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Violenza donne, Spadoni: “Non esistono tempeste emotive, serve certezza pena”

Vittime sul lavoro dovrebbero essere categorie protette

Pubblicato:06-05-2019 15:56
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 14:25

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ROMA – Quando si parla di violenza sulle donne “non esistono scusanti né giustificazioni, non ci sono tempeste emotive che tengano: la certezza e la severità della pena devono essere chiare”. Così la vicepresidente della Camera dei Deputati, Maria Edera Spadoni, in apertura del convegno ‘D’amore non si muore, una panoramica sulle nuove norme in materia di violenza di genere’, in corso nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, commentando le discusse parole della sentenza sul caso del femminicidio di Olga Matei.

“Governo e Parlamento hanno affrontato il tema in sinergia”, continua Spadoni parlando delle nuove norme contenute nel ‘Codice Rosso’, introducendo “accanto ad un inasprimento delle pene” per chi usa violenza, anche “il reato di deformazione del volto, un aumento delle pene nei casi di stalking, violenza sessuale e abuso sui minori, con la possibilità di procedere d’ufficio rispetto ai casi che riguardano i minori”.

Spadoni torna poi anche sul discusso emendamento sull'”odiosa e diffusa pratica del ‘revenge porn‘, che riempie un vuoto normativo” e sull’emendamento “da me proposto che, una volta che la legge sarà approvata in Senato, allungherà da sei a dodici mesi il periodo entro il quale una donna potrà denunciare di aver subito molestie o violenza sessuale”.


Un “periodo fondamentale”, secondo Spadoni, “per comprendere, elaborare e denunciare gli abusi subiti” e per spingere le donne a denunciare, rendendo giustizia anche “a quelle che non lo hanno fatto subito per motivi che nessuno può giudicare”. Ancora molto il lavoro da fare, secondo la vicepresidente della Camera, “e penso alla possibilità di inserire le donne che sono state vittima di violenza tra le categorie protette di lavoratori, per aiutare le donne a reinserirsi dal punto di vista professionale, perché- conclude- non si parla mai della violenza economica”.

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