carne da macello… Questo ambito va migliorato tutto”.

Per rilanciare Bologna dopo la pandemia, lo scrittore fa una proposta che può sembrare “populista” e precisando di parlare “da totale ignorante”: il desiderio è che “le burocrazie siano il più alleggerite possibile per chi deve ripartire, per i locali che sono impazziti fra dehor, protezioni, separè. Tutto quello che è possibile per ripartire senza burocrazie folli, con ristori decorosi, è ben accetto. Ripeto, parlo da ignorante, però vorrei che fosse il più possibile così”.

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Venendo al tema delle elezioni, Morozzi vorrebbe “tre cose dal futuro sindaco. Innanzitutto che fosse laico“. Poi, “non mi interessa che giri in bici o in monopattino, in auto o in taxi. Basta che sappia come funziona il traffico per chi gira in auto. Perché ci sono delle zone di Bologna a livello di sensi unici e preferenziali, che sembrano pensate da uno che non sa cosa significa girare in auto”. Infine, a Morozzi piacerebbe che chi prenderà il posto di Virginio Merola avesse una caratteristica particolare. “Parlo pro domo mia, da scrittore- premette- però la parte culturale a Bologna non è una parte da poco. Stiamo parlando di una città che con la cultura ha una bella storia”. Ed è per questo che “vorrei una cosa molto semplice: che il futuro sindaco conosca dieci nomi di scrittori e scrittrici che vivono e operano a Bologna adesso e non 50 anni fa“.

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RODDA: “BOLOGNA È STANCA, TORNI AD ESSERE VIVA 24 ORE SU 24”

di Federica Mingarelli

Fabio Rodda vorrebbe rivivere la Bologna in cui arrivò da Feltre 25 anni fa, “viva a tutte le ore” e non quella “stanca e spenta” che guarda oggi dalle vetrine del suo ristorante di via Mentana. Lo scrittore e titolare dell’Osteria dell’Orsa risponde alle domande di #mandaloaDiRE, il format ideato dall’agenzia Dire in vista delle elezioni comunali. La Bologna di oggi è “stanca”, “un po’ spenta”, ma “sicuramente ancora bella” spiega l’oste, che per il futuro vorrebbe una città “intelligente, inclusiva e sostenibile”.

Rodda salverebbe di certo “il lavoro fatto sul turismo negli ultimi anni”, che ha trasformato il capoluogo emiliano in “una meta turistica”, ma che ha anche prodotto “un rovescio della medaglia” decisamente da cambiare: “I lavoratori non possono permettersi affitti altissimi e scappano in altre città, così come gli studenti che non possono più permettersi di venire a studiare qua”. E la cosa, aggiunge Rodda, accadeva “anche in epoca pre-Covid”. La ricetta dell’oste per ripartire si fonda su due punti cardine: “inclusività e sostenibilità”. Secondo il ristoratore “bisogna poter tornare a vivere qua, a studiare qua, con affitti adeguati, che permettano di tenerci le famiglie e non solo il turista”, che spesso si ferma soltanto una notte o due.

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Sul sindaco Rodda sembra avere le idee abbastanza chiare: “Credo ci sia un candidato che ha tutte le carte in regola per diventare sindaco- dice- anche se non faccio un nome perché non so cosa succederà”. Poi “quello che vorrei io- aggiunge il titolare dell’Osteria dell’Orsa- è una persona in grado di comprendere le tematiche più profonde, riguardanti soprattutto le persone che ora sono più in difficoltà. Un sindaco che stia attento all’ecologia, che voglia una città ecosostenibile, aperta, che voglia rilanciare l’Università“.
Fondamentale per Rodda che il futuro cittadino sia in grado di “riportare la vita in tutte le fasce orarie e in tutti i tipi di attività che può intendere questa città: bar, caffè, teatri, club”. L’obiettivo è “tornare a vivere Bologna 24 ore al giorno come accadeva quando arrivai qui, 25 anni fa”.

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