Coronavirus in Ecuador, l’appello dei nativi Sekopai dopo i primi contagi

Il rappresentante dei nativi ha sottolineato che gli indios stanno vivendo "un momento complicato": "Non possiamo essere esclusi dall'assistenza medica"
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ROMA – In Ecuador il leader della comunita’ originaria dell’Amazzonia settentrionale Sekopai ha chiesto al governo del presidente Lenin Moreno di proteggere con urgenza i nativi, dopo che erano stati registrati i primi 16 casi confermati di Covid-19.

Justino Piaguaje, presidente della nazione Sekopai, ha denunciato in una conferenza stampa rilanciata dall’emittente regionale TeleSur la mancanza di un piano di contenimento e di protocolli preventivi per limitare la diffusione del virus nella regione. Il rappresentante dei nativi ha sottolineato che gli indios stanno vivendo “un momento complicato” e ha aggiunto: “Non possiamo essere esclusi dall’assistenza medica, vogliamo che vengano effettuate test rapidi per stabilire quante persone sono state contagiate”.

Grazie all’appoggio di alcune organizzazioni, a oggi nella comunita’ Sekopai, composta da circa 700 persone, sono stati eseguiti 50 test diagnostici per il nuovo coronavirus: inizialmente sono stati individuati 14 casi, portati poi a 16 dopo una seconda serie di prove. Due persone anziane hanno invece perso la vita, riportando sintomi assimilabili a quelli provocati dal Covid-19.

Maria Espinosa, coordinatrice della rete di attivisti basata nell’Amazzonia ecuadoriana Amazonia Frontline, ha chiesto al ministero della Salute di avviare una campagna di test in tutta la regione, dopo aver appreso che a marzo si e’ tenuta una celebrazione cha ha coinvolto nativi di numerose comunita’.

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